Esperienze di solare termico in un condominio

Arturo Tauro invia queste note sulla sua esperienza dell’installazione di un impianto solare termico in un condominio.

REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO SOLARE TERMICO IN UN CONDOMINIO.
di Arturo Tauro

Premessa: Il resoconto non pretende rappresentare un “vademecum” per la realizzazione di impianti solari termici; esso intende solo descrivere difficoltà e vantaggi nella realizzazione di tali impianti e va quindi preso come tale.

E’ abbastanza raro vedere sui tetti e terrazzi dei condomini un impianto solare termico che fornisca acqua calda, magari ad un solo appartamento. Sembra quasi che tali impianti siano realizzati da pochi fanatici delle energie rinnovabili; ma se queste semplici tecnologie dal costo relativamente contenuto fossero poco più diffuse, potrebbero dare un contributo rilevante alla riduzione del deficit energetico nazionale.

Gli impianti solari termici pongono alcuni problemi tecnici e giuridici che vanno tenuti in debita considerazione: I problemi tecnici più importanti riguardano soprattutto il sistema di integrazione con un sistema tradizionale e, non meno importante, la distanza del sistema collettore – accumulo dal punto di utilizzo.

L’impianto dovrebbe realizzarsi sulle parti condominiali comuni del lastrico solare. L’ideale sarebbe realizzare un unico impianto comune per tutti i condomini, che rappresenterebbe senza dubbio la soluzione tecnica ed economica ideale, ma gli altri condomini potrebbero opporsi alla realizzazione un impianto solare centralizzato per tutti. Analogamente alle miriadi di parabole satellitari TV che, come si vede spesso, vengono installate per servire solo singole unità abitative: sintomi dell’individualismo accentuato di cui soffre questo paese.

Circa la fattibilità giuridica  (in quanto la cosa va ad interessare parti condominiali comuni) riporto quanto afferma art. 1102, I° comma, del Codice Civile
“Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non  impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.”

Inoltre, è necessario rispettare anche il 2° comma dell’art. 1120, che vieta..

”le innovazioni che  possano recare pregiudizio alla  stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo  condomino.”

Vi racconto la mia esperienza in merito.
Nel mio caso il  collettore solare impegna una superficie di circa 2.5 m2, una superficie del lastrico solare ben al di sotto di quanto a disposizione da parte del singolo condomino. Ad ogni buon conto, al fine di prevenire eventuali controversie legali, ho provveduto a far firmare, da tutti i condomini, una dichiarazione di assenso.

Questi impianti risultano molto convenienti per il condomino che abita all’ultimo o al penultimo piano, ma man mano che ci si allontana dal collettore la convenienza diminuisce per via dell’aumento dei costi fissi di installazione e per la maggiore dispersione termica che si verifica nei tubi che trasportano l’acqua calda.

Il mio impianto produce acqua calda dal tetto e la eroga al 3° piano, scavalcando un 4° piano intermedio. Ho approfittato di alcuni lavori di ristrutturazione esterna della palazzina per fare posare i 2 tubi dell’acqua, in rame coibentato, esterni all’edificio e ricoperti da una canalina in plastica.

Si è optato per un impianto a circolazione naturale, in cui il fluido termovettore è mosso automaticamente all’aumentare della sua temperatura, sfruttando l’effetto “termosifone” in cui il fluido stesso, riscaldato dalla radiazione solare, sale verso l’alto essendo più leggero e va a riscaldare, tramite uno scambiatore di calore, l’acqua sanitaria in un boiler da 150 litri posto più in alto rispetto al collettore stesso. Tale  sistema è molto semplice e relativamente economico, non ha bisogno di pompe di circolazione e, quindi, di alimentazione elettrica, nè di sistemi particolari di controllo e gestione. Di contro l’effetto estetico non sempre è gradevole; inoltre l’acqua calda, essendo accumulata in un boiler esterno, tende a raffreddarsi, soprattutto in inverno, in misura maggiore rispetto a quella di un boiler collocato all’interno dell’edificio.

Il  collettore è orientato a sud “pieno” ed ha un angolo di inclinazione sul piano orizzontale (tilt) di circa 45°; ciò migliora l’esposizione alla luce solare nei mesi invernali e diminuisce, in parte, la sovrapproduzione estiva. Variando opportunamente il tilt del collettore, si può gestire entro certi limiti la produzione di calore: Infatti con un tilt di circa 30° si massimizza la produzione di acqua calda in estate, al contrario, un tilt maggiore di 60° serve ad aumentarla in inverno. Se si opta per una produzione ottimizzata su tutto l’arco dell’anno sarà conveniente scegliere un tilt di +45/+50°.

Generalmente, l’impianto fornisce valori prossimi al 100% di acqua calda necessaria per 2-3 persone e per alimentare direttamente anche la lavatrice e la lavastoviglie; questo succede da fine marzo a ottobre inoltrato, in quanto la latitudine del luogo e il tilt sul piano orizzontale consentono di ricevere dai 5,6 Kwh/m2 di luglio ai 4,3 KWh/m2 di radiazione solare giornaliera media su superficie inclinata (dati calcolo Enea). Nei mesi invernali da novembre a febbraio l’irraggiamento solare giornaliero medio su mq2 crolla drasticamente a 2,9 – 4 KWh/m2; tale radiazione consente comunque di riscaldare l’acqua a circa 25-35°C, ma si rende comunque necessaria un’integrazione con fonti tradizionali (nel mio caso una caldaia a gas metano).

Su come effettuare questa integrazione spesso i vari  installatori hanno opinioni diverse. Quanto a me, ho ritenuto conveniente far si che l’acqua proveniente dall’impianto entri direttamente nella caldaia a gas quando la temperatura è inferiore a 45°C. In questo caso infatti il salto termico che la caldaia deve effettuare è molto limitato, limitato solo a 10-20° C., per un uso di acqua a 45°C, consentendo così un buon risparmio di combustibile. Purtroppo ho scoperto che tutte le moderne caldaie a gas utilizzate anche per il riscaldamento domestico non sono completamente modulanti, ma semi-modulanti; forniscono cioè non meno di 4-5 Kw all’acqua in ingresso, indipendentemente dalla temperatura della stessa. Quindi, se l’acqua entra nella caldaia a 40° – 44°, dopo ne esce a 65°C ed oltre e questo può fra andare in blocco di sicurezza la caldaia per l’alta temperatura. Poi, una volta raffredatasi, la caldaia riprende a funzionare finchè non ri-inciampa in un altro blocco per lo stesso motivo e così via, con potenziali danni all’impianto e disagio all’utente. Ho risolto il problema installando a monte della caldaia una valvola miscelatrice che limita la temperatura dell’acqua in ingresso alla caldaia a max.30°C. In questo caso la caldaia eroga stabilmente acqua costantemente a circa 45°C.

Inoltre, tramite una valvola deviatrice, quando l’acqua nel boiler solare supera 45°C, essa  viene convogliata direttamente all’utenza, bypassando la caldaia. Anche in questo caso però è necessario installare a valle della deviatrice una seconda valvola miscelatrice, per evitare ustioni anche gravi nel caso che dall’impianto solare provenga acqua fino, ed oltre gli 80°C, come in estate.. Comunque, ho scoperto che sono reperibili sul mercato opportuni “kit” compatti di integrazione solare – caldaia.

Per ultimo, ho fatto installare sulla mandata dell’acqua fredda un “addolcitore”, che consente di eliminare il calcare disciolto nell’acqua; ciò in quanto con le alte temperature il calcare contenuto nell’acqua si deposita sulle tubazioni, sugli scambiatori di calore e sulle valvole di sicurezza, potendone compromettere il funzionamento nel tempo.

In conclusione, a patto di avere la determinazione necessaria e alcune semplici conoscenze tecniche, si possono realizzare agevolmente impianti solari termici a uso personale in condomini, nonostante le eventuali resistenze presenti negli altri proprietari, in genere sempre contrari nel realizzare qualcosa che si discosti dalla routine
Senza voler offendere nessuno, la cosa più desolante per me è stata la constatazione della  quasi totale mancanza di una cultura del solare termico da parte di molti installatori “addetti ai lavori”. Pertanto, non è sempre facile ottenere informazioni complete ed affidabili se non procurandosele personalmente attraverso una minuziosa ricerca, essenzialmente in rete. In mancanza di una partecipazione diretta e personale orientata alla progettazione, gestione e soluzione dei vari  problemi tecnici si rischia di generare nel tempo diffidenza e malcontento su questo genere di impianti.

La strada per un profondo cambiamento è un lungo cammino ..

8 comments ↓

#1 Luigi ruffini on 06.17.10 at 21:07

Significativo l’assembramento di parabole della foto.
Un multiswitch a 10 uscite no, eh? Troppo semplice….!
Nei condomini domina l’individualismo, hai ragione.
Dovrebbero costare 1000 euro l’una, come 20 anni fa. Allora sì che ottimizzeremmo le risorse.
Ho due cose da dire sul solare termico:
Hai fatto molto bene ad usare l’acqua calda per riscaldare l’acqua utilizzata in lavatrice e lavastoviglie. Ecco un ottimo modo per risparmiare elettricità con il solare termico. L’impianto, quando è possibile (non nel tuo caso) deve prevedere un anello sull’uscita dal collettore solare. tale tubazione ad anello permette di mantenere sempre in circolo l’acqua calda, così da renderla subito disponibile nelle derivazioni senza attendere che si svuoti il circuito dal collettore. In questo modo si risparmia molta acqua e si ha un confort maggiore.
Inutile chiederlo all’idraulico. Ne conosco almeno 20 e sì e no 3 hanno mai montato un collettore solare, figurarsi…

#2 Mimmo on 06.18.10 at 09:36

Io sono un altro ‘fanatico’: per poter avere un impianto solare di riscaldamento dell’acqua ho dovuto fare da me il tutto: quattro idraulic interpellati non ne hanno voluto sapere.
Ho il boiler sul balcone, filtro su particelle da 50 micron, ingresso in caldaia, smistamento/intercettazione su ogni uscita, ingresso sia in lavatrice che in lavastoviglie di acqua già calda. Solo che per evitare temperature troppo alte spengo manualmente la caldaietta che integra il calore mancante. Dai 32 gradi in su si può fare tranquillamente la doccia. Raccolgo i consumi di gas (solo acqua calda e fornelli) nell’arco dell’anno ed è bellissimo constatare l’appiattimento della curva appena inizia a fare caldo/sole. In tutto questo sono penalizzato da un’esposizione non proprio ottimale, ma non ho dovuto chiedere il permesso a nessuno.

#3 Antonio on 06.18.10 at 09:49

Una stima costi/benefici?

#4 Arturo Tauro on 06.18.10 at 09:58

@Luigi Ruffini:
Si, in effetti pensavo di predisporre anche un sistema di ricircolo in modo da non sprecare molta acqua nell’attesa che arrivi calda, ma ci ho rinunciato in quanto non volevo prevedere l’utilizzo e la gestione di una pompa di ricircolo. In inverno funziona quasi sempre la caldaia a gas per l’integrazione e l’acqua arriva subito calda, il problema non si pone. Nelle stagioni più “solari” si attende circa un minuto prima di ricevere l’acqua calda e quella fredda la metto in un secchio che utilizzo poi per innaffiare o per il bagno

#5 Arturo Tauro on 06.18.10 at 10:08

I costi/benefici sono MOLTO variabili; dipendono dalla tipologia di impianto, manodopera, luogo geografico, dall’uso più o meno intenso che se ne fa, dalla fonte energetica sostituita (gas metano, gpl o elettricità) e se si utilizza o meno la detrazione di imposta del 55%. A me non interessava moltissimo in quanti anni recupero le spese, ritengo più importante sapermi un minimo più indipendente dai produttori/distributori di gas, non ulilizzare fonti fossili e non produrre C02. Comunque, se il metano non dovesse aumentare di prezzo nei prossimi anni (ma credo proprio di no!), “rientro” dall’investimento in 8-9 anni.

#6 Roberto on 06.18.10 at 15:45

Complimenti per la tenacia ed il risultato, mi sorprende che tu sia riuscito ad ottenere tutte le firme dai condomini….

#7 giuseppe on 06.21.10 at 10:05

Certo che i problemi non mancano! Per cercare di “limitarli” penso che sarebbe più conveniente convincere tutti i condomini “dormienti” – mediante una capillare informazione degli stessi – per ottimizzare l’impianto, sia nella fase di progetto che in quelle di realizzazione, di gestione e di conduzione.
Non credo che si tratti della semplice …riscoperta dell’acqua calda.

#8 francesco on 07.03.10 at 08:41

x mimmo. Il punto dove secondo me sbagli è che ti rivolgi direttamente all’idraulico. Se prima contatti un progettista termotecnico gli fai fare un dimensionamento ed una stima di costi/benefici e poi vai dall’idraulico con il progetto del tecnico la cosa cambia… probabilmente spendi di più, ma hai la garanzia che qualcuno che ne sa parecchio ha fatto dei conti e calcolato a dovere l’impianto da realizzare