Lampadine a basso consumo: il paradosso di Jevons

edylampadina

In un mio post precedente, avevo espresso qualche dubbio sulla bontà del provvedimento che vieta la vendita in Europa delle tradizionali lampadine a filamento di tungsteno. L’argomento ha dato origine a svariate reazioni, alcune favorevoli, altre meno. Mi sembra il caso di approfondire e in questo secondo post aggiungo qualche considerazione sulla questione del paradosso di Jevons.

Le mie considerazioni piuttosto critiche sulle lampadine a basso consumo mi sono valse parecchi commenti favorevoli ma anche qualche messaggio piuttosto fuori dalle righe.  Qualcuno che – evidentemente – non ha neanche letto il mio articolo mi ha accusato di aver detto che le lampadine a basso consumo sono meno efficienti di quelle tradizionali. Altri si sono risentiti per il fatto che ho detto che la maggior parte delle nuove lampadine finirà in discarica piuttosto che smaltita correttamente fra i rifiuti elettronici. Insomma, sono andato a toccare qualche nervo scoperto quando ho espresso dubbi su una delle vacche sacre dell’ambientalismo; quella dell’efficienza e del  risparmio energetico.

Su questa cosa è forse il caso di ripetere il punto fondamentale che avevo fatto nel mio post precedente. Non mettevo (e non metto) in dubbio il fatto che le lampadine a basso consumo siano più efficenti di quelle tradizionali a filamento di tungsteno. Quantificando questo risparmio, però, si nota che è piuttosto modesto: al massimo dell’ordine dell’1%-2% dei consumi elettrici totali. Ma, sulla base del principio (o paradosso)  di Jevons, potrebbe darsi benissimo che il risparmio sia zero, o perlomeno molto minore, venendo vanificato dalla tendenza della gente a tenere le lampade accese più a lungo.

Questa faccenda del principio di Jevons è una sorpresa per molta gente. Me ne sono accorto l’altro giorno quando l’ho menzionato a un convegno e le facce della gente seduta in platea hanno fatto un’espressione che penso sarebbe stata appropriata se – invece che di Jevons – mi fossi messo a parlare dell’imminente sbarco degli alieni a Central Park, a New York. Eppure, il paradosso di Jevons non è affatto un paradosso. E’ un fatto normalissimo nella vita di tutti i giorni; addirittura una conseguenza necessaria di come funziona l’economia e il cervello umano.

William Stanley Jevons (1835-1882) è stato un grande economista – a mio parere uno dei più profondi pensatori del suo tempo. L’800 è stato un periodo molto fecondo per la scienza moderna e tante cose che sono state scoperte e sviluppate allora, noi dobbiamo ancora veramente assimilarle. Una è stata la teoria dell’evoluzione per selezione naturale di Darwin, che è stato il primo tentativo di studiare un sistema complesso – quello biologico in questo caso. Jevons forse non lo si può mettere alla pari con Darwin come profondità di pensiero, ma certamente ha avuto delle intuizioni brillanti che oggi chiameremmo “sistemiche”. In particolare, il suo lavoro del 1865 “The Coal Question” si legge ancora oggi con interesse. E’ stato il primo lavoro scientifico a porsi il problema dell’esaurimento. Problema che Jevons si è posto correttamente arrivando a prevedere il “picco del carbone” in Inghilterra, sia pure non per una data precisa (si è verificato negli anni 1920).

E’ stato nel lavoro “The Coal Question” che Jevons si è posto il problema dell’effcienza e del risparmio, arrivando a esprimere il suo famoso “paradosso” con le parole:

It is a confusion of ideas to suppose that the economical use of fuel is equivalent to diminished consumption. The very contrary is the truth.” (E’ una confusione di idee quella di supporre che l’uso economico di un combustibile è equivalente a ridurne i consumi. E’ vero proprio l’opposto).

Il principio di Jevons è ben ingranato sia con la scienza economica sia con la dinamica dei sistemi. Negli anni, è stato espresso in nuove e più raffinate forme che vanno sotto il nome di “Rebound Effect” o anche del “postulato di Khazzoom-Brookes”. A parte i nomi un po’ astrusi, non ci vuole gran fatica per capire su cosa si basano questi concetti: è abbastanza ovvio che se uso una risorsa in modo più efficiente, ne potrò usare di più; cosa che normalmente verrà fatta. I risparmi fatti nell’uso di una certa risorsa possono essere anche trasferiti su un uso più intenso di un altra.

Nel caso delle lampadine, il principio di Jevons  si applica in due modi. In primo luogo, è probabile che le lampadine a basso consumo vengano utilizzate più a lungo di quelle tradizionali, semplicemente perché si sa che costano di meno. In secondo luogo, anche ammettendo che il risparmio ci sia effettivamente, le risorse risparmiate verranno usate in altri modi. Per esempio, se una famiglia risparmia qualche decina di Euro ogni anno con le lampadine a basso consumo, basta che questo risparmio lo utilizzi per andare in macchina a farsi qualche pizza al ristorante per vanificare tutte le riduzioni di emissioni di CO2 dovute alle lampadine.

Allora, nonostante che queste cose siano ben note e le si insegnino ai corsi di economia, nella pratica la gente continua a contare le tonnellate di CO2 risparmiate con le lampadine a basso consumo (e cose del genere) esattamente come se questi principi non esistessero. Nella pratica, però, non sarà mai possibile provare che una certa tecnologia porta a una riduzione dei consumi e delle emissioni: fino ad oggi abbiamo visto entrambe le cose aumentare costantemente nonostante tutti gli sforzi di introdurre tecnologie più efficienti. Oggi li vediamo diminuire, ma per effetti completamente diversi, dovuti alla crisi economica, a sua volta causata dall’esaurimento delle risorse. Ma, nella pratica, non siamo in grado “disaccoppiare” l’effetto dell’introduzione di nuove tecnologie dal totale della produzione.

Se vogliamo che la gente consumi di meno, lo si può ottenere per esortazione (suggerendo buone pratiche o favorendole economicamente) o per costrizione (proibendo o tassando le cattive pratiche). Se vogliamo che questo avvenga per l’illuminazione, lo si potrebbe ottenere, per esempio, mettendo dei limiti all’illuminazione pubblica in modo  da evitare le “luminarie” che vediamo oggi un po’ dappertutto. Oppure, lo si potrebbe ottenere mediante una crescita della consapevolezza che porti la gente a capire che di certi sprechi non c’è bisogno.

Ma la semplice intruduzione di nuove tecnologie non mette limiti alla tendenza umana a sprecare le risorse. Alla fine dei conti, si sa che la gente consuma tutto quello che può permettersi di consumare: è stato così dalla notte dei tempi e non ci sono lampadine che possano cambiare il funzionamento della mente umana. A meno che uno non abbia la testa di  “Lampadina”, il personaggio di Walt Disney.

34 comments ↓

#1 Armando on 10.16.09 at 15:00

Penso che il comportamento umano debba raggiungere due obiettivi:il più alto soddisfacimento dei bisogni umani per tempi più lunghi possibili. Questi obiettivi, inscindibilmente collegati sia nella sostanza che nell’espressione linguistica, devono dare forma a tutti i comportamenti umani, dalle alte scelte politiche ai comportamenti della vita quotidiana.
Come si raggiungono questi obiettivi, come si applicano questi criteri, al caso della sostituzione delle lampadine tradizionali con quelle a basso consumo?
Prima di tutto bisogna sostituirle solamente nelle nuove costruzioni di case, uffici e altre costruzioni e nelle ristrutturazioni delle vecchie costruzioni (mi pare che la loro sostituzione comporti anche il cambiamento dell’ultima parte degli impianti elettrici ma, nel caso che così non fosse, sostituirle solamente dopo che si siano esaurite quelle vecchie). Quest’ultimo criterio vale anche per la sostituzione di frigoriferi, lavatrici, autovetture e quant’altro.
Ma cosa fare di quelle poche decine di euro risparmiate con l’utilizzo di lampadine a basso consumo?
Bisogna creare sempre più lunghe prospettive di vita per l’umanità e per la terra su cui vive (che è la stessa cosa): per esempio trascorrendo il fine settimana per piantare alberi sulle colline disboscate oppure insegnando ai bambini giochi che non comportano consumi inutili. Ovviamente bisogna impegnarsi politicamente affinché non passino le proposte di rottamazione delle autovetture e quant’altro, che non siano fatte infrastrutture inutili, ecc.

Armando

#2 Amos Bonato on 10.16.09 at 15:09

Quanto la capisco!
A me, in relazione alla mia campagna “Salviamo Edi”, sono arrivate email ben più infuocate.
Siccome ho “teorizzato” che la sostituzione delle lampade ad incandescenza con le CFL non possa riuscire a ridurre le emissioni climalternati, sono diventato il teorico dello spreco, il nostalgico conservatore, che affermando certe cose davo corda ai fautori del nucleare, che volevo impedire il rinnovamento e via discorrendo.

Se uno cerca di spegnere un fuoco usando la benzina, e qualcuno fa notare che così il fuoco non solo non si spegne, ma lo si alimenta, allora quest’ultimo diventa l’incendiario…
Mi è successa più o meno la stessa cosa.
Quello che mi ha confortato è stato il fatto che, insulti a parte, nessuno è riuscito a dimostrare che ho torto.

In alcune di queste mail più amichevoli, ho sentito parlare per la prima volta del parodosso di Jevons, ma non ho voluto prenderlo in considerazione perchè a mio avviso non determinante e secondario.
Ho cercato di dimostrare che la misura presa era controproducente, che la CO2 emessa nell’atmosfera sarebbe rimasta identica se non aumentata, che ci sarebbe stato un’incremento del mercurio disperso nell’ambiente e infine che una sostituzione selettiva e razionale, invece che totale e coatta, avrebbe permesso al consumatore di risparmiare più denaro.
Tutto questo potenzialmente, presupponendo che le abitudini di uso dell’illuminazione non mutassero al mutare della lampadina avvitata nel portalampade.

Se a questo si aggiunge pure Jevons e il suo paradosso, la situazione diventa molto più grigia… le lampade a basso consumo faranno più danni che altro.

#3 Maurizio Morabito on 10.16.09 at 15:41

E’ bello essere d’accordo su qualcosa, ogni tanto…mi chiedo pero’ quali siano le conseguenze finali del paradosso di Jevons. Se prima consumavo in totale X usando le lampadine a bassa efficienza, e adesso consumo in totale Y usando le lampadine ad alta efficienza, posso aspettarmi che X>Y, X=Y o addirittura X<Y?

#4 Luigi ruffini on 10.16.09 at 15:46

L’impianto elettrico ovviamente non necessita di modifiche con la sostituzione delle lampadine. Riguardo il risparmio nel campo della pubblica amministrazione nel settore dell’illuminazione stradale anche quì proposi a Cielobuio di limitare il numero di lampioni al numero degli abitanti dei centri abitati.
Correva l’anno 2000 e l’Enel faceva offerte su offerte alle amministrazioni con sconti sulle tariffe, che invogliavano l’installazione di più lampade, che, si sa, portano voti.
Anticipai subito che ciò avrebbe portato guai, perché in caso di aumenti i problemi sarebbero stati grossi.
Ed infatti…ora molti Comuni sono quasi in bancarotta perché non riescono a far fronte a quella che è la spesa più onerosa che hanno. Massimo 2 anni e molti cominceranno a spegnere le luci ed ad essere insolventi nei pagamenti delle bollette.
Ma d’altronde a cielobuio, anziché pensare ad UN VERO RISPARMIO, lavoravano per schermare verso il basso un nunmero di lampioni che, nel frattempo, è più che raddoppiato, e con la luce riflessa, questi fanno più danni di prima. Alla faccia degli ecologisti.

#5 Luigi ruffini on 10.16.09 at 15:48

Preciso subito che per legare il niumero dei lampioni agli abitanti intendo un rapporto non certamente 1 a 1….

#6 Arturo Tauro on 10.16.09 at 16:37

a proposito di illuminazione pubblica, chi come me è apassionato di astronomia, oramai è costretto ad allontanarsi di decine e anche centinaia di Km. dai centri abitati maggiori per avere un cielo un pò decente che consenta di fare delle osservazioni notturne. Purtroppo la situazione dell’inquinamento luminoso è peggiorato tanto negli ultimi 10 – 20 anni e anche dalle periferie di piccoli paesini osservare la Via Lattea è un ricordo relegato alla mia adolescenza

#7 giotisi on 10.16.09 at 16:40

In questi giorni i diesel euro2 vengono banditi.
Giusto…inquinano.
Un po’ meno giusto se qs vecchi diesel sono fermi in garage.
Ancor meno giusto quando vedo certi presunti euro4 fare fumate nere al semaforo.
Non è che come con le lampadine, a far bene i conti salta fuori che la macchina piu’ ecologica è quella che hai gia’??
ps. da venti anni litigo con amministratori di municipalizzate di trasporto per avere autobus urbani a metano o gpl: quanto nerofumo avremmo risparmiato?

#8 mauriziodaniello on 10.16.09 at 17:25

Il paradosso NON deve essere una scusa come avere il mercurio è un altra!

Quello che dice Ugo è giustissimo dalla prima all’ultima riga. Ma pare che l’abbiate capito male!

Come smettere di fumare per aver più soldi in tasca, falso, alla fine del mese avrete gli stessi soldi in tasca!!! Perché andrete ad spendere in altre stupidate quei soldi!

Certo non è una regola fissa! C’è chi si è trovato qualche soldino in più, ma mai l’equivalente del risparmio!

Ma se per un caso non avete quei soldi da spendere? Allora non essere dei fumatori aiuta e di molto! Dato che è possibile un ridimensionamento dell’energia questo sarà un grande aiuto!

Ciao

#9 Carlo on 10.16.09 at 17:52

Per ridurre le emissioni suggerisco quindi di dimezzare lo stipendio a tutti i lavoratori. Così i prenditori finalmente potranno consumare senza sensi di colpa.
Mavalà!

#10 Carlo on 10.16.09 at 18:03

Chiarisco meglio il concetto, riportando da una articolo di Qualenergia l’esito dell’operazione “bonus del 55%” per l’efficienza energetica negli edifici (operazione ritenuta inutile sulla base del paradoss di Jevons):
“Gli interventi incentivati in questi due anni – 2007 e 2008 – consentono risparmiare quasi 3 miliardi di kWh all’anno (2.953 gigawattora) – l’equivalente di 253mila tonnellate di petrolio.”

Smettiamola di andare contro il risparmio energetico, è la sola via per una decrescita dei consumi e per attutire l’impatto del picco.

Mi spiego ancora meglio: gli investimenti in interventi di risparmio energetico non danno un guadagno immediato da spendere in pizze, ma un ritorno a lungo termine, quando le pizze non se le potrà permettere più nessuno.
E se anche la sostituzione delle lampadine fosse operazione inutile e dannosa dal punto ambientale, serve comunque a creare una coscienza diffusa del problema del consumo e una cultura del risparmio. A casa dei miei nonni si raccoglievano le briciole rimaste sulla tavola a fine pasto, operazione assolutamente inutile dal punto di vista energetico, ma semplicemente esemplare dal punto di vista simbolico.

#11 roberto de falco on 10.16.09 at 20:51

le lampade a risparmio sono cosa buona e giusta. che poi si spenda in altro e’ verissimo come e’ verissimo che solo la fame ferma la crescita demografica e quindi l’utilizzo delle risorse. l’equilibrio non si puo’ trovare nella tecnologia , ma la tecnologia non deve essere fermata .

#12 Marbert on 10.16.09 at 22:27

sono sempre stato d’accordo sul Paradosso di Jevons.
E di certo si applica a tutte le risorse dal Lavoro al credito alle materie prime.

E allo stesso modo il risparmio e l’efficienza energetica non portano sicuramente ad un aumento della domanda.

Tuttavia la domanda ha anche diverse fascie di elasticità e dobbiamo pesare che tra poco entreremo in una fase di offerta DECRESCENTE.

Per fare un esempio, il “giro in macchina” di Ugo è un servizio energetico ad alta elasticità: se il prezzo dell’energia sale poco la sua domanda decresce molto.
Lo stesso non si può dire per l’illuminazione domestica o pubblica, che hanno eltasticità basse.

In un contesto pre-picco, è SICURO che l’aumento del risparmio energetico e dell’efficienza fanno aumentare anche la produzione e accelerano il picco.

Invece, nel post-picco, la prima domanda che viene distrutta è quella più elastica, ma sui servizi più importanti (riscaldamento, sanità) l’efficienza energetica e il risparmio, sono DOVEROSI

#13 Luigi ruffini on 10.17.09 at 12:48

Sono doverosi in teoria, ma in pratica i servizi di base, che già ora hanno grosse difficoltà, nel post picco non credo proprio che possano essere mantenuti allo stato atuale.
Un’amministrazione che si dovesse trovare nello scegliere tra lo stipendio di impiegati e l’illuminazione credo che opterebbe per la prima soluzione.
Questo sta per succedere. Al primo aumento della corrente ne cominceremo a vedere delle belle, anche se l’indebitamento salterà fuori più avanti. E’ l’aumento è assai vicino…

#14 Luigi ruffini on 10.17.09 at 12:53

@ Arturo Tauro

Sono astrofilo dal 1985, e ho seguito da allora l’evoluzione dell’inquinamento luminoso. Ma nella commissione UAI ci sono solo astrofili, che non sono certo ecologisti, ma appassionati che si preoccupano esclusivamente del “giocattolo”, ovvero del cielo notturno, e poi appoggiano il nucleare, camuffandolo da ricerca scientifica (vedi sonde spaziali).
Le leggi anti I.L. hanno solo sfiorato il problema, ma la soluzione arriverà presto: quando le amministrazioni dovranno spegnere parti di reti di illuminazione pubblica potremo finalmente tornare ad osservare con i telescopi come 50 anni fa. Senza ulteriori leggi. Questo almeno è un elemento a nostro favore.

#15 vac on 10.17.09 at 17:51

Solo 1 cosa:
Non credo nella “crescita della consapevolezza collettiva”.
(…Ma sarebbe bello)

#16 Amos Bonato on 10.17.09 at 22:14

Purtroppo le nostre singole e lodevoli iniziative tese al risparmio energetico, per quello che riguarda i consumi elettrici domestici, sono utili soltanto a farci sentire in pace con la nostra coscienza, spesso anche se l’azione messa in atto non incide più di tanto nel nostro bilancio.

Se però ci si mette ad analizzare i dati dei produttori di energia elettrica, facendo alcuni elementari calcoli e confronti, si scoprono cose che fanno davvero passare la voglia di impegnarsi a risparmiare energia.

Dati del 2008
http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=98C9%2fExTsKU%3d&tabid=418&mid=2501

7.617,7 GWh E’ la quantità di energia elettrica destinata ai pompaggi, ovvero alla pratica di usare pompe per sollevare acqua nei momenti in cui la richiesta è più bassa dell’energia prodotta disponibile, secondo l’Enel in questo modo si accumula una quantità di acqua che restituirà il 73% dell’energia altrimenti sprecata.

5560,9 GWh energia fornita dall’acqua sollevata grazie ai pompaggi.

2056,78 GWh è quanto si è “perso” durante i pompaggi.

68.388,9 GWh rappresenta l’intero consumo del settore residenziale del 2008.

1179,1 kWh è la quota procapite per il settore residenziale ottenuta dividendo l’intero consumo domestico per 58 milioni di abitanti

1.744.363 è il numero di abitanti che si sarebbero potuti servire per un intero anno con una quantità di energia elettrica identica a quella “dispersa” dai pompaggi, poco più di tutte le utenze residenziali di Napoli, Bologna e Firenze nel 2008.

Napoli ab 1.004.500, Bologna ab 371.217, Firenze ab 356.118, totale ab 1.731.835

Quale efficacia può avere una “coscienza diffusa del problema del consumo e una cultura del risparmio” di fronte a questi numeri e a questo modo di produrre energia elettrica?

#17 Amos Bonato on 10.17.09 at 23:14

Errata corrige.
Gli abitanti stimati nel 2008 erano 59, 83 milioni e non 58,
la quota pro capite sale a 1273,2 kWh, e gli abitanti potenzialmente serviti dall’energia dispersa durante i pompaggi scendono a 1.615.440.
Questo comunque non cambia di tanto la questione.

#18 marco on 10.18.09 at 15:26

Amos Bonato.

Quanta energia serve per distillare 3 milligrammi di mercurio dalle polveri?
(del riciclo delle lampadine a basso consumo)

Questa specifica domanda,contenuta in un articolo, a sua volta inserito nel sito http://www.babylonbus.org, non ha una risposta esauriente nell’articolo stesso.
Quanti wattora o chilowattora? Non si dice.
Allora o vi si risponde, o se non vi si risponde, serve a poco fare la domanda.In un’altra parte del lungo articolo si dice che in Italia “ci ritroveremo a smaltire undici tonnellate di mercurio”.
Bene, ma bisogna specificare ogni quanto tempo.E che cosa significa dal punto di vista tossicologico.
L’ecologia è una scienza esigentissima.
Ancor più dell’elettronica, della chimica, della geofisica,
o di tante altre branche dello scibile umano.
Che le lampade fluorescenti compatte non siano quello strumento d’illuminazione miracolisticamente ecologico, è un fatto che si può dimostrare con validissimi argomenti.
Ma alla fine viene da chiedersi se allo stato dell’arte illuminotecnica, ci siano lampade veramente ecologiche sotto tutti gli aspetti.
Probabilmente non ci sono.
Ma non ci sono anche perchè l’uso di qualsiasi sistema d’illuminazione artificiale dipende dalle nostre abitudini.
Quindi abolire le lampade ad incandescenza, semplici, non quelle alogene quindi, è sicuramente stupido.

Sarebbe come abolire la produzione di sigarette, solo perchè ci sono persone che ne abusano.
E se io volessi fumare due dozzine di sigarette all’anno?
Dovrei rivolgermi al mercato clandestino?
L’ecologia ci costringe ad una visione olistica della vita,
agli antipodi della visione analitica e riduzionista.
Servono tutte due le visioni.
Le romanticissime candele, in sè e per sè, sono uno dei tanti modi per far luce.
Ma non sarebbero ecologiche per niente se le volessimo usare al posto dell’illuminazione elettrica, posto che fosse possibile.
C’è una domanda primaria a cui bisogna rispondere:
Quanto è ecologica l’illuminazione artificiale nel suo insieme?
E’ difficilissimo rispondere ad una domanda del genere.
Ma bisogna rispondervi, e con urgenza.
Con risposte che spazino dal buio fitto allo splendore accecante, e tutte le penombre e i luccichii che stanno in mezzo.

Marco Sclarandis.

#19 Marbert on 10.18.09 at 15:46

Ho riflettuto ancora sulla Efficienza energetica e sul Paradosso di Jevons.
Bisogna distinguere due ambiti: l’efficienza nella produzione e quella nel consumo.

L’efficienza nella produzione (per esempio l’aumento di efficienza nelle centrali elettriche e nei motori elettrici dell’industria) provoca immancabilmente il Paradosso di Jevons. In termini tecnici, la curva di offerta elettrica aumenta su ogni livello di prezzo, il prezzo di equilibrio si abbassa e i kWh venduti aumentano. A monte, sul mercato dell’energia primaria (petrolio, gas, carbone, biomassa, etc) che serve per produrre elettricità, si ha una riduzione iniziale della domanda, ma poi la curva si sposta nuovamente a destra, poichè l’elettricità venduta aumenta per il suo calo di prezzo.

Sul lato del consumo, l’effetto dell’aumento di efficienza è NULLO! Se migliora l’efficienza delle lampadine, spenderò energia per qualcos’altro, poichè la Funzione di Utilità è sempre crescente in funzione del consumo di elettricità. (Se potessi fare dei grafici il discorso sarebbe mille volte più semplice!!!)

In altri termini, l’avere un miglioramento di efficienza nel consumo, mi consente di avere maggior Utilità per ogni livello di consumo. Ma siccome l’Utilità cresce sempre col consumo, il consumatore acquista sempre e solo tutto quello che gli consente il prezzo e il suo reddito!
Tuttavia, se con l’aumento dell’efficienza a parità di elettricità consumata aumenta l’utilità, avviene anche che per soddisfare i bisogni più critici e necessari, il consumatore ha bisogno di meno elettricità; ciò significa che aumenta molto il buffer dell’aumento di prezzo necessario perchè la gente scenda in strada a fare un gran casino.

In sintesi, i modi per ridurre la domanda sono 3: l’aumento di prezzo, la diminuzione del reddito e il cambio della funzione di utilità della gente. Ma l’efficienza energetica nel consumo ha il grande pregio di attenuare sensibilmante gli effetti peggiori degli aumenti di prezzo.

Su questo argomento sono disposto anche a scrivere un articolo.

Ciaooo

#20 Anonimo on 10.18.09 at 17:08

Interessanti considerazioni, Marbert. Il punto è che la policy della commissione europea era quella di ridurre i consumi mantenendo inalterata l’utilità. E, ovviamente, non funziona!

Semmai, come dici giustamente, potrebbe diventare utile se i consumi vengono ridotti forzatamente dall’esaurimento, nel qual caso si può mantenere l’utilità costante o non ridurla troppo. Ma ho dei dubbi anche su questo.

Se ci vuoi fare un post, benissimo! Mandamelo quando vuoi

#21 marco on 10.18.09 at 18:22

In quel bulbo che ormai ha assunto le forme più strane, qual’è la lampada fluorescente compatta (LCF) si concentrano veramente delle questioni fondamentali.
Per chi non si ricordasse, le prime versioni,vecchie ormai di un quarto di secolo, erano dei barattoli di vetro che contenevano un tubo fluorescente ripiegato e il reattore elettromagnetico completo di starter d’accensione.
Un piccolo capolavoro di miniaturizzazione di una tecnologia vecchia già allora di cinquant’anni.L’elettronica ha permesso poi di spingerne la miniaturizzazione fino a rendere le LFC quasi indistinguibili da quelle ad incandescenza.
L’illuminazione ha una fondamentale componente estetica e psichica. Di questa bisognerebbe tenerne conto tanto quanto se non di più, della componente economica, e almeno pari a quella ecologica.
C’è un piccolo fatto che si dimentica, fisico e semplicissimo, che riguarda l’illuminazione in generale.
Il flusso luminoso, si riduce con il quadrato della distanza tra la fonte di luce e la scena da illuminare.
Non è una diminuzione lineare ma segue una legge quadratica.Già seguendo questo fatto, ne succedono degli altri che non sono semplicemente intuitivi.
Se raddoppio l’altezza d’un lampione, l’illuminazione, diventa un quarto, e la superficie illuminata quattro volte tanto, quindi posso usare meno lampioni, che possono essere molto costosi e quindi risparmiare, sui lampioni..
Ma se voglio la stessa illuminazione devo quadruplicare la potenza luminosa delle lampade, cosa che sembra perfettamente compensata dal numero minore di lampioni. Se addirittura triplico l’altezza arrivo a quasi un decimo del numero di lampioni necessari, anche se devo quasi decuplicarne la potenza delle lampade.
Però, non posso neanche pensare di alzare l’altezza dei lampioni oltre una certa misura, perche sorgono altri problemi che non derivano dall’illuminazione in sè per sè.
A questo punto devo anche pensare alla forma del flusso di luce, che potrebbe a causa della grande superficie illuminata, andare dove non serve o dove da fastidio.E’ qui che la compensazione non avviene.Non è facile mandare la luce esattamente dove serve, quando serve.Discorso inverso si può fare per una lampada da tavolo, o a piantana che però non posso avvicinare oltre un certo limite per ragioni d’ergonomia.A pochi fa piacere avere un arnese luminoso davanti al naso.
Non parliamo poi del colore della luce.Le lampade a vapori di sodio a bassa pressione, quelle assolutamente gialle all’interno delle gallerie, hanno uno dei più elevati rendimenti luminosi, ma ben pochi le userebbero per illuminare il salotto.Poi ci sono quelle a ioduri metallici,dalla luce scintillante e solare, ma non si possono accendere e spegnere a piacimento, e non esistono in taglie di potenza d’uso domestico.
Per tornare alle LFC credo che siano utili come strumento educativo nella transizione verso un mondo dove l’energia non venga usata come una sostanza narcotica e psicotropa come avviene tuttora.La luce dev’essere impiegata con saggezza, questo è il punto.Anche perchè interferisce con le abitudini degli altri esseri viventi.Il fatto poi di impedire la visione del cielo notturno, sebbene possa sembrare cosa di poco conto, probabilmente non lo è.Insieme all’aumento del rumore in generale, questo fatto fa parte di quelle mutazioni dell’ambiente che potrebbero davvero essere più negative che positive.Ridurre tutta la questione a tonnellate annue di CO2 evitata, soldi risparmiati in bolletta, e chilogrammi annui per chilometro quadro dispersi di mercurio, serve, ma a poco.Noi umani vogliamo Las Vegas e le cenette a lume di candela, i centri commerciali sfolgoranti e le notti stellate, a comando, ma senza pensare granchè alle conseguenze ed implicazioni di questi desideri, che ormai sono di masse ciclopiche di persone.Veramente le LFC sono un eccellente strumento tecnologico per mostrare quanto sia difficile trovare il punto d’equilibrio più desiderabile
tra il mondo umano e quello non umano.
E quanto complesso, sfaccettato e controintuitivo possa essere il mondo della tecnologia.
Forse il mondo non umano, nel senso di “la Natura”, si sta adattando alla nostra luce artificiale, ma bisognerebbe accorgerci a quale prezzo lo sta facendo, e se presto non ci manderà un conto molto salato.Il buio favorisce il crimine, è vero, ma aguzza anche l’ingegno del viandante.

Marco Sclarandis

#22 Anonimo on 10.18.09 at 18:48

Molto interessante questo commento di Marco Sclarandis. Illustra la complessità della questione dell’illuminazione e – io credo – evidenzia ancora di più quanto sia rozzo e schematico il modo di pensare che ha portato la commissione a proibire le lampadine a incandescenza. Aggiungerei che è parte della perniciosa tendenza all “Ipernormazione” tipica dei nostri tempi.

#23 Amos Bonato on 10.18.09 at 20:24

Per Marco.
E’ vero che non è corretto porre la domanda:
“Quanta energia serve per distillare 3 milligrammi di mercurio dalle polveri?” se poi non si sa rispondere, ma è sicuramente più scorretto nascondere accuratamente il problema.
Poca o tanta che sia occorre una certa quantità di energia, che dovrebbe essere sottratta da quella che l’utilizzo delle CFL farebbe risparmiare durante la sua vita, dalla produzione allo smaltimento.
Però i “tifosi” delle CFL mostrano sempre e soltanto quanta energia si risparmierebbe durante l’utilizzo all’interno di uno scenario che corrisponde a solo pochi punti luce delle abitazioni, cioè una lampada che sta accesa 3 ore al giorno senza spegnimenti e riaccensioni.

Riguardo alle 11 tonnellate di mercurio volevo semplicemente dare un’idea della mole, i tempi di smaltimento sono legati alla vita delle CFL che in alcune situazioni si “bruceranno” prima delle vituperate lampade tradizionali.

Con cicli of-off di max 5 minuti la vita delle CFL è nettamente inferiore alle 1000 ore.
http://www.enerlin.enea.it/outcomes/CFL_Testing.pdf

#24 marco on 10.18.09 at 21:38

Infatti, Amos, se le LFC (o CFL all’inglese) non sono usate con tutti i necessari accorgimenti sono addirittura dannose in tutto.Ci sono molte situazioni critiche di questo genere riguardanti l’energia e le materie prime.I “tifosi” delle LFC, sono sovente incapaci di ragionare in termini di reale ecologia, per pura e semplice ignoranza.Il fatto è che le luci accese si vedono, e siccome l’occhio umano è sensibile a pochi fotoni per secondo, risparmiare luce viene associato immediatamente e esageratamente al risparmio economico ed energetico.Se noi fossimo egualmente sensibili ai raggi infrarossi, non avremmo costruito negli ultimi decenni delle case tanto termicamente inefficienti.L’avremmo letteralmente visto che sono fiammeggianti di spreco.
Il mercurio insieme al cadmio al piombo al cromo e a tanti altri elementi chimici come l’arsenico, può essere molto tossico, sopratutto se si accumula
attraverso catene alimenari, ma bisogna stare attenti a non ingenerare isterie collettive ingiustificate.
Mi viene in mente la faccenda dell’amianto.
E’ stato un atto di grande saggezza bandirlo dall’uso generalizzato, ma se fosse così terribilmente tossico come molti credono, i casi di mesotelioma dovrebbero essere associati a numeri da pandemia, visto che chilometri e chilometri quadri di tetti e tettoie lastricano ancora edifici in tutto il paese.C’è del terrorismo ecologico che è estremamente controproducente.Purtroppo, per fare scelte autenticamente ecologiche, l’ideologia e la passione cieca sono d’intralcio più che d’aiuto, occorre conoscenza, e questa implica studio e questo implica….
Spiegare il perchè e il percome l’idrogeno non può essere una valida soluzione al problema energetico planetario, è molto difficile se l’interlocutore non sa nemmeno che l’idrogeno non si estrae da giacimenti o dalle nuvole di passaggio.
Allo stesso modo, i motivi per cui una automobile ad aria compressa non possa avere prestazioni molto superiori ad un risciò a pedali sono insidiosamente sottili. Se non si conoscono i principi fondamentali della termodinamica, una “EOLO” ad aria compressa, rimane un totem onnipotente ma misterioso.Ma leggersi un esauriente articolo che si trova fra quelli presenti su ASPOITALIA, può chiarire definitivamente le idee se si ha voglia di leggerlo.
Intanto il trasporto merci su ferrovia è desolatamente in calo rispetto a quello su TIR.
“Meno male” dirà qualcuno,” vi ricordate cosa è successo a Viareggio quest’estate?”
Già, ma se avesse deragliato un carro merci di parmigiano che sempre merce è, non sarebbe stato così grave.E se la manutenzione dei carri gasiera non fosse stata così farragginosa e lacunosa…………….

Messina e il fango insegnano.

Marco Sclarandis.

#25 Anonimo on 10.19.09 at 15:32

Sono d’accordo che imporre l’uso di lampade a basso consumo sia sbagliato. Però le lampade a basso consumo possono essere un’ottimo strumento per chi cerca di consumare meno per impattare meno sull’ambiente, sono quindi quelle persone che a fine vita della lampada porta la lampada ai centri di smaltimento e che le tengono accese solo quando è necessario. Nel mio caso i consumi si sono ridotti notevolmente (molto più del 1-2% anche se non posso quantificarlo esattamente) da quando le uso. In fondo è anche grazie alle lampade a basso consumo che posso soddisfare al 100% i miei consumi elettrici con un impianto fotovoltaico di soli 1,3kWP (altrimenti non sarei riuscito per carenza di spazio). Tra l’altro in un ottica di energia tutta rinnovabile le lampade a basso consumo si integrano bene con il fotovoltaico visto che si usano sopratutto quando non c’è il sole. Poi per quanto riguarda il mercurio, sarebbe piuttosto necessario mettere incentivi economici (tipo una cauzione cioè ogni lampada acquistata costa 2€) per favorirne il riciclo.

#26 Lorenzo Montini on 10.19.09 at 15:34

Scusate mi è partito il commento precedente, volevo finire dicendo che se si mettesse una cauzione di, per esempio, 2€ per ogni lampada acquistata e che questa cauzione viene restituita quando questa viene smaltita correttamente si potrebbe incentivarne il riciclo.

#27 Luigi ruffini on 10.19.09 at 15:42

Mi sembra un’ottima idea.
Una specie di carrello della spesa….con la moneta dentro per 10 anni o più.
Ma se si rompe?

#28 Amos Bonato on 10.19.09 at 15:43

Nessuna obiezione quindi a una sostituzione intelligente e razionale delle lampade a incandescenza con le CFL, ma la messa al bando “fondamentalista” delle prime e la loro sostituzione coatta con le “sacre” lampade a basso consumo altro non produrrà che una limitazione del risparmio domestico. Tutto questo in cambio di fantomatici benefici per l’ambiente.

Chiudevo così il terzo capitolo della mia ricerca sugli effetti della messa al bando delle incandescenti.
Non voglio che si mi metta in mano la bandiera “no cfl sì incandescenti”, le CFL non sono il demonio e nemmeno le lampade tradizionali.
E comunque, fino a quando esistono, nei punti luce che vengono normalmente accesi e spenti nel giro di pochi minuti, anche se hai un’impianto alimentato da pannelli fotovoltaici, puoi usarle tranquillamente senza andare in black out, e ti dureranno di più delle lampade a basso consumo.

#29 Mark on 10.21.09 at 10:20

…in pratica il paradosso di Jevons altro non è che il paradosso del 3X2 e come tutti sappiamo il 3×2 è uno sconto del 33% ma per ottenerlo si deve acquistare più della singola confezione di cui avevi bisogno…

http://www.up-comunicazione.com/pensierilaterali/2009/10/20/problemi-complessi-richiedono-soluzioni-complesse/

http://www.up-comunicazione.com/pensierilaterali/2009/10/21/il-paradosso-del-3×2/

#30 simone on 10.24.09 at 12:48

qualche tempo fà, prima delle comunali, avevo scritto al pd (dato per vincente). tra le altre cose (ancora mi brucia l’aver citato la fusione.. nella prefazione), chiedevo se non fosse possibile ridurre l’illuminazione pubblica, per es limitandola ad aree diciamo strategiche come incroci, rotatorie, passassi pedonali.. magari installando lampioni a spot, se è questo il termine, progettati per illiminare propio dove serve, non le case adiacenti, non il cielo etc.
alle idi elettorali sentii il discorso del sindaco.. ‘Bisogna fare qualcosa per l’illuminazione pubblica..’
che soddisfazione…

#31 Lampadine a basso consumo: sono sicure? — Nuove Tecnologie Energetiche on 11.11.09 at 12:22

[…] E ora veniamo al punto fondamentale: anche se il rischio è piccolo, ne valeva la pena? In molte discussioni su questo argomento trovate scritto che, si, c’è un piccolo rischio dovuto al mercurio delle lampade, ma è poca cosa rispetto al guadagno in efficienza e al risparmio energetico che portano. Chi fa questi ragionamenti, tuttavia, raramente si preoccupa di quantificare le cose. Il meglio che ho visto è una comparazione con le quantità di mercurio immesse nell’atmosfera dalle centrali elettriche. Il mercurio nelle lampade a fluorescenza, si dice, è meno di quello che emetterebbe una centrale a carbone se dovesse alimentare lampade a tungsteno di pari luminosità. Di questo argomento ho già parlato nel post precedente e il ragionamento, se permettete, è completamente sbagliato per due motivi: 1) in Italia il carbone produce meno del 20% dell’energia elettrica totale; gli altri combustibili – per esempio il gas naturale – non ne emettono e 2) una tecnologia più efficiente non porta da sola a una riduzione dei consumi energetici (è questo il cosiddetto “paradosso di Jevons”, di cui ho parlato in un post precedente). […]

#32 Anonimo on 01.17.10 at 11:32

Comnque a quanto pare le lampadine CFL costano così tanto da fare spendere di più che con quelle ad incandescenza anche considerando il risparmio nella bolletta; quindi niente risparmio sul costo dell’illuminazione domestica.
Faccio inoltre notare che quanto dichiarato sulle confezioni riguardo all’equivalenza nella capacità di illuminare è sbagliato, se non volutamente ingannevole. Se una lampadina a CFL consuma n Watt sulla sua scatola normalmente viene scritto equivalente a una lampada ad una lampada ad tungsteno di (n x 5) Watt. Non viene mai cambiata questa formula al cabiare della geometria della lampadina CFL; eppure se per esempio una lampadina è costituita da un tubo di vetro in spire che delineano un cilindro (CFL modello E27) si può pensare che mentà delle sue radiazioni venga proiettata internamente al cilindro e quindi che buona parte dei Watt trasformati dal tubo a fluorescenza in luce venga subito dopo trasformato in calore all’interno del cilindro circoscritto dalle spire; avviene che parte della luce prodotta viene trattenuta dentro la lampadina e quindi si trasforma in calore.

#33 Lampadine a basso consumo: abbiamo abbastanza gallio per i LED? — Nuove Tecnologie Energetiche on 01.17.10 at 23:00

[…] in alcuni post precedenti (“lampadine a basso consumo, sono una buona idea?” “il paradosso di jevons“, “le lampade fluorescenti sono […]

#34 Riccardo on 03.24.10 at 22:28

Il paradosso di Jevons è una situazione reale ed effettivamente poco paradossale. Le politiche adottate in termini di efficienza energetica però non sono da etichettare come inutili, né tantomeno come dannose, inquanto un uso efficiente delle risorse è un paradigma fondamentale per la sopravvivenza della specie umana sul pianeta Terra. Pensiamo alla quantità d’acqua che scarichiamo diverse volte al giorno nel WC (che a Roma dove vivo è la stessa preziosissima acqua potabile del rubinetto), all’energia potenzialmente risparmiata in ospedali, scuole, università e luoghi pubblici grazie alle lampade a basso consumo, alla minore necessità di combustibile fossile dei motori di ultima generazione, etc… Un uso più efficiente delle risorse è una NECESSITà, anche in Nazioni che presentino livelli di efficienza energetica elevati come l’Italia, per non parlare poi della situazione di molti dei paesi emergenti le cui dinamiche demografiche fanno si che uno sfruttamento inefficiente delle risorse sia semplicemente impossibile.
Il problema è che a misure di risparmio energetico che incentivino l’efficienza, devo essere integrati altri strumenti economici, come un sistema impositivo sui consumi, o più semplicemente sui consumi energetici (le proposte in tal senso sono molteplici, carbon e green taxes possono essere strutturate seguendo formule e teorie diverse, e la dottrina economica ha prodotto una quantità rilevantissima di studi in tal senso). Devono essere posti inoltre una serie di vincoli precisi e ben definiti dallo stato, ma non solo, quello che realmente servirebbe per risolvere le dinamiche ambientali sarebbe un coordinamento Sovra Nazionale nel regolare consumi energetici ed emissioni inquinanti. Si potrebbe inoltre proseguire, più coerentemente che in passato, nella creazione di un mercato delle emissioni internazionale, svincolato dagli “interessi privati” o dei singoli stati, che hanno reso l’attuale sistema di cap and trade europeo una sorta di burla.
Fondamentale è infine il ruolo della comunicazione sociale, bisogna rendere tangibili i rischi del sovra sfruttamento delle risorse, ed i benefici legati invece al risparmio energetico. Educazione ed Informazione sono componenti fondamentali di questo processo, e per questo apprezzo moltissimo chiunque pubblichi, commenti o diffonda materiali, come in questo forum. Solo una società educata ed informata, (e qui non voglio sentire discorsi alla Tatcher, perchè la società siamo tutti noi) che porti ad avere una visione d’insieme ed un approccio sistemico ai problemi di tipo ambientale, solo questo tipo di educazione può produrre l’inversione di tendenza necessaria alla futura, serena sopravvivenza della specie umana.
L’informazione può essere diretta, indiretta, mascherata sotto forma di leggi, imposte, incentivi, quello che sia! Lo stato deve sopperire almeno in parte alla mancanza d’informazione della popolazione anche in modo “paternalistico”, concetto spiacevole da digerire per il nostro ego, ma che rappresentà la realtà dei fatti. Chi fuma sigarette, veste Nike, Adidas, Gucci, (o quale sia il vostro stile), chi beve Coca-cola, mangia Nutella, chi si appassiona a qualsiasi sport, o trasmissione televisiva (tutte cose che faccio anche IO in prima persona), sa, o almeno dovrebbe sapere quanto i messaggi del marketing moderno riescono a modificare attitudini e comportamenti.. Se riescono a farci venire il cancro fumando, possibile non riescano a farci passare l’idea di quanto valga la tutela del nostro pianeta Terra?? Secondo me qualcuno inizia a spingere in tal senso, e grazie alle tecnologie moderne dell’informazione questo processo si diffonderà a macchia d’olio, se non per merito, almeno per necessità contingente nel prossimo futuro. Forse sono solo ottimista, ma noto vari segnali in tal senso. Che dire di più?! …Incrociamo le dita