Fotovoltaico: si può ancora sognare

Mentre tutto sembra ridursi a una questione di costo immediato (e al diavolo le generazioni future) si può ancora sognare un mondo diverso. Un mondo di abbondanza in cui potremo rinverdire i grandi deserti del pianeta e ottenerne energia.

Qui sopra, vedete un immagine presa da un recente rapporto dell’IEA. Vedete l’idea: altenare campi agricoli e campi fotovoltaici. Questi ultimi forniscono energia per l’irrigazione e per tutti i lavori agricoli. Il resto dell’energia prodotta viene esportato. Fantascienza? Forse si, ma la realtà ha spesso superato la fantascienza di una volta. Magari è un sogno, ma è un bel sogno. E i sogni alle volte si avverano.

http://www.iea-pvps.org/products/download/Energy%20from%20the%20Desert%20Summary09.pdf

15 comments ↓

#1 daniele spagli on 07.16.10 at 17:27

il mio sogno era questo… quando ho sentito parlare per la prima volta di oasis:
http://content.yudu.com/Library/A1oewq/oasisdaniele/resources/index.htm?referrerUrl=http://www.yudu.com/item/details/189331/oasis-daniele

#2 Luigi ruffini on 07.16.10 at 17:54

Non ci ho capito granchè. Serre fotovoltaiche?
Cmq è un’ottimo sistema per “far recuperare i terreni”, dopo l’uso intensivo.
Bisogna perfezionare i sistemi di ancoraggio, in modo che possano essere mobili. Non è una cosa troppo difficile.

#3 Ugo Bardi on 07.16.10 at 18:33

Hai ragione, Luigi, non avevo spiegato bene. Ora credo che sia più chiaro

#4 daniele spagli on 07.16.10 at 18:41

le mie?
si, erano serre mobili per il deserto che recuperavano l’acqua per le culture dall’umidità dell’aria attraverso la refrigerazione da sistemi solari termici a concentrazione (o fotovoltaici).
L’idea era quella di partire da aree ai margini del deserto, recuperare al deserto una serie di strisce di terreno in modo da far arretrare progressivamente il deserto ricreando passo passo un microclima adatto alla coltivazione.
Era solo un’idea estemporanea nata dalla conoscenza superficiale del progetto oasis

#5 Fotovoltaico: si può ancora sognare — Nuove Tecnologie Energetiche on 07.16.10 at 19:31

[...] generazioni future) si può ancora sognare un mondo diverso. Un mondo di abbondanza in cui … Leggi fonte notizia: Notizie correlate:Verso l'autosufficienza — Nuove Tecnologie [...]

#6 mauriziodaniello on 07.17.10 at 00:02

Dato che in quelle zone desertiche il sole è troppo forte per molte culture si può pensare anche alle coperture semitrasparenti fotovoltaiche o anche alle copertura ad “spina di pesce” con elementi fissi.

Meno sole diretto e più diffuso e più frescura per le culture.

Ciao

#7 mauriziodaniello on 07.17.10 at 01:15

Leggendo la documentazione vedo che hanno sottovalutato il problema della discontinuità elettrica proponendo l’idrogeno invece del più pratico generatore ad aria compressa.

Inoltre, mi pare, non hanno incorporato i calcoli delle perdite da calore (fondamentali in quelle zone) e che devono usare pannelli costruiti per quelle condizioni di calore.

Insomma, sono cose di non poco conto!

Ciao

#8 Luigi ruffini on 07.17.10 at 11:50

Con il caldo ci vuole l’amorfo. Più le temperature sono alte è più rende.
Occupa circa il doppio della superficie a parità di kw ma credo che nel deserto non sia importante.

#9 Giovanni Filippi on 07.19.10 at 16:35

@ Luigi Ruffini

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. Più le temperature sono alte è più rende.”

temo che non sia così come l’ha detto.
purtroppo per noi il coefficente di temperatura è sempre negativo, meno del cristallino ma pur sempre negativo.
Se prendo il coefficente potenza/temperatura di un modulo Sharp serie NU leggo -0,485 %/°C
mentre un modulo sempre Sharp serie NA leggo -0,24 %/°C, quindi la metà rispetto all’altro.

Forse la Sua frase voleva essere:

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. La resa è maggiore con le temperature alte” o qualcosa di simile…..

Scusi la pignoleria, ma bisogna essere precisi nel dire le cose, il settore è sotto attacco, ogni scusa può essere buona per i detrattori, anche un’esattezza tutto sommato veniale come la Sua.

cordialmente
G.Filippi

#10 gigieffe on 07.19.10 at 17:04

@ Giovanni Filippi

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. La resa è maggiore con le temperature alte” o qualcosa di simile…

No, neanche quella.

Avrebbe correttamente potuto dire:

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. Il calo di resa con le temperature alte è minore che con altre tecnologie…”

Perchè sempre di calo si tratta.

Ma correttezza di informazione e FV è quasi sempre un ossimoro.

Bye

Gigi

#11 Luigi ruffini on 07.19.10 at 21:34

Ok. Abbiamo uno che proprio il FTV non lo vuole neppure sentir nominare. Evviva la pluralità.
Che cosa proponi, allora?

#12 Luigi ruffini on 07.19.10 at 21:38

Avrebbe correttamente potuto dire:

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. Il calo di resa con le temperature alte è minore che con altre tecnologie…”

Mah!

#13 Anonimo on 07.19.10 at 21:58

Ragazzi, in altri blog ho messo il limite di cinque commenti per person. Vale anche su questo. Prego di attenersi, in primo luogo perché questi batti e ribatti non sono interessanti per chi legge. E poi perché sennò vi banno a tutti quanti. Grazie

UB

#14 Giovanni Filippi on 07.20.10 at 09:23

gigieffe ha scritto:

“Avrebbe correttamente potuto dire:

“Con il caldo ci vuole l’amorfo. Il calo di resa con le temperature alte è minore che con altre tecnologie…”

ha ragione, in effetti è così che volevo scrivere ma non sò perchè ho scritto nell’altro modo, in fin dei conti nel post dicevo esattamente quello.

saluti

#15 gian_paolo on 08.11.10 at 21:29

Vorrei rispondere a di crede in una centrale fotovoltaica nel Sahara; certo le ore di funzionamento si moltiplicherebb per 2.5 ed i costi teoricamente si avvicinerebbero all’eolico ma sempre il doppio del termoelettrico.
Sapete cos’è il Khamsin o il Ghibli; io l’ho visto varie volte; smeriglia le carrozzerie delle macchine che piano piano vengono consumate; arriva ovunque trovavo sabbia nella macchinetta chiusa del caffè al 22° piano del Cairo; non si vede il lato opposto della strada. Se vi capita di essere esposto vi brucia il viso. In Egitto la possibilità che ci sia dura una cinquantina di giorni (Khamasin vuol dire 50) aprile- maggio; ma può capitare anche in altri periodi. Nel deserto, quando c’è il vento, non arriva la polvere, ma le secchiate di sabbia. Avete idee della difficoltà della costruzione; manutenzione; difesa (dal terrorismo) che comporta un impianto fotovoltaico nel deserto?
E l’eolico nel deserto? Chi protegge dalla erosione gli impianti e dall’usura i rotori? La sabbia penetra ovunque, l’alta temperatura e gli sbalzi termici mettono in tilt le guarnizioni; la lubrificazione, gli organi rotanti vengono rapidamente usurati; le strutture portanti erose dal vento sabbioso. La manutenzione sarebbe proibitiva.
Il problema purtroppo e che il fotovoltaico senza i sussidi statali (contribuente) è assolutamente sconveniete, dovunque lo si installi. Vedi Portogallo.