Domenico Coiante fa un aggiornamento sul confronto fra “solare fotovoltaico” e “solare termodinamico” in un suo articolo che appare oggi sul sito di aspoitalia. L’articolo parte da una critica a un recente studio di Derek Abbott che si rivela fortemente parziale e sbilanciato a favore del solare termodinamico.
Il punto che fa spesso Coiante su questo argomento è la differenza culturale che c’è fra chi si occupa di motori termici e dei macchinari relativi (appunto, visione “metalmeccanica”) e chi si occupa di celle solari (visione “quantomeccanica”). E’ proprio una barriera di cultura che rende il dibattito fortemente polarizzato ed esclusivo.
Il solare termodinamico ha sicuramente dei punti a favore, ma i suoi sostenitori si trovano spesso ad andare fuori dalle righe presentando una tecnologia ancora tutta da sviluppare in termini commerciali e pratici con una tecnologia ormai collaudata come quella fotovoltaica. Il risultato è alle volte più polemica che scienza, come nel caso dell’articolo di Abbott, giustamente criticato da Domenico Coiante. Più che altro, comunque, il danno che alcuni di questi “metalmeccanici” riescono a fare è quello di rallentare lo sviluppo del fotovoltaico in attesa di una tecnologia termodinamica della quale si dicono meraviglie ma che in pratica non è disponibile sul mercato e le cui possibilità pratiche sono ancora in gran parte da verificare.
Non aggiungo altro, per i dettagli leggete l’articolo di Domenico Coiante.

8 comments ↓
Vedo il solare termodinamico come un’alternativa al nucleare o al carbone, ma niente a che vedere con il fotovoltaico.
Qualsiasi tetto puo reggere il peso di pannelli FV!
L’articolo di Domenico coiante è fatto benissimo, ma si presta ad una critica sopratutto da parte dei non esperti in materia.
E cioè quella dell’accumulo dell’energia durante la notte che gli impianti termosolari adottano per motivi intrinseci alla loro tecnologia.
Cosa che in linea di principio li rende simili agli impianti a produzione costante come quelli termoelettrici a idrocarburi a quelli geotermici e a quelli nucleari.
Ma sono sicuro che a questo eccellente articolo seguirà una aggiunta al riguardo.
Marco Sclarandis
Nessuno rallenta l’altro perchè sono cose differenti infatti una è metalmeccanica e l’altra (quantomeccanica= approssimazione della meccanica o tanto-quanto-meccanica) elettrotecnica.
Ciao
@mauriziodaniello
Non è solo la fisica dell’impianto ad essere differente ma il tipo di utilizzo.
Non potro’ mai installare un termodinamico sul tetto dell’automobile o del garage.
Ne deduco che il raffreddamento degli impianti termodinamici dovrebbe essere ad aria, visto che non si parla di acqua di raffreddamento. Ma questo non riduce l’efficienza?
Quindi io povero ingegnere meccanico che alternative ho allo spararmi un colpo in testa?
Mi sa che mi tocca prendere in mano la meccanica quantistica oppure no? :-/
Egregio Coiante,
Non avendo letto l’articolo di Abbott conosco solo una parte della storia e quindi mi è difficile esprimermi sulle omissioni od imprecisioni.
Quello che è sicuro è che, al di là casi molto circostanziati (per evidenziare, ad esempio, gli ordini di grandezza della potenzialità di una data tecnologia), quando qualcuno inizia a mettere sul piedistallo una tecnologia come soluzione definitiva al problema energetico, dimentica l’assunto fondamentale che una società sostenibile (o rinnovabile) non puo’ trovare sostegno se non in una combinazione virtuosa e ‘smart’ di tutte le opzioni rinnovabili a disposizione.
Ovviamente la “mano invisibile” interverrà poi per prediligerne una rispetto ad altre, ma ogni tecnologia rinnovabile ha il suo posto.
Sarebbe poi interessante approfondire l’analisi circa il posto occupato nel nostro immaginario dalla “potenza sbuffante e rumorosa”, o anche dal misterioso atomo, per capire come poterlo rimpiazzare con l’estetica sottile del quanto o con la pur tradizionale metalmeccanica eolica!
E. Negro
Spero quanto prima, di poter installare sul tetto della mia cantina, una serie di pannelli fv!
Complimenti per il post.u