Astronave Galileo

di Ugo Bardi

“Rocket Ship Galileo” (1947) è uno dei primi romanzi di Robert Anson Heinlein (1907-1988). E’ stato anche uno dei primi romanzi di fantascienza che ho letto – forse il primo in assoluto – nell’edizione italiana (La Sorgente) pubblicato nel 1958 con il titolo di “Razzo G2”.

Heinlein è stato uno scrittore immaginativo e questo romanzo illustra le sue qualità. Magari non è un capolavoro, ma certamente è avvincente. E’ la storia di tre ragazzi americani appassionati di razzi – il “club Galileo” che incontrano uno scienziato di fama; il Dr. Cargraves. Lui rimane impressionato dal loro entusiasmo e gli propone di andare sulla Luna insieme a lui. Come? Dandogli una mano a costruire un’astronave atomica che lui sta costruendo nel New Mexico. Ci riusciranno e – sulla Luna – troveranno l’ultimo rifugio dei nazisti tedeschi che stavano progettando il bombardamento della terra – riusciranno anche a sconfiggerli. La storia è semplice, ma i personaggi sono ottimamente caratterizzati e la verosimiglianza dei dettagli è incredibile. Heinlein era un ingegnere e il suo “Galileo” è descritto in modo da farlo sembrare vero, con il suo computer balistico e il suo reattore nucleare a torio che usa zinco fuso come propellente.

Una sezione avvincente della storia è quando i costruttori del razzo si trovano ad essere assediati nella loro base nel New Mexico da “qualcuno” che, evidentemente, non vuole che loro partano. Questi oscuri figuri si riveleranno più tardi degli emissari dei nazisti; quelli che hanno messo su una base sulla Luna. Ma, nella fase iniziale della storia, rimangono nell’ombra, minacciosi e misteriosi. A un certo punto, c’è bisogno di portare all’ospedale uno dei ragazzi, ferito da una bomba piantata dai nazisti. Uno di loro deve rimanere da solo nella base finché gli altri non torneranno. Dice, “salirò sul tetto con una provvista di panini e un fucile. Al vostro ritorno sarò ancora lì'”.

Com’è che mi è venuto in mente di raccontarvi questa cosa? Beh, non so come, questo romanzo mi è tornato in mente quando ho saputo delle ultime vicende del Kitegen. Sapete la storia dei tentativi di fermare il cantiere di Berzano. Beh, indovinate un po’; è di nuovo fermo – ancora un’intervento della forestale a bloccare i lavori. Non ci hanno ancora messo una bomba, ma questa storia comincia a diventare molto simile a qualla dell’astronave Galileo, che i nazisti cercavano disperatamente di non far partire.  “Qualcuno”, sembrerebbe, non vuole che il kitegen funzioni. A quando sentiremo di Massimo Ippolito che è salito sopra il “ragno” di Berzano con un fucile e dei panini a difendere il suo generatore eolico di alta quota?

Ecco il testo dell’articolo sul kitegen apparso in questi giorni sul “Corriere di Chieri”

BERZANO La Guardia forestale di Asti scaccia il Kitegen steam e fa tramontare l’idea della creazione di una cittadella dell’energia pulita in paese.
Non se ne farà più nulla. Quello che avrebbe potuto essere la base per un polo mondiale dell’energia all’avanguardia, fallisce miseramente nei labirinti dei permessi e delle autorizzazioni.
L’ispettore Renato Diodà della forestale ha aperto una nuova procedura contro la Sequoia Automation srl di Chieri, l’impresa costruttrice dell’impianto perché, a suo modo di vedere, manca l’autorizzazione di compatibilità ambientale per la struttura. Ma secondo municipio e impresa questo documento non serviva. Il sindaco Sergio Teja, per altro, ha sempre sostenuto il progetto.
Il problema nasce dalla registrazione dei terreni, che sono di proprietà della Sequoia. Secondo il comune si tratta di area destinata a seminato e vigneti, per altro in disuso, mentre per la forestale quel cucuzzolo in località Ochera, non distante dalla chiesa di San Giovanni, è bosco. “E’ sì territorio agricolo, ma boscato – sostiene Diodà – Pertanto va chiesta quest’ulteriore autorizzazione. O almeno, questa è la miglior strada percorribile”.
A poco serve a Massimo Ippolito, presidente della Sequoia di casa a Berzano, segnalare che la struttura è a impatto ambientale nullo e che coprirà 100 metri quadri dove prima c’erano arbusti secchi, cioè un fazzoletto di terra degradato da rilanciare. E’ necessario richiedere un nuovo nulla osta e questo comporterà almeno 90 giorni di tempo.
“E’ una tempistica per noi improponibile, ci dichiariamo falliti fin da ora – dice con rammarico Ippolito – Hanno vinto coloro i quali non ci volevano, perché appoggiati da alcuni poteri. Cercheremo fortuna altrove perché questa battaglia non ha senso e non vale la pena combatterla”.
Il riferimento è verso un gruppo di abitanti della valle che fin da subito ha paventato pericoli per le loro abitazioni.
Il Kitegen è una sorta di carosello d’aquiloni che sfruttano il vento d’alta quota grazie a sensori in grado d’individuarlo. Potenzialmente, un impianto completo potrebbe essere in grado di produrre un quantitativo d’energia elettrica superiore a quella di una centrale nucleare.
Ippolito parla chiaramente di sindrome di Nimby, not in my back yard, non nel mio cortile. “Ragionando così sarebbe impossibile realizzare qualsiasi opera d’interesse pubblico – tuona –Il ridicolo è che abbiamo ottenuto tutti i permessi di costruire, i nulla osta paesaggistici e idrogeologici, e fino a ora abbiamo fatto le cose con una precisione maniacale…”.
Stando ai progetti, il KiteGen avrebbe dovuto avere un’impronta di circa 100 metri quadrati, senza l’utilizzo di cemento. Sarebbe stato smontabile e i luoghi interessati facilmente riportabile allo stato precedente. Anche se si trattava di un prototipo, il primo della storia, a regime, avrebbe potuto produrre energia elettrica senza emissioni clima-alteranti. Naturalmente sarebbe stato un impianto sperimentale, ma in grado di dare comunque risposte alla ricerca.
La struttura era stata pensata in acciaio, appoggiata su colonne di legno. “Da territorio a uso agricolo degradato, abbandonato da molti anni, avrebbe potuto diventare un giardino di pertinenza al generatore, un piacevole parco tematico fruibile da chi è interessato all’innovativo generatore e alla sostenibilità ambientale – prosegue Ippolito – Sono davvero senza parole”.
Ora Ippolito e Sequoia emigreranno. Uno dei siti più plausibili si trova a Carmagnola. “Siamo davvero in ginocchio – considera il presidente della società – Pensate a quanto tempo perso ad aspettare i permessi e a combattere con gli ostacoli, per altro ingiustificati”.
Dal giorno in cui è arrivato il via libera del consiglio comunale, a dicembre dello scorso anno, la costruzione dell’impianto è stata bloccata già due volte, sempre su indicazione della Guardia forestale.
Prima si era sospettata l’ apertura di un sentiero, non previsto. “Un’accusa rivelatasi infondata, ma che ci ha fatto faticare non poco”, dice Ippolito. Poi si è parlato di un errore di posa di sei metri rispetto al progetto e del sospetto di aver aperto una nuova pista di 40 metri e di aver estirpato 20 o 30 alberi.. Infine la mazzata: la necessità di un nuovo nulla osta.
“Questo accanimento verso un progetto di carattere spiccatamente ambientalistico fa sorgere dubbi e viene da chiedersi se non sia messo a repentaglio da prese di posizione ideologiche e profondamente inconsapevoli sull’emergenza energetica e sulla emissione incontrollabile di gas clima-alteranti a cui il KiteGen potrebbe mettere efficace rimedio”, chiude Ippolito.
Riccardo Marchina

18 comments ↓

#1 daniele spagli on 07.05.10 at 19:39

Beh, siamo veramente al paradosso… ma il nullaosta non lo potevano richiedere prima? Forse sarebbe il caso che emigraste.
In italia ormai siamo in una situazione oligarchica… ci sono così tante e ingarbugliate leggi, competenze ecc. che qualisasi cosa facciamo possiamo essere denunciati e condannati, perché è fisicamente impossibile districarsi con sicurezza.
Vi consiglierei di fare un solo tentativo: richiedere quel benedetto nulla osta e fare pressioni perché venga esaminato d’urgenza, mentre state cercando il sito alternativo.

#2 claudio bruschi on 07.05.10 at 22:50

Il vostro impegno, il vostro progetto, il risultato che otterrete con kitegen con tutta quell’energia pulita a costo zero hanno così grande valore che gli amministratori zelanti e i bontemponi si mangeranno i ..coglioni quando sapranno che ve ne sarete andati lasciando loro la difesa a chi chiederà spiegazione per avev gettato l’occasione di aver nel proprio ..cortile (backyard) un’idea geniale e remunerativa.
Andatevene mestamente ma non mollate tutto.
In tanti credono in voi e in Kitegen.
La Pazienza è la virtù dei forti.
Andate avanti!

#3 walter on 07.05.10 at 23:50

io andrei all’estero, vada in Spagna o Danimarca, vedrà che le aprono le porte, lasci stare questo gerontocomio che si chiama Italia. Vedra’ poi tra qualche anno compreremo i progetti con fior di euro, sempre più furbi noi Italiani.

#4 Arturo on 07.06.10 at 08:27

Diceva Alessandro Manzoni che alla Provvidenza Divina e alla stupidità della gente non c’è mai fine !!
Se per il nulla osta servono 90 giorni forse farei l’ultimo sforzo per ottenerlo, andare all’estero credo che necessiti di tempo maggiore. Il problema è che ottenuto quest’ultimo nulla osta poi può spuntare fuori che ne serve un’altro e così via… quindi forse anche io lascerei l’Italia e quella gente “microcefalica” che non vuole impianti del genere.

#5 Raimondo on 07.06.10 at 09:55

Penso che la Makani alle Hawaii vi farebbe ponti d’oro.
Peccato che Regione Piemonte e ministero dell’ambiente non abbiano detto una parola in proposito.

Provate ad annunciare ai giornali che ritirerete immediatamente il Kitegen dall’esposizione di Shanghai se le autorità (governo, ministero, regione) non interverranno per risolvere DEFINITIVAMENTE la questione.

FATE I NOMI E I COGNOMI DEI FUNZIONARI CHE VI STANNO OSTACOLANDO.

La mia opinione è che questi volessero la mazzetta e ora cercano in tutti i modi di vendicarsi.

Spero possiate tenere duro.

Purtroppo Meucci, Marconi e Fermi ce l’hanno fatta solo andando all’estero.

Io non mollerei, andrei avanti, costruirei comunque, preparandomi a sfruttare il prossimo condono (vedrete che qualche ‘manina’ ce lo infilerà nel testo della manovra).
Quando l’impianto è finito cosa possono fare … ad Agosto i tribunali sono in ferie mi pare …

Coraggio
resistere, resistere, resistere

#6 Stefano Marocco on 07.06.10 at 10:29

Senza parole. Chi è della zona sa che aprono piste da motocross sulle colline (Castelnuovo), cementificano i pendii per tenere su le villette, come a Castagneto Po, Pavarolo, Montaldo, Baldissero, e altri paesi della collina, non manutengono i sentieri e non ripristinano i cartelli indicativi rovinati dai vandali o fatti sparire dai boscaioli (Bosc grand, Parco di Superga), i sindaci sono quasi tutti d’accordo per costruire la tangenziale est. Poi ostacolano i progetti intelligenti come il kitegen.

#7 Luigi ruffini on 07.06.10 at 15:07

Concordo con Raimondo.
Nomi e cognomi, please…

#8 fabio1979 on 07.06.10 at 17:30

Mi associo a Raimondo e Luigi

Nomi e Cognomi

p.s.
Il sindaco non si sente preso in giro anche lui?

#9 Giovanni Maria Boffi on 07.06.10 at 18:55

Serve sostegno finanziario?
Se si, fatemi sapere.
guruni@bigfoot.com

#10 andrea on 07.06.10 at 21:39

mai immaginato che il kitegen desse tanto fastidio, secondo me dietro non ci sono solo abitanti affetti da Sindrome Nymby, ma qualcuno che ha interesse a far fallire il progetto

#11 Arturo on 07.07.10 at 08:30

Bravi Raimondo, Luigi e Fabio, FACCIAMO I NOMI DI CHI OSTACOLA !!!!

#12 Felice CELESTINO on 07.07.10 at 15:18

L’ispettore Renato Diodà,guardia forestale di Asti ha avviato la procedura di blocco dei lavori,come si evince dall’articolo riportato.Con un foglio di carta ,che richiede tre mesi per essere prodotto,entra nella Storia.
Per ottenere lo stesso risultato,qualche anno fa ,qualcuno ha dovuto uccidere migliaia di cristiani e incendiare una capitale; un altro ha fatto passare per il camino svariati milioni di ebrei.Ammetterete che per Diodà è stato più agevole.Eh si! Dio da,dio prende!

#13 Luigi ruffini on 07.07.10 at 18:43

Muble muble…

Corpo Forestale dello Stato Mappa
viale dei Partigiani 45, Asti (AT)

C’è qualcuno che vuol buttare giù 2 righe, così gli facciamo una bella raccomandata a testa?

Niente email, per favore, che questi manco le leggono!!
Raccomandate a.r.!!

#14 Luigi ruffini on 07.07.10 at 18:44

vabbé, “mappa” è dovuto al copia incolla…

#15 fausto on 07.07.10 at 20:04

Che malinconia.

Avete mai pensato a realizzare un modello mobile di macchina, magari da fissare al terreno con ancore provvisorie? Tecnica da “gatto selvaggio”, mordi e fuggi: attivo la macchina prima che i rompi*******i abbiano il tempo di agire, metto sui giornali il successo dell’intervento e quindi sgombro. Dopo quattro o cinque prove riuscite, salterà pur fuori una comunità locale che vi accoglie….

Mi viene da pensare che potrebbe essere utile allo scopo una roba tipo scavatore link-belt rottamato; la ralla già c’è, basta montarci sopra la macchina, è ben pesante di suo….

Sono troppo cattivo???

#16 Arturo on 07.08.10 at 08:41

Raccogliamo la documentazione e mandiamo tutto alla redazione de “Il Fatto Quotidiano”, lasciando perdere e superando le tendenze politiche di ciascuno di noi, l’energia non è ne di destra ne di sinistra, ok?

#17 Luigi on 07.08.10 at 18:24

i nomi degli ominidi innanzi tutto e poi la linea di comando fino al nome del ministro competente il tutto spedito concomunicato stampa ai giornali.
Poi necessariamente un avvocato per non infrangere la legge sulle stupidate e andare avanti con o senza permessi..ma senzaaòtre perdite di tempo!!!
I nuclearisti non possono non essere che molto stupidi altrimenti non sarebbero nuclearisti, tuttavia potrebbero anche convincersi che il kitegen è il cavallo su cui puntare..

#18 Luigi ruffini on 07.08.10 at 19:16

Mettete giù due righe…
Non sono adatto per questo scopo.
Facciamo circolare, ognuno stampa una copia e la spedisce.