Rinnovabili intermittenti? Come gestire la domanda di energia

Di Ugo Bardi

Si continua a parlare in Italia della questione dell’intermittenza delle rinnovabili come se fosse un problema talmente grave da renderle completamente inutili. Per lo stesso motivo, si continua a proclamare la necessità di tecnologie di stoccaggio che al momento non esistono a costi tali da rendere possibile il loro utilizzo per mantenere la struttura energetica esistenti. Ma la necessità di uno stoccaggio, pur esistente, non è così cruciale come potrebbe sembrare a prima vista. In un mondo futuro, dovremo regolare non solo l’offerta di energia (ovvero la produzione) ma anche la domanda che può benissimo adattarsi alle fluttuzioni dell’offerta se questo è programmato in anticipo. Questa è la “gestione della domanda” applicata al mercato dell’energia che è parte del concetto più vasto di “rete intelligente”. Qui, ripropongo un mio post apparso a Gennaio del 2009 sul blog “Risorse Economia e Ambiente”

Mio figlio è venuto al mondo negli Stati Uniti nell’ormai remoto 1982, quando laggiù stava cominciando a passare la moda di allattare i bambini “by the scale and by the bottle” ovvero con “bilancia e biberon”. In Italia, mi risulta che allattare al seno non era mai veramente scomparso ma, in America, paese tecnologico per eccellenza, per un certo periodo il latte artificiale e la bilancia erano state cose quasi obbligatorie fin dai primissimi giorni di vita. Sembra che non si tenesse conto del fatto che i nostri antenati sono stati allattati al seno per milioni di anni e, bene o male, sono sopravvissuti, altrimenti noi non saremmo qui.

Comunque fosse, a quell’epoca erano rimaste alcune regole un po’ rigide che accompagnavano l’allattamento. Secondo quanto ci dissero le ostetriche, dovevano passare almeno tre ore fra una poppata e l’altra. L’allattamento “on demand“, ovvero quando il bambino aveva fame, era considerato una cosa addirittura pericolosa. Mi ricordo che mia moglie fece dei tentativi di adeguarsi a questo orario vagamente prussiano ma, apparentemente, il pargolo si ricordava benissimo che i suoi remoti antenati non avevano orologi. Quindi protestava rumorosamente quando aveva fame e questo avveniva di solito ben prima delle tre ore canoniche. Alla fine, è stato allattato più che altro “on demand” e non sembra averne sofferto dato che alla fine ne è venuto fuori una creatura di dimensioni normali.

Il latte materno è un bell’esempio di quei beni sempre disponibili, come si dice a volte, “on demand”. Peccato che, nella vita adulta, ben poche cose ci arrivano on demand, ovvero immediatamente e ogni volta che ne abbiamo bisogno. Per alcune di queste, abbiamo un attaccamento che si potrebbe definire come infantile; per esempio per l’automobile che teniamo disponibile on demand, sotto casa. E’ parte della nostra abitudine al petrolio abbondante e a buon mercato, cosa dalla quale non siamo stati ancora svezzati (ma prima o poi, ci tocca….)

A parte il latte materno, gestire qualunque bene o servizio in modo tale che sia disponibile in qualsiasi momento implica costi ben lontani dall’ottimizzazione. Se uno è veramente molto ricco, si può permettere anche l’aereo privato che lo aspetta all’aeroporto, pronto a partire. Per le persone normali, però, non è pensabile arrivare all’aeroporto senza prenotazione e partire per New York dopo mezz’ora – a meno che uno non sia disposto a pagare un accidente e abbia anche fortuna. Il servizio aereo è ottimizzato in modo tale che gli aerei siano sempre pieni; si potrebbe pensare anche di ottimizzarlo in modo tale che ci sia sempre posto per chiunque arrivi, ma gli aerei non sono autobus e farli viaggiare parzialmente vuoti aumenterebbe ancora di più i costi di un servizio già molto caro.

Come fanno le compagnie aree a far partire gli aerei sempre pieni? Ci riescono mediante una tecnica che si chiama “gestione della domanda”, definita anche “flessibilizzazione della domanda”. Questo si fa principalmente per mezzo di prezzi variabili. Se uno prenota molto in anticipo, paga prezzi convenienti. Via via che l’aereo si riempie, i prezzi aumentano e così i profitti della compagnia aerea. Se l’aereo non è completamente pieno poco prima della partenza, ci sono offerte speciali, viaggi “just in time” e altre cose.

La gestione della domanda è una tecnica economica tipica di servizi e prodotti piuttosto costosi. Per l’automobile, non ce n’era bisogno fino ad oggi e ci siamo potuti permettere di averne una a testa, o quasi, durante il periodo dorato del petrolio abbondante. Ma, via via che le risorse si riducono, è probabile che diventi impensabile tenere un’automobile inutilizzata per la maggior parte del tempo; come è il caso di solito per le auto private. E’ possibile che in un futuro non molto remoto, avere un auto privata sia cosa riservata ai ricchi, più o meno come oggi lo è l’aereo o l’elicottero privato.

C’è un altro tipo di merce (o servizio, se preferite) che è oggi gestito come disponibile “on demand”; l’energia. Per esempio, si suppone che ogni volta che avete bisogno di benzina basta che vi fermiate al primo distributore e ne potete comprare quanta ne volete. Questa è una cosa che ci sembra naturale, ma non è sempre così ovunque. In periodi di crisi, la benzina viene razionata, oppure dovete fare lunghe code ai distributori, oppure proprio non c’è e la dovete comprare al mercato nero. I beni possono esistere “on demand” solo quando sono abbondanti.

Un altro esempio molto importante di bene disponibile on demand è l’energia elettrica, dove si suppone che ci sia energia in ogni momento, semplicemente attaccando la spina. La gestione della domanda di energia elettrica a livello di utenze domestiche è oggi piuttosto primitiva: consiste quasi unicamente nel fatto che la notte l’energia costa meno che di giorno e nei limiti di assorbimento di ogni utenza. Tutti siamo abituati ad avere energia quanto ci serve, senza limiti o quasi, e senza pensarci troppo. E’ energia “on demand” resa possibile dai combustibili fossili a buon mercato che hanno giocato per tanti anni il ruolo del latte materno per la società industriale.

Siamo talmente abituati al fatto che l’energia elettrica sia disponibile on demand che ci sembra improponibile che la si possa ottenere dalle fonti rinnovabili. La critica che si sente spesso in proposito è “ma le rinnovabili sono intermittenti” come se questo mettesse la parola fine a ogni discussione (c’è chi ha scritto un intero libro su questo ovvio concetto; poteva risparmaiarsi la fatica). Ora, è chiaro che un impianto fotovoltaico, per esempio, non genera energia di notte e che un impianto eolico non ne genera quando non c’è vento. Ma la critica è concepita nell’ottica di un mondo che va rapidamente a sparire: quello di un sistema di produzione basato sui combustibili fossili che producono “on demand” a buon mercato.

Oggi, con la liberalizzazione del mercato elettrico, ci stiamo muovendo rapidamente verso un sistema della gestione della domanda di elettricità che va sotto il nome di “flessibilizzazione della domanda”. Già lo si fa per le industrie che possono scegliere se acquistare energia a buon mercato, ma con il rischio di black out, oppure energia garantita, ma a prezzo più alto. Per i privati, questa scelta non esiste ancora, ma è possibile che ci si arrivi nel prossimo futuro. Tutto questo fa parte del concetto di “rete intelligente”, dove sia la produzione come il consumo si adattano alle condizioni ambientali e di mercato. E’ un modo per ottimizzare entrambe le cose in un sistema che può accomodare benissimo fonti intermittenti viste non come un’eresia ma come un ciclo di produzione che la domanda “flessibilizzata” può seguire.

Nel caso delle fonti rinnovabili intermittenti, la flessibilizzazione della domanda è una strategia alternativa a quella dell’immagazzinamento dell’energia. Non che l’energia elettrica non si possa immagazzinare; si può fare con bacini idroelettrici, batterie, aria compressa o altri metodi. Ma è sempre un costo aggiuntivo, per cui una rete veramente intelligente cercherà di ridurlo al minimo.

Così, potremmo trovarci ad avere energia a buon mercato verso mezzogiorno (quando gli impianti solari producono al massimo) e programmare – per esempio – di far partire la lavatrice in quel momento, oppure ricaricare le batterie dei veicoli. Oppure, potrebbe arrivarci la notifica di una perturbazione in arrivo: stasera verso le 9 ci si aspetta di avere il massimo produttivo degli impianti eolici; è un buon momento per accendere la pompa di calore a costi bassi. In un mondo futuro basato sulle rinnovabili, non è che in una notte senza vento uno dovrà restare al buio. Però bisognerà consumare l’energia immagazzinata, per esempio nei bacini idroelettrici, oppure generata dalla biomassa. In entrambi i casi, costerà più cara.

Tutto questo, per il momento, ci può sembrare remoto ma ci stiamo muovendo in questa direzione. Per approfondire, leggetevi l’ottimo articolo Flessibilizzazione della domanda di energia elettrica di Berizzi, Bovo e Chemelli.

29 comments ↓

#1 Paolo Marani on 10.10.09 at 19:32

Articolo fondamentale ed estremamente interessante, come è tuo solito scrivere, Ugo.

Di esempi di beni che non sono “on demand” ma non ci facciamo caso perchè cosa considerata normale, ne siamo pieni. Ad esempio, non mi verrebbe mai in mente di andare a comprare il giornale alle 3 del mattino, perchè so che le edicole sono chiuse (salvo rari casi in grandi stazioni), eppure dovrebbe destare lo stesso scandalo di non potere accendere la lavatrice alla stessa ora (casomai qualcuno volesse farlo). D’altra parte ci sono utenze che non è possibile sopprimere nemmeno di notte, pensiamo ai frigoriferi..

Che fare allora ? Forse una rete intelligente dovrebbe essere “doppia”, con una fornitura costante ma estremamente costosa e una fornitura intermittente che “insegue la domanda/produzione” ma più economica.

Ogni dispositivo elettrico potrebbe dialogare con la rete elettrica per fornire i “suoi” requisiti, per cui il frigorifero funzionerà sempre commutando sulla rete sicura ad ogni intermittenza, la lavatrice aspetterà pazientemente la sua “quota di energia di 1 ora garantita continua”, e così via.

Non dobbiamo avere paura di questo futuro, solamente imparare a gestirlo nel migliore dei modi possibili.

E’ chi sogna un futuro con “le stesse” regole di quello attuale, che sta compiendo una vera e propria scommessa azzardata sul futuro.

Ti trovi daccordo in questa analisi ?

Paolo

#2 marco on 10.10.09 at 22:55

Paolo Marani, la proposta d’una doppia rete elettrica anche parziale, sarebbe molto complessa e costosa.
Più praticabile è l’installazione di apparecchi di limitazione
presso l’utilizzatore finale, (in questo caso senza alcun doppio senso), che sgancino apparecchi dalla rete, che non siano indispensabili.Ma vedo più facile attuare soluzioni tecniche, che far cambiare abitudini alla gente.
Nemmeno con l’incentivo economico.
Una pluridecennale abitudine allo spreco e allo scialo,
è difficile da estinguere.
Intanto bisognerebbe che la gente si rendesse conto a quanta fatica fisica corrisponde un chilowattora.
E quanto poco denaro questo costi, in definitiva.
Chi lavorerebbe duramente dieci ore di muscoli e sudore per guadagnare 15 o 20 centesimi di euro?

Un saluto

Marco Sclarandis

#3 Frank on 10.11.09 at 10:43

Chi lavorerebbe duramente dieci ore di muscoli e sudore per guadagnare 15 o 20 centesimi di euro?

Gli schiavi …

#4 Paolo Marani on 10.11.09 at 11:17

Come doppia rete, non intendevo fisicamente “due” distribuzioni in termini di conduttori, ma una doppia rete “logica”.
Sarebbe tecnicamente possibile ed a basso costo utilizzare una tecnica di “multiplexing” per incanalare nella stessa coppia di fili elettrici due sorgenti di energia, separate poi dall’utilizzatore. Ad esempio, suddividendo le semionde alternate pari e dispari in maniera che provengano da sorgenti diverse. E’ un po la stessa cosa che fanno gli inverter a partire dall’energia dei pannelli solari (convertitori DC:AC).

Potrebbe funzionare, ed a costo molto basso, senza cambiare le infrastrutture elettriche esistenti. Ua nuova classe di apparecchi “intelligenti” che comunichino con il convertitore e richiedano energia di una certa quantità/qualità contrattandone la disponibilità e il costo.

#5 Paolo Marani on 10.11.09 at 11:20

Vi è mai capitato di fare saltare l’automatico solo perchè si è acceso il forno mentre la lavatrice era in funzione ?
Una rete intelligente di questo tipo informerebbe la lavatrice e lì’impianto di illuminazione di rdurre l’assorbimento, evitando il distacco brusco per eccesso di carico. La stessa intelligenza potrebbe “schedulare” la reichiesta degli utilizzatori in base alla disponibilità intermittente. Credo sia questo il senso dell’articolo, non è escluso che un futuro di questo tipo non possa essere anche conveniente.

#6 Ugo Bardi on 10.11.09 at 11:44

Infatti, come dice Paolo, questo è il modo in cui la rete dovrebbe e potrebbe funzionare. Non solo, ma DEVE funzionare così. Non c’è un altro modo possibile in vista; a meno che gli alieni non comincino a vendere petrolio trasportandolo dalla luna di Saturno, Titano

#7 Pippo on 10.11.09 at 19:30

Che bello leggere di reti intelligenti e apparecchi intelligenti mentre gli uomini sono così stupidi! Ad esempio alcuni progettisti dei decoder per il digitale terrestre, come quello che ho comprato io, che rimane sempre in standby con il led rosso acceso, metti la mano e senti che è caldo. L’unico modo per spegnerlo del tutto è togliere la spina.
Ma non sono anni che ci dicono di spegnere anche gli standby perché sono consumi inutili? Oppure c’è una spiegazione tecnica che non conosco?

#8 david c on 10.12.09 at 09:57

Anche il frigorifero si potrebbe accendere ad intermittenza.Gli ultimi frigoriferi, ben isolati, sono in grado di mantenere il cibo fresco, anche per 24 ore dopo che la corrente è saltata.Basterebbe che ci fosse un bel po’ di cibo o una riserva di acqua ghiacciata per superare questi limiti e alimentare il frigo quando l’energia è a buon mercato, cioè quando è disponibile in abbondanza.

#9 mauriziodaniello on 10.12.09 at 10:38

Se la lucina è calda non è probabilmente un led (dunque consuma) e se il trasformatore è caldo NON stacca il circuito, questo vuol dire anche che il tuo apparechio durerà pochissimo! La garanzia ora è 2 anni perciò tieni da parte la documentazione!!!
Comunque la normativa europea mette dei vincoli per il consumo standby
http://www.qualenergia.it/view.php?id=675&contenuto=Articolo
Peccato che ci pensano in ritardo e male in quanto lo standby ovunque dovrebbe consumare centesimi di Watt.

Ciao

#10 mauriziodaniello on 10.12.09 at 10:59

Caro Pippo mi ricordo adesso, rileggendoti, che DEVI avere un interruttore per lo spegnimento (norme di sicurezza) PER FORZA. Forse è sul retro dell’apparecchio (di solito vicino al cavo d’alimentazione) o in altro punto strano. Se non c’è …. Prova ad sentire qualche “protezione del consumatore”.

Ciao

#11 Pippo on 10.12.09 at 15:41

Grazie per le risposte, nonostante fossi off topic, ma confermo che non c’è alcun interruttore dietro o in alcuna altra posizione del decoder. E’ che è proprio stato fatto… con i piedi! E’ il modello TS6201DT della TeleSystem. Anche questo fa esperienza, prossimi apparecchi elettronici controllare sempre questa cosa. Ho risolto con una ciabatta con interruttore che spegne tutto, certo che è stata un’altra spesa non prevista!

#12 halnovemila on 10.13.09 at 00:36

Si può avere l’auto pronta sotto casa o perdere migliaia di ore della propria vita ad aspettare autobus, treni e coincidenze varie.
Certamente chi non può permettersi il “lusso” di un auto propria deve per forza “bruciare” la propria vita rimanendo “in attesa” del momento in cui qualcuno potrà esaudire la sua domanda… ma non è certo il tipo di vita ideale.
Mi sono alquanto stupito di non aver letto nell’articolo alcun riferimento all’idrogeno.
Molti, per lo più i meno informati, credono che l’idrogeno possa essere una “fonte” alternativa di energia, quando, invece, può essere, al massimo, un pulitissimo ed altamente ecologico “vettore” alternativo di energia potenziale.
Ma l’idrogeno ben si presta ad essere prodotto tramite l’energia elettrica e il suo stoccaggio non richiede l’uso di accumulatori tanto pesanti quanto veloci nel degenerare e problematici da smaltire come le attuali batterie elettriche.
Certo si potrà obiettare che il ciclo energia elettrica->elettrolisi->idrogeno->energia meccanica (o elettrica) comporta grosse perdite di rendimento, ma va considerato che un sistema di distribuzione energetica “on available” ha comunque dei vuoti (come ce li hanno gli aerei che partono senza essere “al completo”) che non ci sarebbero se i picchi di energia non sfruttati dalla domanda venissero “immagazzinati” per mezzo della produzione di idrogeno.
Io credo che, se non si vuole accettare passivamente l’idea di un futuro in cui i tempi della nostra vita quotidiana saranno tutti regolati dalla “rete intelligente” (ve l’immaginate se la “rete intelligente”, a seguito di un improvviso aumento del vento, ci svegliasse nel bel mezzo della notte per avvisarci che è il momento migliore per stirare?) sia necessario puntare a soluzioni che, tramite l’immagazzinamento dell’energia, possano dare continuità ad una fonte di produzione energetica per sua natura intermittente.
La soluzione “naturale” e “intelligente” al problema dell’intermittenza non è altro, a mio avviso, che il vecchio “granaio”; un posto dove conservare quello che non si consuma subito per poterlo usare al momento del bisogno (un tempo anche i frutti della terra erano “intermittenti”; ma oggi stentiamo tutti a ricordarcelo ;-).

Saluti.
Alessio

#13 Luigi ruffini on 10.13.09 at 09:45

Beh, l’idea di un avviso “notturno” per la disponibilità di energia a buon mercato per stirare è simpatica….anche se credo che chi lo dovesse ricevere gli tirerebbe una ciabattata frontale.
In realtà le reti possono fare quasi dei miracoli. Ricrdiamoci che la corrente viaggia a velocità prossime a quelle della luce, e che i microprocessori lo sono quasi altrettanto. La gestione dei carichi ha un potenziale molto maggiore di quel che comunemente si può pensare, ragion per cui personalmente mi concentrerei di più a generarla, l’energia.
Poi a gestirla si farà prima di quel che si pensa.
Per il momento mi piacerebbe decidere che fare con un sistema di trasporto che mi possa portare in Giappone in 2 ore, nel frattempo però per andarci ce ne vogliono assai di più…quindi che ci penso a fare?

#14 giotisi on 10.13.09 at 10:13

Concordo con Ruffini.
Prima di preokkuparmi di utilizzarla solo quando ci sarà… mi preoccupo di sapere SE ci sarà.
Ogni studio realistico, anche il più ottimista, parla di un 20% di rinnovabili…. e gli altri 4/5?
Con un solo quinto di EE a disposizione, alzarsi di notte a stirare sarebbe proprio l’ultimo dei problemi!
Anzi, temo proprio che tutto questo ciarlare di modi intelligenti, di possibilità diverse, di milionidimiliardi di eolico e FV stia distogliendo la gente dal VERO problema: NON CE NE SARA’ e comunque NON a questi prezzi e in ogni caso NON per tutti i 20miliardi di persone.
Su un’altro post ho segnalato come la coscienza collettiva NON abbia ancora minimamente preso in considerazione l’ipotesi che NON ce ne sia: l’occidentale medio preferisce credere a Grillo e al naso nel tubo di scappamento di un furgone, o al suo amico svizzero, piuttosto che pensare SERIAMENTE a risparmiare.
Preferisce credere che ‘presto tutte le auto funzioneranno ad acqua’ piuttosto che pensare a NON usare la macchina.
Preferisce pensare e discutere di megawatt e Kwp piuttosto che mettersi ai pedali e afferrare che 1Kw sono l’equivalente di DUE schiavi, i 140 CV che ha sotto il sedere per fare Brruuummm al semaforo sono davvero circa 600 zoccoli e 10 ettari di prato e una montagna di sterco.
E invece, anche qui, anche nei siti piu’ eco, si parla d’altro, ogni chimera è buona: il 7% dei tetti FV che farebbe risparmiare 6 Nuke (si, ma le altre 40 che servirebbero? fotovoltaicizziamo TUTTI i tetti?), il kitegen che da aquilone (pericoloso per altro visto che ogni tanto ci scappa il morto) è già assurto a sistema del futuro, a qualsiasi piu’ strampalta idea, purchè sia ‘smart’.
E intanto, in piena crisi, i consumi sono aumentati ancora. E mentre festeggiamo che la produzione Nuke è un filino diminuita, l’incidente alla centrale idro russa vanifica tutto il nostro installato, facendoci mancare 6GW perfettamente rinnovabili.
A mio avviso dobbiamo smetterla di nutrire false speranze: piu’ ci illudiamo che una via d’uscita ci sia, facile, indolore, democratica, piu’ prepariamo il terreno a una catastrofe.

Le rinnovabili, spesso, rischiano di essere armi di distrazione di massa.

#15 Paolo Marani on 10.13.09 at 10:39

Preoccuparsi dell’energia SE ci sarà, anzichè QUANDO ci sarà, va sicuramente bene, ma non tiene conto di quella che potrebbe essere la dinamica delle future forniture quando “domanda” ed “offerta” (di elettricità) non si incontreranno più.

oggi non ci pensiamo, ma il rapporto domanca/offerta che oggi fortunatamente è uno (niente blackouts) domani potrebbe non essere più così, ed il risultato ovvio è uno solo IL RAZIONAMENTO.

Ossia, ciò che non era intermittente dal lato generativo, lo diventerà dal lato dell’assorbimento. Singolare che per proteggere la rete non intermittente siamo costretti a renderla intermittente noi, ma è quello che succederà!

E’ come andare in fila al distributore di benzina, fino a che c’è la coda, stai a secco, poi ti abbeveri quando è il tuo turno.

Quindi, il problema dell’intermittenza ESISTE COMUNQUE, vuoi per l’ingresso di fonti rinnovabili, vuoi per il mancato pareggio fra domanda e offerta.

@Pippo, non è che i decoder sono fatti male… è che sono fatti in economia. Il decoder di SKY (anche HD, ultimo modello) NON HA il pulsante di alimentazione. E meno male che il nuovo ha almeno la spina sul retro plug-in, perchè il vecchio amstrad aveva il cordone e mi toccava strisciare sotto il tavolo per staccarlo quando volevo spegnerlo…

#16 roberto de falco on 10.13.09 at 13:23

saltare l’accumulo mi sembra proprio difficile a pensarci. sarebbe veramente duro vivere aspettando il levar del sole o del vento. in un solo caso vedo cio’ realistico quando manca quasi totalmente l’energia. sperimo che cio’ non accada mai altrimenti altro che decrescita felice.

#17 Ugo Bardi on 10.13.09 at 14:37

Divertente il concetto della telefonata alle 3 di notte per dirti che è ora di stirare i panni. Ovviamente, non funzionerà così. E, comunque, il granaio è buono per conservare il grano, ma non ci puoi tener dentro i pomodori per un anno. Ti ci vuole un frigorifero, e quello richiede energia. E lo stoccaggio dell’energia è un po’ come lo stoccaggio dei pomodori – richiede energia.

#18 Ugo Bardi on 10.13.09 at 14:40

Caro Roberto, nessuno rimarrà al buio a aspettare che tiri vento. Si può sempre creare energia “on demand” utilizzando l’energia geotermica, la biomassa, o l’idroelettrico. Questi sono più che sufficienti per non lasciare al buio nessuno. Ma quando uno ha bisogno di tanta energia, dovrà aspettare il momento buono per poter avere quella eolica e/o fotovoltaica e pagarla poco

#19 Amos Bonato on 10.13.09 at 15:40

Ho l’impressione che quando si parli di energia si sopravvaluti enormemente il peso consumi domestici.
L’intero complesso di generazione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica è stato architettato per soddisfare principalmente i consumi industriali e terziari.

Le centrali termoelettriche più grosse ed inquinanti sono spesso in simbiosi con grossi centri siderurgici.
Li si produce l’acciaio che servirà poi all’industria automobilistica e a quella degli elettrodomestici.
Se si costruissero automobili ed elettrodomestici capaci di durare nel tempo, e non è così impossibile, ma non conveniente per i produttori, diminuirebbe di sicuro questa “fame” di energia.
Ma se diminuisce la produzione di beni è un disastro, così dicono… e quelle centrali continueranno ad andare 24 ore su 24 indipendentemente dalla domanda.
Non credo proprio che alla FIAT arrivi il caporeparto a dire, oggi piove e non tira vento, lavoriamo domani…

Di fatto i consumi domestici vengono soddisfatti come effetto collaterale da centrali che sono in funzione esclusivamente per servire i grossi carichi industriali, ma che in quel momento, ad esempio durante le ore notturne e i week end, non hanno carichi industriali da servire.
Ho come l’impressione che ci sia la volontà di “staccare” il più possibile dalla rete i consumi domestici allo scopo di servire unicamente i settore industriali e terziario.
Un kWh consumato in casa è un kWh consumato e basta, un kWh consumato alla ILVA di Taranto produce ricchezza, muove denaro e altre merci, in sostanza fa crescere il pil.

#20 marco on 10.14.09 at 13:27

…”Di là, avete visto tutti la sala da ballo ecologica. Un piano con degli attuatori piezoelettrici che genera un po’ di energia dal movimento di quelli che ballano. Cosa carina, forse, ma mi stavo divertendo a fare un po’ di conti. Oggi, abbiamo una potenza di generazione installata in tutto il mondo che è di circa 13-14 terawatt. Un terawatt è un miliardo di kilowatt. Allora, ammettiamo che una di quelle sale da ballo possa fare un kilowatt di potenza, (e mi sembra ottimistico). Ma la si può usare solo qualche ora al giorno, e quindi la media è intorno ai 100 watt. allora ce ne vogliono 130 miliardi per fare l’energia di cui abbiamo bisogno. Una ventina a persona e uno non può ballare contemporaneamente in venti sale da ballo.”…..

Ho estratto dal post di Ugo Bardi -Uniamo le risorse- questo paragrafo.
Dal post discende che disponiamo di una potenza energifera di due Kw pro capite.
Venti volte tanto ciò che potrebbe fornine un nerboruto lavoratore per una lunga giornata di lavoro.
Ma poi il lavoratore di notte deve pur dormire.
Altro sono i Kwh ovvero il lavoro prodotto da questa potenza.Lavoro in senso stretto fisico. Ovvero ancora chilogrammi per metro per secondo, e lavoro in senso lato, ovvero tutto quello che di questa energia ne viene fatto.Fino a cent’anni fa, chiunque aveva la consapevolezza fisica del significato di potenza e di energia e di lavoro usando cavalli e camice sudate come unità di misura.Oggi non più.
Difficilmente riusciremo ad impiegare l’energia rinnovabile d’ogni genere, col minimo degli inconvenienti, se non ricuperiamo quella consapevolezza. Non è il SUV o il condizionatore in sè, che sono da abolire.E’ l’idea che ormai non se ne possa fare a meno.Da simile idee nascono poi le idiozie quali le sale da ballo piezoelettriche.O i contatori da doccia digitali per non sprecare acqua.
C’è una frase molto divertente, ma non ricordo dove l’ho letta: l’anello mancante tanto ricercato dai paleontologi, esiste. Siamo noi.

Marco Sclarandis

#21 Luigi ruffini on 10.14.09 at 18:40

L’idea dell’offerta e della domanda di energia On Demand avrà certamente un suo sviluppo che comporterà costi variabili in base al momento del prelievo rapportato alla disponibilità momentanea ed alla sorgente di enrgia da cui si preleva. Quì non fa una piega.
Non credo però assolutamente che il settore industriale sarà strutturato come ora. Possiamo scordarci tranquillamente file di macchine di pendolari che fanno 30 o più km per andare a lavorare, come anche industrie fiorenti come le attuali, super trattamenti di fertilizzanti nelle campagne e, immancabili, Suv con mamme che sfidano mandrie di bufali cittadini per accompagnare i figli a scuola.
Si mangerà meno, si lavorerà di più in campagna, ci si scalderà (aimé) con la legna (60 milioni di persone…e ciao Kyoto) si andrà in bici, meno tv, meno traffico.
Non so voi, ma a me l’idea piace.
100 anni fa era così. In diversi posti era così 25 anni fa..Quì in Italia, intendo.
Bisognerà stare attenti a coloro che non saranno disposti a tornare indietro. Perché quelli porteranno guai grossi, guerre in primis.

#22 marco on 10.14.09 at 19:53

Eh sì, gli scenari di una transizione dove il più alto numero di persone attraversino il guado, pagando il minimo prezzo stanno svanendo come neve al sole.
Tutti gli indizi sembrano dirci che questo decennio sarà quello che potrebbe determinare il corso d’un millennio intero.Sembra di essere proprio in uno di quei momenti della storia dove minuscoli ed innumerevoli eventi possono determinare un esito finale enorme.
Come negli astratti ma istruttivi sistemi caotici ormai associati al famoso effetto “farfalla”.
Il solo fatto di effettuare una misura determina una misura diversa da quella che sarebbe stata in assenza di misurazione.Io vedo in azione un titanico attrattore, ben poco strano, ma anzi molto ordinario, qual’è l’inerzia.L’inerzia in tutti sensi s’oppone al cambiamento.
E l’inerzia è l’abitudine sotto mentite spoglie.
Bisognerebbe abituarsi a cambiare abitudini in maniera esponenziale, oltre che sapere quali abitudini siano quelle più adatte alle circostanze.Occorrono intùito e calcolo in proporzioni fluttuanti e imprevedibili.Niente che s’insegni a scuola, sicuramente, o con DVD in vendita in edicola.Tutto può essere utile e d’intralcio.
Luigi (Ruffini) chiama certi individui “coloro che non saranno disposti a tornare indietro”.
Io li chiamerei “quelli che non riuscendo a tornare indietro, ostacolano quelli che vogliono andare avanti”.
Credo d’aver capito benissimo il senso del pensiero di Luigi.Ma vedo il superamento del guado come un andare avanti.Quindi non meno o più tecnologia, scienza, economia, e via enumerando.
Ma scelta coraggiosa di quello che davvero ci serve.
Tutto il resto è fatale zavorra.

Marco Sclarandis

#23 Amos Bonato on 10.14.09 at 20:18

A me l’idea di “tornare indietro” non dispiace, anche se forse non è l’espressione più felice.
Però per fare sì che le industrie siano strutturate diversamente, occorre che la “spinta” a produrre qualunque bene non sia il profitto di pochi ma il soddisfacimento di un reale bisogno collettivo.
Quel bene deve essere prodotto nel modo più “indolore” possibile e deve durare nel tempo, e non semplicemente nel modo più economico possibile e costruito in modo che non sia riparabile.
Da ragazzo ho fatto un corso professionale per montatori e ripararatori radio tv.
Oggi vale la pena tentare di riparare un tv, a meno che non sia il mio? No.
Spesso sarei costretto dal mercato a chiedere un compenso vicino al costo di un tv nuovo.

In sostanza serve un’economia pianificata anche nei piccoli dettagli, dove a nessuno possa venire in mente di produrre decoder senza interruttore ad esempio, oppure SUV, dosaspaghetti, spolverini a batteria, coltelli elettrici e mille altri oggetti assolutamente inutili quando non dannosi, che oggi vengono prodotti sprecando energia e materie prime soltanto perchè si trova sempre il “gonzo” che compra.
Forse per fare questo potrebbero bastare le energie rinnovabili anche se “intermittenti”, senza bisogno di usare petrolio, gas, carbone, uranio, o bruciando rifiuti riciclabili in un inceneritore.

#24 david c on 10.15.09 at 09:14

Allora, visto che tutti parlate di tutto ma non proponete rimedi, l’unica cosa sensata, sarebbe che l’energia venisse fatta pagare secondo l’ora di consumo.
Naturalmente quelli che hanno proposto una cosa simile l’hanno fatto con sconti massimi del 2-3%, contanto di guadagnare loro dall’operazione, invece che i consumatori.
Poi vanno a progettare opere, tipo quella che vogliono fare in trentino, pompando l’acqua dal lago di garda per mille e passa metri in un bacino costruito in galleria, sprecando un sacco di energia, al solo scopo di immaggazzinare l’energia notturna, che coperano a prezzi vicino allo zero (dalla Francia) per venderla a costi altissimi nelle ore di punta.Basterebbe che la facessero pagare poco ai consumatori e il modo di utilizzarla al meglio nelle case e negli impianti industriali, lo troverebbero senz’altro senza opere dall’impatto sull’ambiete sicuro.

#25 Amos Bonato on 10.15.09 at 12:15

Una precisazione, da dopo il black out del settembre 2003 le importazioni dall’esterno sono praticamente costanti durante tutte le 24 ore, e quando non lo sono l’energia in più comprata all’estero viene usata principalmente nella fascia oraria 8-22 per “aiutare” a soddisfare il fabbisogno industriale.
Sul sito di terna i dati di produzione giornalieri sono fermi al 30 settembre del 2006, ma analizzandone qualcuno random si può vedere che l’importazione è praticamente costante, oppure dimunisce durante le ore notturne.
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/dispacciamento/dati_esercizio/dati_giornalieri/consuntivo.aspx
Comunque, prima di proporre una qualunque soluzione è necessario avere il quadro della situazione il più chiaro possibile, altrimenti le soluzioni proposte potrebbero essere completamente inutili o controproducenti, come nel caso della messa al bando delle lampade ad incandescenza.

#26 Luigi ruffini on 10.15.09 at 18:35

Le famose lampade ad incandescenza, che anni fa quando dicevo che portavano la gente a tenere accese le luci di più, sui blog mi mangiavano vivo, dandomi del disfattista.
Alemeno adesso il fenomeno ha il nome di paradosso di Jevons (spero di averlo scritto bene).
La coscienza civile purtroppo è una cosa, la legge del mercato un’altra. Aumentando il costo dell’energia elettrica in alcune fasce orarie non avremo un granché di ottimizzazzione, a meno che non si triplichi, cosa difficile. La verità è che il mercato ha dimostrato più di una volta di non essere garanzia di equità o risparmio, e mai di senso civico. Ecco perché anche se prodotti inutili costassero di più alla produzione non cambierebbe granché e sarebbero comunque commercializzati a prezzi poco superiori.
Se non ci diamo una regolata non andiamo lontano…
Un signore che stamattina mi diceva che poteva comprarsi una macchina da 50 mila euro mi ha fatto rispondere che solo perché aveva quel denaro, non voleva dire che avesse il “diritto/dovere” di prendere QUELLA macchina, magari poteva prenderne una ibrida…
L’ho visto guardare per terra, non sapeva cosa rispondere perchè non ci aveva mai pensato.
Forse prenderà quella a cui pensava prima, intanto qualcuno gli ha dato una prospettiva diversa.
Ma la strada è così lunga…..

#27 giotisi on 10.15.09 at 21:40

Nemmeno a me l’idea di ‘decrescere’ spaventa troppo.
Mi spaventa a morte il pensiero di come la mandria reagirà alla sola idea di rinunciare a qualcosa.
Mi spaventa o meglio, mi intristisce un po’ il fatto che probabilmente non ce ne sarà comunque ‘per tutti’: nn sarà certo semplice decidere ne quanti potremo essere, ne chi ci potrà essere.
Ma la cosa che mi spaventa piu’ di tutto è che anche i piu’ accesi picchisti, anche i verdi piu’ fosforescenti, per paura, per non inimicarsi le platee, o per qualche altro motivo, preferiscono glissare; preferiscono giurare che il Kitegen ci salverà (e non conta che io ci creda o meno, che lo speriamo tutti NON cambia il fatto che al momento è poco piu’ di una chimera da sviluppare!) , preferiscono dire che sulla terra abbiamo spazio per tutti i pannelli FV che ci servono (salvo poi ammettere che siamo e saremo per un bel po’ a percentuali ridicole): questo modo di nascondere la realtà porterà dritti alla catastrofe.
Al primo vero picco di scarsità, correremo a costruire centrali nucleari in fretta e furia (= coi piedi), manderemo i soldati a presidiare i pozzi, cacceremo a calci gli extracom accusati di rubare lavoro … ecc,ecc,ecc….
Vivere consumando il 20% dell’energia di oggi si puo’: basta essere la meta’ e consumare la metà: non è la fine del mondo, non è il medioevo: è l’Italia tra le due guerre, come si diceva sopra.
Ci possiamo arrivare preparati e coscienti, ci possiamo arrivare con una guerra : ma lì dobbiamo arrivare.
La nostra generazione temo abbia questo compito; l’avrei volentieri lasciato ad altri.

#28 marco on 10.16.09 at 12:31

Rinnovabili intermittenti?
Come gestire la domanda di energia.

Questo è il titolo di questo post, è un titolo prettamente tecnico, ma se fosse squisitamente tecnico, già i quattro gatti che leggono diventerebbero due sorci spelacchiati.

Invece bisognerebbe che diventassero legioni, orde, tumulto di folle scatenate.Nel senso di libere da catene concettuali che perdurano da troppo tempo.Una di queste è la necessità coatta di crescita esponenziale, qualsiasi sia l’esponente, e illimitata insieme.
Diecimila anni fa questa forma mentis era addirittura necessaria per la sopravvivenza degli esseri umani, e per per certi aspetti limitati e peculiari, lo è ancora oggi.

Il percorso della scienza ne è un fulgido esempio.

Il fatto è che nessun essere vivente, nel modo più assoluto può crescere indefinitamente.Non in questo tipo d’Universo almeno.Eppure, nonostante l’ovvietà di questo fatto, pochi sono quelli che vogliono destarsi da questo incantesimo.Se lo fanno, è solo perchè l’incantesimo stesso li costringe,svanendo impietosamente nella imparziale realtà dei fatti.

La tecnologia non ci salverà, non perchè non serva, ma perchè è insufficiente.Perchè c’è un altro incantesimo aleggiante da alcuni secoli, che sorto per spazzare via cumuli di superstizioni, è diventato esso stesso immondizia conoscitiva.L’incantesimo deriva dalla supposizione che tutte le cose in fondo non siano che macchine comprensibili.Cosa che è ben lontana dall’essere stata dimostrata.

Propongo un argomento:
Come gestire la domanda di saggia intelligenza.(visto che scarseggia) ?
Come gestire la sovrabbondanza di idiozia con cui si risponde alle esigenze dei viventi (tutti) ?
Come farlo in un mondo dove l’unica cosa certa a decrescere, è il tempo utile a reagire?

Come diceva una volta il clero:

“Mistero della fede, rendiamo grazie a Dio……….”

Marco Sclarandis.

#29 Energia per il Futuro » Blog Archive » Lampadine a basso consumo: il paradosso di Jevonson (di Ugo Bardi) on 10.17.09 at 14:29

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