Di Ugo Bardi
Possiamo vedere il bicchiere del summit di Copenhagen come mezzo pieno o come mezzo vuoto. Da una parte è chiaro che il problema climatico viene riconosciuto nonostante la rumorosa opposizione di un gruppo di sconsiderati; dall’altra i risultati sono miseri in confronto alle dimensioni del problema.
Io credo che l’errore alla base del parziale fallimento sia strategico in termini di public relations. Il problema è stato mal presentato al pubblico in molti sensi, ma soprattutto le soluzioni sono state presentate in senso negativo. Al pubblico è stato detto e ridetto che è necessario ridurre qualcosa – le emissioni, i consumi, la crescita e, qualcuno ha inferito, la popolazione.
Molti di noi ritengono che la decrescita sia una buona cosa e che possa essere anche felice. E’ possibile, ma – là fuori – questo tipo di concetto non è popolare; perlomeno oggi. Proporre di ridurre i consumi non è cosa che susciti l’entusiasmo di nessuno e, sicuramente, scatena la reazione negativa di molta gente. Quando poi la propaganda negativa si impadronisce del concetto riesce a spaventare la gente prospettando stermini di massa e impoverimento generale. C’è poco da sorprendersi che molta gente reagisca male e finisca per credere alle tante bufale che girano sul cambiamento climatico.
Insomma, non si va lontano implorando la gente di fare cose che non ha nessuna voglia di fare. Verò è che, se non cambia qualcosa, saranno costretti a farle, ma non possiamo aspettare. Se si vuole essere efficaci fin da ora bisogna essere positivi. Bisogna proporre qualcosa; qualcosa he stimoli la gente, li entusiasmi, li galvanizzi, gli dia la carica. Perché no?
E questa cosa che può entusiasmare la gente ce l’abbiamo: le rinnovabili. Proponendo e sostenendo le rinnovabili in un colpo solo risolviamo il problema del picco del petrolio e quello del riscaldamento globale. Non abbiamo bisogno di complicati sistemi di “cap and trade” dove non si sa chi guadagna cosa e alle spalle di chi altro. Installiamo impianti di energia rinnovabili e tutti ci guadagneranno qualcosa: chi installa, chi lavora all’installazione e chi usa l’energia prodotta. E’ win-win (vinci-vinci) su tutta la linea.
Cosa ci vuole? Poche regole semplici – una carbon tax con l’accordo che i proventi saranno dedicati alle rinnovabili, di cui una parte obbligatoriamente da installarsi anche nei paesi poveri. A chi dice che la carbon tax riduce la crescita, gli rispondiamo: “ma le rinnovabili sono crescita!!” A chi dice “non le voglio sul mio tetto o sul mio crinale” diciamo “ma vuoi un posto di lavoro per i tuoi figli”? A chi dice, “costano troppo”, diciamo “è solo spendendo soldi che si crea ricchezza”
Insomma, lo possiamo fare. E se veramente vogliamo farlo, in alcuni decenni ci potremo liberare del petrolio, del carbone, del gas e anche del riscaldamento globale. Potremo vivere in un pianeta bello, verde, prospero, pulito e non troppo caldo. Che vogliamo di più?
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Convincere la gente a vivere sobriamente e fare ciò che spontaneamente non vuole fare, potrebbe non essere efficace, ma potrebbe anche non essere del tutto inutile.
Anche creare cultura e partecipazione attorno alle idee della “decrescita felice” dovrebbe far parte di una strategia più ampia che coinvolga anche quella fetta minoritaria della popolazione che ancora ha fiducia nei valori etici (ambientali).
Non tutti si metteranno a pensare di diventare imprenditori nelle rinnovabili, la stragrande maggioranza di noi resterà comunque un “consumatore” di questa tecnologia, così come resterà consumatore passivo di tutto il resto.
Va bene catalizzare su un progetto comune, ma senza un cambio di tipo culturale, e sai quanto ce n’è bisogno, ho come il timore che il desiderio di una società più giusta e sostenibile non si realizzerà.
Un tavolo sta in piedi con minimo tre gambe… tecnologia (rinnovabili), stili di vita, politica.
Ottime le risposte tipo alle banali domande tipo, ne farò tesoro ;o))
Paolo
Che vogliamo di più prof. Bardi?
Una nuova classe politica che pensi al bene dei cittadini e non alle proprie tasche ed a quelle dei loro amici.
Forse però si farebbe prima ad andare ad abitare in Germania o negli USA.
Se in questa situazione disperata economica e ambientale, non sono così positivo come Mercalli a “che tempo che fa” sabato sera, continuano a parlare di centrali nucleari, di ponte sulle Stretto, di TAV, di inceneritori…
In questa situazione di caos generalizzato, va bene qualsiasi cosa.
Paradossalmente tutto e il suo contrario.
Il solo annuncio della costruzione di alcune centrali nucleari nel nostro sciagurato paese ha già prodotto delle forti opposizioni dappertutto.
Quello della privatizzazione dell’acqua non ancora, ma è questione di poco tempo.
E si sono levate da tempo le opposizioni a parchi eolici e fotovoltaici, che modificano il paesaggio.
E qui viene da pensare che sovente ci accorgiamo del valore di una cosa solo quando la perdiamo.
Una parte qualitativamente e quantitativamente importante di noi Italiani, restando tra noi, ha perso l’abitudine di riflettere sul senso delle cose che fa.
Anni e decenni di maligna cuccagna, così chiamo la sconsiderata crescita materiale, hanno ottuso e obnubilato la mente di milioni di individui,
a tale punto che molti si stupiscono pure del fatto che qualcuno ponga loro delle domande.
C’è stato un politico che ha detto che “certe cose non si devono neanche pensare”.
Qualsiasi cosa fosse il pensabile in questione, preferisco mantenere la libertà di pensiero che il divieto a portare la mia mente dove gli pare.
Siamo sicuri che la crescita economica non abbia limiti intrinseci?
Siamo sicuri che l’energia e le materie prime siano la sola fonte di problemi?
Siamo sicuri che con la sola tecnologia, la scienza, la finanza, e l’economia possiamo uscire fuori da qualsiasi situazione difficile?
E che comunque i problemi li creino sostanzialmente gli altri?
( che siano neri gialli rossi o verdi fa lo stesso).
Purtroppo non c’è più tempo per riflettere.
Al massimo abbiamo qualche istante per intuire.
Quindi bisogna passare all’azione,accollandosene i rischi e le conseguenze.
Poi il Destino, inflessibile e imparziale, costringerà tutti
a raccogliere i frutti delle proprie azioni.
Marco Sclarandis
Non concordo.
Se ho inteso bene, il discorso che Lei fa è piu’ o meno cosi parafrasabile: dell’AGW non interessa ancora abbastanza quanto il PIL, quindi noi illuminati abbiamo il dovere di rivestire la pillola della decrescita (necessaria) mascherandola con una fasulla crescita sospinta dalle rinnovabili.
A parte il fatto che mi corrono i brividi per la schiena se ripenso a quanto questo approccio somigli a quello delle elite illuminate che dovevano guidare (con le buone o con le cattive) la classe operaia verso il radioso sol dell’avvenir, io non credo che blandendo e terrorizzando (cosa che di solito fanno i catastrofisti) si possano davvero ottenere risultati duraturi: le masse potranno anche essere stolte, potranno anche essere manipolate, ma alla fine le cose le capiscono.
Quindi, a mio avviso, NON è un problema di vernissage, è un problema di sostanza: la gente DEVE capire.
DEVE capire che in questo modo non si va da nessuna parte, DEVE capire che i nostri nonni non se la passavano poi tanto male, DEVE capire che in 20miliardi non ci stiamo, DEVE soprattutto capire che non ‘BASTA POCO’ come scrive il Corsera giornalmente dandoci a credere che basti cambiare due lampadine o andare a prendere le sigarette a piedi.
No, NON E’ VERO, non basta poco: il mondo, dopo il petrolio non sarà più come quello che lo ha preceduto, almeno per noi occidentali: avremo a disposizione seriamente ed a costi accettabili un quinto dell’energia che siamo abituati a sprecare.
Continuare a ficcare il naso negli scappamenti di Fiat Ducato a idrogeno (Grillo 20 anni fa), illudersi di KitGen e pale rotanti, tappezzare tetti, campi e giardini di pannelli FV per avere lo zerovirgola, serve solo a illudere le masse (brutto termine, ma mi adeguo), che una soluzione ci sia, li dietro l’angolo, bella e sostenibile.
Rabbrividisco al pensiero di cosa faranno queste masse quando capiranno di essere state turlupinate.
Ottimo post, condivido tutto.
Difficile metterlo in pratica quando si rema contro. un esempio? Ieri sera il programma Reality su La7 parlava di nucleare, e chi ha intervistato? Veronesi. Sì, un oncologo che diceva che è la strada da seguire, che il rischio per le scorie è ormai ridotto ai minimi termini e che la tecnologia FV è troppo costosa quanto impraticabile.
Adesso io – semplice diplomato il elettrotecnica – vorrei essere intervistato da quelli di La7 per rispondere a domande sulla medicina dei tumori.
La disinformazione purtroppo fa un danno enorme
Credo che quarant’anni di tempo siano stati abbastanza per convincere chiunque della necessità della transizione fuori dai combustibili fossili.
Chi non s’è convinto ancora, lo farà solo se costretto dalla drammatica evidenza dei fatti.
Per cui credo sia inutile perdere tempo con ulteriori prediche.Piuttosto sarebbe meglio cominciare a chiedersi che cosa fare man mano che le emergenze si faranno più frequenti e gravi.
Sessant’anni di energia nucleare civile poi, non dovevano portare ad una energia talmente abbondante da non dover essere neanche misurata dal contatore ?
Evidentemente così non è stato e per ragioni comprensibilissime da chiunque e per niente occulte ormai.E se avessimo incominciato vent’anni fa ad impiegare seriamente l’energia solare e quella geotermica, ora non ci troveremo con l’acqua alla gola.
Ma abbiamo preferito creare una società dello spettacolo, piuttosto che ridurre all’inevitabile spettacoli di guerra, fame e abbrutimento.
E giustamente, ora di spettacoli ne avremo da vedere parecchi, peccato che saremo costretti ad andare in scena in prima persona, e sovente improvvisando senza copione.Il terremoto dell’Aquila è un minuscolo anticipo dei tempi che ci aspettano.
La scusa che i terremoti non sono prevedibili, si rifiuta opponendole il fatto che i terremoti sono prevenibili.
Allo stesso modo i terremoti sociali che il cambiamento climatico e la riduzione delle risorse fossili provocheranno, sono non solo prevenibili ma prevedibilissimi.
Peccato che questa classe politica e imprenditoriale nostrana, insieme alla folla che la sostiene, abbia in mente solo un mondo deformato dalla televisione, invece che visioni di mondi accessibili e più desiderabili di quello in cui stiamo vivendo.
Marco Sclarandis
La societa’ attuale sta andando in un vicolo cieco. La fine della crescita economica a ritmi sostenuti di un sistema che da quando e’ nato ha sempre avuto crescite sostenute, i limiti delle risorse (innanzitutto petrolio, ma non solo), sono questioni che si possono negare a parole ma non evitare.Si puo’ fare qualcosa? Il sistema e’ complesso e non esistono ricette miracolose. La strada che mi sembra sensato percorrere e’ agire su quello che e’ sicuro, dimostrato con grande decisione. Molta parte del ceto intellettuale ha una sua vita soddisfacente, ma probabilmente anche i loro figli, futuro ceto intellettuale,avranno un’ unica possibilita’: sfruttare le conoscenze e le amicizie personali dei genitori. Insomma non facciamo come Celli che prima partecipa alla costruzione del disastro e poi dice al figlio di andare a vivere in un paese migliore. Prendiamo atto che la situazione e’ troppo grave per lasciar decidere a Berlusconi, Bossi e anche D’ Alema.E ognuno di noi faccia la sua parte come puo’.
..avessimo cominciato 20 anni fa, con il fotovoltaico, oggi avremmo 500mil x 20 = 10Mld di euro in meno..
… avessimo evitato di spegnere l’unica centrale che avevamo, oggi starebbe ancora producendo il 5% di EE (il 5%, non lo 0,5)…
Ah dimenticavo, avremmo ESATTAMENTE gli stessi problemi di decomissioning, la STESSA necessità di riprocessare le scorie, lo STESSO bisogno di trovare un sito di stoccaggio…. è sempre li, che aspetta.
X gio.
Già. Ed avremo anche dipendenza dall’uranio che fra 15 anni avrà un prezzo ormai inavvicinabile (è già molto alto oggi, mentre le stime sui costi sono di almeno 5 anni fa). Fra 20 spegnamo tutto che non ce n’é più.
Le scorie le portiamo a casa tua, insieme alla centrale stessa…
Infatti i furboni renderanno noti i siti dopo le regionali.
Scommetti che se lo facevano prima delle elezioni si giocavano il voto delle regioni interessate?
Oh… intendiamoci: per le scorie si può sempre fare come ora. Di nascosto s’inabissano o si mandano in africa. tanto quelli già muoiono di fame. Li facciamo soffrire meno….
Non solo nucleare…:
Roma, 21 dicembre – La Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale avrebbe concesso il via libera a una mega centrale elettrica a carbone da 1320 megawatt a Saline Joniche in Calabria. La futura centrale a carbone si aggiungerebbe a quelle già esistenti e ai tre progetti approvati negli ultimi dodici mesi: le centrali di Vado ligure, Fiume Santo e Porto Tolle. Insorge Legambiente che ha diffuso la notizia, secondo cui “se si sommano le emissioni di questi impianti a quelle della centrale di Civitavecchia (che nel 2010 entrerà a pieno regime) le emissioni aggiuntive raggiungono i 31 milioni di tonnellate”. E non finisce qui, rileva ancora l’associazione, “perché se si considera il progetto presentato a Rossano Calabro, l’opzione carbone complessivamente potrebbe costare al nostro paese un aggravio di 37,7 milioni di tonnellate, pari alle emissioni di un intero paese come il Marocco o la Nuova Zelanda”.
http://www.e-gazette.it/
Come si fa essere ottimisti?
le regole del forum mi impediranno ulteriori commenti, quindi cerchero’ di essere sintetico:
Ruffini : STO PARLANDO DI QUELLA CENTRALE LI A CAORSO CHE C’ERA GIA’, GIA’ ANRA’ SMANTELLATA, GIA’ HA PRODOTTO SCORIE, GIA’ FA TUTTO IL MALE CHE PUO’ FARE…. salvo produrre quel 5% di EE.
Se non hai capito il riferimento, non è colpa mia.
Sto parlando DI QUELLA LI’, non di altre.
Contrariamente a quello che dici, non ha affatto fatto tutto il male che può fare. Se si potenzia la situazione peggiora. Il 5% di energia? Santo cielo…meno mane che c’é! Siamo salvi….Con il FTV tra qualche anno staremo sopra, senza ipoteche serie sulla pelle delle prossime CENTINAIA DI GENERAZIONI.
Senza contare il rischio incidenti…che vuoi che sia…con una tecnologia di 40 anni fa…(non che le moderne diano tutte queste garanzie…).
Con scorie in aumento, con tutti i problemi collegati, di approvvigionamento di uranio, di sicurezza, di costi comunque fortemente in crescita, per avere tra 20 anni lettera morta e sepolta.
Il “tanto c’era già” comunque a me pare un avvallamento del sistema nel suo complesso. Potesse nuocere solo a chi è favorevole starebbe anche bene, ma danneggia tutti per migliaia di anni, e questo non sta assolutamente bene.