Le rinnovabili sono la vera politica del fare


Sembra che siamo stati tutti presi dal demonio nucleare. E’ l’argomento del giorno; nelle varie conferenze sull’energia dove mi trovo a partecipare, è un argomento sempre più gettonato. A partire da venerdi’ scorso, in meno di una settimana mi sono sorbito personalmente un totale di ben sette presentazioni sull’energia nucleare. Per ora, la cosiddetta “rinascita del nucleare” è soltanto a base di chiacchere e – a mio modesto avviso – rimarrà tale per un pezzo. Tuttavia, l’esplosione del dibattito sul nucleare sta avendo un effetto veramente dannoso: quello di distogliere l’attenzione dell’opinionoe pubblica da argomenti dove possiamo veramente fare qualcosa di concreto – ovvero le rinnovabili.

Bisogna dare atto che quelli che ci governano sono dei veri professionisti della propaganda politica. Sul nucleare, hanno azzeccato tutte le mosse. Senza avere in mano niente di concreto eccetto dei piani alquanto nebulosi e il cui finanziamento è molto incerto (per non dire di peggio), il governo è riuscito a ottenere una serie di risultati che sono: a) dare  prebende e quattrini ai propri amici, b) ottenere una visibilità mediatica che rinforza l’immagine del “governo del fare”  c) fare un piacere ai petrolieri e fossilieri vari, prendendosela con le rinnovabili che sono il vero pericolo per loro d) rinforzare l’immagine degli ambientalisti come “contrari a tutto”, rossi dentro e verdi fuori, ecc. e) distogliere l’attenzione della gente da problemi tipo la distruzione sistematica dei servizi sociali, delle università, delle pensioni, ecc. f) costruirsi già un ottima scusa per quando le cose andranno male: se non riusciranno a costruire le centrali (come è probabile che avvenga) daranno la colpa agli odiati ambientalisti che non gli hanno permesso di farlo. Insomma, un successo strepitoso. In questo, va detto, sono stati molto aiutati dall’ingenuità dei loro avversari che hanno abboccato all’amo; anzi, hanno buttato giù anche la lenza, la canna e il mulinello. O hanno creduto veramente che il nucleare fosse la tecnologia-miracolo che risolve tutti i problemi, oppure si sono messi a fare comitati e movimenti anti-nucleare, raccogliere firme contro il nucleare, eccetera. In questo modo hanno amplificato e rinforzato l’azione mediatica del governo.

Se la propaganda è di ottima qualità (perlomeno da una parte), in compenso il livello tecnico-scientifico del dibattito sul nucleare è veramente basso. Manca spesso, da entrambe le parti, una base scientifica rigorosa, come ce l’abbiamo invece quando si parla – per esempio – di cambiamento climatico. Sull’energia nucleare, sembra veramente che il rigore sia andato in melt-down. In una delle conferenze di questi giorni, ho sentito un docente universitario parlare a degli studenti raccontandogli senza batter ciglio che le risorse di uranio sono sufficienti per secoli e secoli e concludendo che in ogni caso se sarà necessario potremo estrarre uranio in abbondanza dall’acqua di mare – il tutto senza preoccuparsi di citare l’origine dei suoi dati. Dall’altra parte, spesso non si fa molto meglio; per esempio è comune sentire dei cosiddetti “esperti” raccontare che il nucleare è un generatore netto di CO2, contraddicendosi poi da soli quando fanno vedere che il tempo di ritorno energetico di una centrale è comunque inferiore alla sua vita media. Per non parlare poi di quello che si legge sui giornali o si sente dire in TV. Non che non ci siano persone serie che parlano di nucleare, sia a favore che contro, ma da quello che posso dire io sono una netta minoranza.

Un altro punto da notare è la pura brutalità del dibattito. Non si giudicano le tecnologie energetiche altro che in termini di costo e di convenienza – quello che costa un centesimo di meno è “la” soluzione a tutti i problemi. Carbone, nucleare, o che altro –  tutto va bene purché produca energia e il resto vada pure a quel paese, anche se lasceremo un pianeta semidistrutto ai nostri discendenti. Quando ci decidiamo a pensare alle conseguenze di quello che facciamo, molto mal volentieri, tendiamo a ridurre tutto a una questione di “costi esterni” o di “esternalità”. Come se una volta rovinato un pianeta ce ne potessimo comprare uno nuovo. Mi ricorda vagamente qualcosa che scrisse Jonathan Swift qualche secolo fa quando, per reagire alla brutalità del dibattito del suo tempo a proposito della carestia in Irlanda, propose ironicamente di risolvere il problema cucinando e mangiando i bambini irlandesi. Purtroppo, sembra che anche noi siamo arrivati a un livello di brutalità tale che siamo veramente disposti a qualsiasi cosa.

Insomma, quello che ci manca nel dibattito sul nucleare è – in primo luogo – un atteggiamento di responsabilità. La questione energetica non è solo un problema di costi, ma è anche un problema etico, come sostiene giustamente Nazzareno Gottardi nell’articolo linkato qui di seguito. Gottardi nota che, anche ammesso che il nucleare possa funzionare, rimane una tecnologia che gli esseri umani non hanno dimostrato di saper controllare. Dice Gottardi “uno può ammirare le belve feroci, ma non vuol dire che se le debba tenere in casa”. Data la possibilità di ottenere gli stessi risultati con altri metodi, ovvero le energie rinnovabili, scherzare con il fuoco nucleare è pericoloso ed è eticamente e moralmente ingiustificato.

Io credo che Gottardi abbia centrato l’essenza del problema. Non serve a niente lanciarsi a testa bassa contro il nucleare, fare comitati, movimenti, raccogliere firme, eccetera. Anzi, si fa di peggio. La cosa da fare è un altra: concentrarsi sullo sviluppo delle rinnovabili. Non hanno applicazioni militari, non producono scorie, non c’è bisogno di fare buchi nel fondo dell’oceano, e hanno anche una resa energetica migliore di quella del nucleare. Allora, le rinnovabili sono la vera politica del fare.

L’articolo di Nazzareno Gottardi

9 comments ↓

#1 Giovanni on 06.07.10 at 00:08

Ho letto l’articolo di Gottardi……veramente da non perdere.
Il link diretto é:
http://www.aspoitalia.it/attachments/276_gottardi_Firenze_30May10.pdf

#2 Pippo on 06.07.10 at 09:14

Se volesse approfondire la capacità di gestire i media e come sia stata cambiata la politica in questi anni consiglio di leggere il libro di Pierre Musso “Sarkoberlusconismo”.
Una analisi su come Sarkozy in Francia e Berlusconi in Italia si muovano su binari paralleli.
Purtroppo vedo come continui la pretesa che con la tecnologia l’uomo riesca a risolvere tutti i suoi problemi, vedi il disastro petrolifero nel Golfo del Messico. Forse prima o poi riusciranno a tappare il buco ma intanto sono due mesi che erutta petrolio.
Col nucleare è la stessa cosa, prima o poi il problema delle scorie verrà risolto, nel frattempo andiamo avanti.
Dobbiamo renderci conto che esiste tecnologia buona e cattiva, gestibile o ingestibile.
Intanto c’è un rover su Marte, dal 2004 (http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/ap100525.html), che sta esplorando il suolo e inviando fotografie. Vi è tecnologia che sappiamo gestire, altra meglio lasciar perdere.

#3 Paolo Marani on 06.07.10 at 12:23

Anche io penso che scontrarsi attraverso comitati, con l’obiettivo di radicalizzare lo scontro, sia controproducente. Lo è non solo per il nucleare, ma un po per tutto, per l’inquinamento elettromagnetico (le onde fanno venire il cancro), per gli inceneritori (ci avvelenano di nanoparticelle), per le centrali a biomasse (ci soffocheranno i tir nelle strade).

Invece, occorrerebbe sottolineare come certe scelte siano semplicemente stupide, poichè sostituibili da scelte infinitamente meno rischiose (in termini ambientali) e con vantaggi molto più evidenti sia nel breve che nel lungo termine.

Ottimo l’articolo di Gottardi, occhio che è stato scritto “Pubblicato su http://www.aspoitalia.it, 5 Luglio 2010″, è certamente un articolo orientato al futuro, ma luglio non è ancora arrivato ;o)

#4 Luigi ruffini on 06.07.10 at 15:56

Secondo me non ha senso proprio parlarne.
NTE negli ultimi due articoli ha trattato questo argomento.
Prof. sta facendo pubblicità gratis…
Io non uso neppure più quella parola.
Che dite…cambiamo argomento?

Lo sapete che gli impianti fotovoltaici in appennino rivolti ad est fino a 40° producono più corrente di quelli rivolti a sud?

#5 Stefano on 06.08.10 at 09:04

Luigi,
forse volevi dire che gli impianti orientati ad est, fino a 40° di inclinazione perdono relativamente poco rispetto a quelli orientati a sud.
Ad esempio per 1kWp installato (dati PVGIS a Pescara):
azimuth=0° (sud), tilt=40° : producibilità = 1260 [kWh/anno]
mentre:
azimuth=-90° (est), tilt=40° : producibilità = 999 [kWh/kWp]
Perdita del 20% circa

#6 Luigi ruffini on 06.08.10 at 17:32

Ciao Stefano, mi sono spiegato male. Intendevo orientamento fino a -40.
Tutti gli impianti da me installati a SE con potenze tra loro simili quì in Abruzzo dove vivo producono più di quelli con orientamento SUD.
Perché? Perché la mattina fa più fresco, ed i pannelli lavorano meglio, e poi perché il pomeriggio lungo la dorsale appenninica c’é cumulogenesi, che penalizza da pazzi quelli ad ovest. Quelli a sud circa il 5%.
Insomma meglio un -30° che un 0°.
Poi un -90 è un tantino estremo…mai montati in quelle condizioni.
Hai qualche dato al riguardo?

#7 Giovanni Maria Boffi on 06.08.10 at 23:56

Il fuoco si combatte con il fuoco.
Si vuole scoprire il bluff nucleare?
Va proposto qualcosa che sia altrettanto centralizzato e complesso; qualcosa in grado di far sognare l’uomo comune, qualcosa in grado di scatenare l’avidita di ricchi e potenti, qualcosa di efficace per produrre energia senza alterare il clima, generando potere e denaro.
Per nostra fortuna abbiamo quel che serve.
Vi ricordate dell’ipotesi “Alta frontiera ” proposta da Gerard K O’Neill ?
E’ qualcosa che potrebbe funzionare

#8 Stefano on 06.09.10 at 08:42

Si Luigi. Così mi torna.
Orientamenti da sud-est a sud si equivalgono come producibilità.

#9 Uscire dalla discarica nucleare — Nuove Tecnologie Energetiche on 06.13.10 at 11:16

[…] e anche non soltanto da un punto di vista puramente tecnologico o di costi. Abbiamo già visto in un post precedente come Nazareno Gottardi abbia fatto notare il problema etico correlato all’energia nucleare e […]