I grandi incravattati del fotovoltaico: Italian PV summit a Verona

Qualche rapida impressione dal convegno “ITALIAN PV SUMMIT” che si è tenuto a Verona il 3 e 4 Maggio 2010. Vi posso relazionare soltanto della prima giornata; alla seconda non ci sono potuto restare, ma credo di essere rimasto abbastanza per farmi un’idea di cosa si tratta.

Il PV SUMMIT è il convegno annuale più importante che si fa in Italia sul fotovoltaico; una cosa abbastanza in grande. Devo dire che è stato un convegno interessantissimo: un’angolazione fortemente industriale e commerciale, completamente diversa dal tipico convegno sulle rinnovabili. Tutta gente incravattata che parlava di crescita, di vendite, di espansione dei mercati, di ritorni economici. Business, business, business. Niente biciclette, niente doppi vetri, niente fluffa sulla “decrescita felice”, per intendersi.

Ovviamente, in un convegno così grande si è parlato di tutto sia nelle sessioni formali, sia in quelle informali. Una cosa che mi ha colpito era l’entusiasmo per l’Italia: è un paese dove c’è un insolazione molto buona; ci sono industrie e elevati consumi e l’energia elettrica costa più cara che in altri paesi. Questo rende l’Italia particolarmente adatta allo sviluppo dell’energia fotovoltaica.  Era un ragionamento che avevo fatto già diversi anni fa, quando cominciavo a occuparmi di energia, e mi fa piacere vedere che si comincia a metterlo in pratica. Data la situazione, l’idea è che l’Italia potrebbe essere il primo paese al mondo che raggiunge la “grid parity,” ovvero il costo del kWh fotovoltaico che non è superiore a quello del kWh convenzionale.

Buone prospettive, quindi,  tuttavia c’è sempre il solito problema: siamo praticamente colonizzati dai produttori esteri. Anche in questo convegno la lingua dei grandi produttori era l’inglese, mentre gli amministratori e gli installatori parlavano italiano. Com’è che abbiamo completamente perso questa opportunità, è difficile dire. Il FV non è certamente una tecnologia nuova, ma in generale credo che il grado di ostilità all’innovazione in Italia sia ancora superiore a quanto lo è in altri paesi occidentali. Comunque, l’opportunità per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia l’hanno colta i produttori esteri. Ma va bene anche così, perchè gli impianti – in ogni caso – sono in Italia e produrranno energia per l’Italia.

In sostanza, sono tornato da Verona abbastanza entusiasta. La crescita del fotovoltaico è la vera rivoluzione del nostro tempo – tanto rapida che ancora pochi ci hanno fatto caso. E’ una di quelle cose che stanno cambiando il mondo. Certo si parte da piccole quantità, ma tutte le cose grandi sono cominciate piccole. Oggi, l’industria fotovoltaica è ancora piccola ma non è più minuscola. E’ importante che l’industria fotovoltaica sia oggi in grado di “fare lobby” per ottenere supporto dal governo o, quantomeno, per impedire che il governo metta i bastoni fra le ruote. Per fare lobby, ci vuole la cravatta; c’è poco da fare.

E’ ancora più importante che l’industria fotovoltaica si stia facendo delle solide basi produttive; che stia diventando un’industria vera. Se vogliamo che l’energia rinnovabile abbia un ruolo rilevante nel mondo futuro, non dobbiamo più vederla come equivalente allo yogurt fatto in casa. E’ un’industria e come tale deve esistere su scala industriale. In altre parole, non bastano i piccoli impianti fotovoltaici sui tetti domestici; dobbiamo cominciare a pensare a impianti di dimensioni tali da avere delle economie di scala decisive. E dobbiamo anche cominciare a pensare a espandere il mercato dell’energia elettrica rinnovabile per sfruttare il basso costo di produzione nei momenti di “picco”. I veicoli elettrici rappresentano uno dei migliori nuovi mercati per l’industria fotovoltaica e le due industrie possono crescere in sinergia.

Alla crescita ci sono dei limiti, è vero, ma questi verranno nel futuro. Per ora, dobbiamo espandere la produzione di energia rinnovabile alla massima velocità possibile se vogliamo avere una speranza di contrastare il declino del petrolio. In altre parole, la decrescita va bene, ma non per il fotovoltaico e per l’energia rinnovabile in generale.

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Vi passo ora qualche osservazione scritta “a caldo” ieri, durante il convegno.

  • L’industria fotovoltaica mi è parsa molto focalizzata sulla produzione e vendita degli impianti. Questo è, d’altra parte, il loro mestiere; però mi sono parsi poco interessati a capire e/o programmare come la crescita dell’industria va a essere assorbita dal sistema energetico e economico. Quando uno dalla platea ha fatto questa domanda, la risposta dal “pannello” è stata che a queste cose ci devono pensare le utilities, ovvero i gestori della rete e i governi.
  • Ha parlato anche un rappresentante dell’IEA che ha fatto vedere la loro “roadmap” per il fotovoltaico fino al 2050. Si sentiva molto rivoluzionario per aver detto che – per la prima volta in uno scenario IEA – si prevede un ruolo importante per il fotovoltaico. Questo ruolo “significativo”, tuttavia, non va oltre l’11% dell’energia elettrica generata nel mondo nel 2050. Un classico: la montagna ha partorito un topolino. Quelli dell’IEA mi fanno sempre venire in mente l’ultimo dei Mohicani che corre gridando “aspettatemi!!”
  • Per il governo hanno parlato svariati rappresentanti, Barra, Saglia, Montanino, ecc.. Mi sono parsi nel complesso bene intenzionati anche se non brillanti di creatività. Il nuovo decreto sul conto energia dovrebbe arrivare fra breve e dovrebbe essere ben fatto. Tutto sommato, conviene avere un governo come il nostro che si occupa praticamente solo della propria sopravvivenza politica (a parte proclami sul nucleare che somigliano sempre di più ai bollettini di vittoria di Napoleone in Russia). Così, hanno meno tempo per fare danni e impedire che si facciano cose utili.
  • Ha parlato anche El Gammal, presidente dell’EPIA, European Photovoltaic industry association. Non gli hanno dato grande risalto, ma è l’unico che ha mostrato un barlume di creatività. Ha parlato del 12% di PV per il 2030 (con vent’anni di anticipo rispetto all’IEA). E, miracolo, anche menzionato (soltanto di sfuggita) i veicoli elettrici. Per un grande incravattato, è già qualcosa.
  • Il picco del petrolio è il grande assente di questi convegni. Questi qui – gli incravattati del FV – proprio il picco non riescono a mandarlo giù. In compenso, continuano a parlare del problema climatico. Fanno benissimo a parlarne, ma sono strani i meccanismi mentali che ti portano a ignorare il picco mentre puoi liberamente parlare di aumenti di temperatura planetaria di 4 gradi C. Boh?
  • A qualcuno di questi convegni dovrebbero – per una volta – invitare Franco Battaglia a parlare. Però, prima bisogna mettere dei body scanner all’ingresso per sequestrare i pomodori marci.

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Nota finale: almeno tre persone incrociate casualmente lungo i corridoi hanno riconosciuto il presidente di ASPO-Italia, il modesto sottoscritto. Non soci ASPO, ma persone che seguono i nostri blog e che si sono congratulati con il modesto presidente per essere venuto a quel convegno. Beh, piccole cose che fanno piacere!

12 comments ↓

#1 Mimmo on 05.05.10 at 09:12

Mi chiedo perchè tra le rinnovabili non viene quasi mi preso in considerazione il metano (o biogas) producibile da scarti agricoli, scarti organici di allevamenti o domestici.
Troppo marginale, costosa (dal punto di vista EROEI) , o cosa?

#2 Italian PV Summit « Il Blog di Filippo Zuliani on 05.05.10 at 12:13

[…] un commento » Il resoconto del recente Summit italiano sul fotovoltaico a Verona, da Ugo Bardi. Se vogliamo che l’energia rinnovabile abbia un ruolo rilevante nel mondo futuro, non dobbiamo […]

#3 FRANCESCO MENEGUZZO on 05.05.10 at 12:52

Splendido report, Ugo: grazie!
In realtà per una volta alcune Amministrazioni pubbliche, a livello regionale e provinciale, hanno perfino superato – almeno cronologicamente – le attese del settore industriale.
Prendiamo la Toscana, che è la mia Regione.
Il Piano di Indirizzo Energetico Regionale, approvato l’8 luglio 2008, prevede 700 MW di FV al 2020, in grado di produrre il 5% del fabbisogno regionale.
La Provincia di Pisa si avvia ad autorizzare circa (o oltre) ulteriori 100 MW di impianti, ed entro un anno avremo in Provincia di Pisa circa 200 MW di potenza installata, quindi molto oltre le attese, tanto che non è assurdo pensare a 2000-3000 MW installati in Toscana al 2020, che significa tra il 15% e il 20% del fabbisogno elettrico regionale. Sommati alla geotermia, all’idroelettrico e all’eolico (macro ma anche mini), l’obiettivo pochissimi anni fa ritenuto visionario del 50% da FER al 2020 appare scontato e ormai quale “obiettivo minimo”.
La Provincia di Pisa e il Comune di San Miniato (PI) hanno aderito a un progetto regionale per dimostrare e ottimizzare l’uso agricolo di terreni interessati da installazioni fotovoltaiche, rimuovendo in questo modo anche l’ultimo ostacolo, soprattutto psicologico e certamente comprensibile, alle installazioni su terreni agricoli (di scarso pregio), che possono offrire quella “grande scala”, che Ugo giustamente menziona, necessaria per la crescita dell’industria fotovoltaica.
Si dovrebbe anche considerare che in ogni caso almeno il 10% di ciascun investimento di medie e grandi dimensioni su installazioni FV rimane sul territorio in varie forme (diritti di superficie, altre servitù, progettazione, pratiche amministrative, ecc), e si tratta di numeri importanti.
Si, è una rivoluzione!

#4 Luigi ruffini on 05.05.10 at 18:08

Domani vado su anch’io. Cmq a Roma ho notato le autovetture degli operatori del settore……
Dicevamo, a proposito di sostenibilita??
Queste sono Lobbies. Sono lì solo per far soldi.
Ora sono alleati, ma domani?

#5 Gianni Comoretto on 05.05.10 at 21:08

Be’, l’11% dell’elettrico non mi sembra poi una cosa da buttare. Sommaci un altro 11% (o più di kitegen, un 15-20% di idroelettrico, e siamo a un 40% di energia utilizzabile per campare. Chiaro che preferirei fosse di piu’ ma stiamo facendo il conto di quante scialuppe di salvataggio abbiamo, in cui magari stiparci.

#6 Anonimo on 05.05.10 at 22:38

L’11% magari non è poco, ma da qui al 2050……..

#7 FRANCESCO MENEGUZZO on 05.06.10 at 07:44

Luigi Ruffini scrive:
“Queste sono Lobbies. Sono lì solo per far soldi.
Ora sono alleati, ma domani?”

Questo in realtà non è affatto importante: nell’economia di mercato può diventare prodotto diffuso e “normale” solo quello che è fabbricato in filiere e scale industriali e distribuito per mezzo di filiere commerciali complesse, distribuite, penetranti e robuste, il tutto necessitando di un apparato di gestione e catena di comando sempre simile e sperimentato, così come di strutture territoriali ovviamente più piccole ma tecnicamente preparate e imprenditorialmente solide.

L’Italia ha dato e sta dando un contributo decisivo perché si affermi il settore PV, e l’esito è sotto gli occhi di tutti. Lamentarsi oggi del fatto che questo nuovo settore industriale, commerciale ed economico non si comporti differentemente dagli altri è anacronistico e controproducente: in fondo, l’obiettivo – non ancora purtroppo garantito e anzi lontano dall’essere conseguito – è quello di assicurare lo sviluppo e il progresso economico e sociale, così come l’hanno vissuto le generazioni precedenti e complessivamente in misura minore quella attuale, a fronte del picco delle materie prime, in particolare quelle fossili.
Altrimenti, tanto valeva precipitarsi verso un “tanto peggio – tanto meglio” dagli esiti imprevedibili e, sospetto, molto poco gradevoli.

#8 Luigi ruffini on 05.06.10 at 09:03

Il nemico del mio nemico non è detto affatto che sia mio amico.
Sarebbe interessante sapere quanti di questi manager che operano ai vertici di aziende multinazionali del fotovoltaico hanno sui tetti delle proprie abitazioni dei pannelli. Sui capannoni sono parecchi, ma conta meno.
Imprenditori, dirigenti e venditori ce ne sono tanti, ma chi crede in ciò che fa, e lo fa solo per far soldi, opera in maniera diversa da chi invece ci crede in fondo.
Quì se non ci diamo una regolata passiamo da un modello insostenibile ad un’altro sostenibile solo in apparenza, e le conseguenze si manifesteranno in altra forma.

#9 Luigi ruffini on 05.06.10 at 09:08

Vabbé mi sono incasinato: volevo dire che chi ci crede fino in fondo opera diversamente da chi si muove solo su base commerciale.
Pardon

#10 Fabrizio on 05.09.10 at 01:38

Fa piacerissimo vedere che Ugo e ASPO alla fine addivengono a una visione sobria ed equilibrata della realtà (di irriducibile complessità) dell’interazione storica e fisica dell’umanità con il pianeta. Leggo finalmente cose sensatissime, che quando le dicevamo noi “realisti”, apriti cielo. Ma va bene così, meglio tardi che mai. In particolare mi fa piacere vedere che adesso Ugo concorda con la necessità di avere economie di scala e quindi dare un’alta priorità anche ai grandi impianti PV, mettendo un po’ la sordina alla grande “narrazione” dei 100 milioni di tetti solari. Concordo anche sul taglio “filosofico” di fondo, sia pure implicito, che alla fine della fiera termini come crescita e decrescita non significano un bel nulla, se non sono contestualizzati. La produzione di energia non fossile deve crescere, e impetuosamente. Ci sarà poi tutto il tempo per occuparsi dei “limiti”, che non sono altro che shifting boundaries qualitative e non solo e non tanto, come pensava ASPO nel suo periodo ingenuo e fondamentalista, quantitative. Sono frontiere perennemente cangianti con il tipo di interazione che l’umanità via via sviluppa con l’ambiente, e mostrano molto bene come il mito del “punto di equilibrio” sia appunto soltanto un sogno. Niente in natura è mai in equilibrio, perlomeno non nel senso ingenuo che gli annettevano i primi ingenui adepti della decrescita. Forse Ugo poteva risparmiarsi l’annotazione, un po’ sciocca e commonsensical, sul governo che quanto più è corrotto e preso dai suoi interessi di sopravvivenza tanto più lascia fare chi sa e chi capisce cosa fare. In realtà un governo sensibile e competente in materia aiuterebbe molto molto di più, e probabilmente darebbe qualche importante chances in più all’evoluzione anche industriale del PV in Italia. Ma va bene. Sono, per il momento, dettagli. Se vinciamo anche la resistenza a discutere di grandi impianti di stoccaggio (bacini idro, aria compressa, idrogeno, accumulatori, idee nuove, non ho pregiudizi), direi che possiamo condividere praticamente tutte le posizioni. Sì va bene, c’è alla fine la solita menzione del picco come madre causa spiegazione effetto e conseguenza di tutte le cose dell’umano accadere, ma è ormai solo di maniera, e ad usum interno per gli esaltati della “grande narrazione”, quindi la si può senz’altro perdonare. Insomma un post equilibrato e costruttivo, un contributo positivo che va nella direzione giusta della lunga transizione energetica, che sarà, se tutto andrà bene, un altro bel tassello del nostro futuro cosmico (perdonatemi la licenza poetica).

#11 Fabrizio on 05.15.10 at 09:04

Mah, non sei venuto a trovarci al padiglione 8 stand d9.2! Avevamo le caramelle all’orzo!
Noi presentavamo gli strumenti di collaudo, oltre a display intelligenti per impianti, per buona parte Made in Prato.

Cambiando discorso, qualcuno l’avrà già discusso immagino, ma c’è chi ha sfruttato l’idea del kitegen per fare l’aquilone sottomarino, non male
http://www.affaritaliani.it/green/deep_green_energia130510.html

ciao a presto

#12 Fabrizio Scarselli on 05.15.10 at 09:07

Ops. Noto c’è un altro mio omonimo sopra, quindi invio il presente post per distinguere il mio precedente