Ma mi conviene il fotovoltaico?

Di Terenzio Longobardi

Negli anni scorsi, ho commentato sul sito di Aspoitalia i decreti nazionali sul conto energia per il fotovoltaico, a partire dai risultati di un foglio excel che avevo elaborato per simulare in prima approssimazione i risultati economici delle varie tipologie d’impianto in funzione della tariffa incentivante. Successivamente sul blog ho scritto questo e quest’altro articolo per analizzare l’efficacia del meccanismo incentivante, individuando tra i limiti del nuovo conto energia la scarsa incentivazione degli impianti di grande potenza, diciamo superiore al MW, che rende poco conveniente l’installazione di questi impianti.

Venni criticato in vari commenti con le accuse di “gufare” il fotovoltaico o di aver sbagliato i conti sui tempi di ritorno dell’investimento. Nel frattempo, a distanza di alcuni anni dalle mie analisi, continuano ad arrivarmi per posta elettronica elogi sperticati seguiti da richieste di accesso al mio foglio excel e domande sulla effettiva convenienza dell’investimento nel fotovoltaico, piccolo o grande, visto che in giro per l’Italia sembra che vengano prospettati ai potenziali investitori grande convenienza e tempi di ritorno bassissimi.

Alla prima domanda rispondo a malincuore di no perché non mi sembra il caso che qualcuno possa usare il mio simulatore a scopo di lucro, visto che io non lo faccio. Alla seconda ribadisco le ragioni delle mie analisi, non conoscendo quelle degli altri.

Ma proprio qualche giorno fa ho letto con piacere questo interessante resoconto di un convegno di Assosolare sul mercato del fotovoltaico in Italia. Si è cominciato a parlare finalmente dei problemi dell’intermittenza e dei limiti della rete di trasmissione italiana, che più volte abbiamo affrontato su questo blog. Ma anche della revisione degli incentivi del conto energia. Il Presidente Chianetta ha inserito tra le varie proposte anche la seguente: “Un’altra considerazione fatta all’interno di Assosolare è che sarebbe più corretto avere una tariffa indicizzata oltre che differenziata tra nord, centro e sud. Investire in una centrale da 1 MW non è conveniente al centro-nord Italia neanche oggi con l’attuale tariffa.”

Ubi maior….

11 comments ↓

#1 Pippo on 10.05.09 at 19:36

A questo punto l’unica è sperare che il petrolio torni a 140 $ al barile e oltre, che il gas naturale raggiunga cifre iperboliche, così da rendere di nuovo appetibili il solare ecc.
Solo che quando questo succederà sarà troppo tardi per fare la trasformazione energetica.

#2 Bricke on 10.05.09 at 21:16

E pensare che ora vogliono anche ridurre le tariffe incentivanti… mah…

#3 giotisi on 10.05.09 at 23:04

In compenso pare che l’incentivo per installazioni da 100 kWp, nel nord italia sia piu’ che sufficiente.
E a me, francamente, girano un po’ gli zebedei a vedere questi industrialotti che si tappezzano il tetto con i soldi della banca che si pappa i miei incentivi.
Io vado in bici per risparmiare, e loro si fanno i soldi con il mio incentivo per comprarsi il SUV… sarà… ma qualquadra non mi cosa….

#4 Luigi ruffini on 10.06.09 at 08:09

Secondo il mio parere l’incentivo va abbassato.
Ora è decisamente alto; ricordiamoci che serve per avviare un settore che si rivelerà cruciale nei prossimi anni, dove la generazione elettrica avviene in modo distribuito. Una rivoluzione che, se si svilupperà in modo graduale, sarà solo un bene.
Non deve diventare un modo per i soliti speculatori di fare soldi, nè per riciclare denaro sporco.
Tra qualche anno non sarà neppure necessario incentivare la produzione fotovoltaica.
Se il cittadino preferisce farsi la macchina nuova (quella sì che è una spesa intelligente?) allora si merita di ritrovarsi bollette astronomiche sul groppone.
Quì semai il problema è un’atro: le gente vende l’inghippo anche dove non c’é. Se i cittadini non investono nel settore, beneficiando degli incentivi, poi non riusciamo a rispettare gli accordi a i 555 milioni di multa ci toccano a tutti.
Negli altri paesi si chiacchiera di meno e si fa di più, senza dar le colpe ai vari governi….

#5 Mimmo on 10.06.09 at 08:51

COncordo con ruffini, anche se ritengo che la burocrazia soffochi il piccolo desideroso di produrre energia fotovoltaica. per quanto riguarda la differenziazione degli incentivi per aree, non son d’accordo: va incoraggiata la produzione e immissione in rete dell’energia, non l’istallazione del pannello. Altrimenti, iperbolizzando, ci troveremmo ad incentivare anche i pannelli solari installati in cantina.

#6 giotisi on 10.06.09 at 14:07

Non mitizziamo sempre ‘gli altri paesi’.
Fatevi un giro in svizzera, francia, germania, belgio, olanda, inghilterra o irlanda (cito questi perchè ci sono stato recentemente) e tanti pannelli quanti ne stiamo installando noi non li vedrete.
O li nascondono o ne stanno facendo meno.

#7 Andrea on 10.06.09 at 23:13

Giotisi,

io vivo in Irlanda e nel percorso dall’Italia verso La granbretagna, sono rimasto impressionato dalla quantita dei pannelli tedeschi nei vari villaggi da me attraversati nel sud del paese. D’altronde 5000 MW installati contro i 400 MW italiani parlano da soli.

Per GB ed irlanda ed in generale per gli altri paesi nordici da te nominati non e’ il caso di parlare di FV ma di eolico.
La Francia e’ invece tutto un grande bluff. E’ presente e sensibile per non essere tagliata fuori dalle potenziali innovazioni ma ‘non gliene puo’ frega’ de’ meno.

Andrea

#8 giotisi on 10.07.09 at 11:55

Ovviamente non pretendo di fare le statistiche ‘a naso’, ci mancherebbe…. e i numeri non si piegano; pero’ tutto il fiorire di FV che si vede in italia, ti confermo che non l’ho visto, nemmeno in germania: pezzi di autostrada (tipo brennero), interi capannoni (zone Bg-Bs), cave, serre… mah… li faranno un po’ meno ‘in vista’

#9 Luigi ruffini on 10.08.09 at 09:19

@ giotisi

I sistemi fotovoltaici realizzati in nord europa sono massicciamente integrati. Intere facciate fotovoltaiche, vetri semi – riflettenti con integrazione, stazioni ferroviarie, aeroporti. Noi ancora stiamo con il pannelluccio sopra le tegole….
In germania usano ormai da 10 anni tecnologie che da noi continuiamo a definire “poco convenienti”.
Nel frattempo producono energia, che noi invece produciamo con centrali termoelettriche con metano acquistato dalla Russia.
Loro l’energia ormai la fanno quasi ovunque. ma da 10 anni, non da 1 o 2 come quì, che ancora stiamo a fare i conti, manco fossimo economisti… e poi quì l’economia non c’entra più! Quì è questione di sopravvivenza…
La Spagna 20 anni fa era definita la cugina povera dell’Italia. L’anno scorso hanno installato 3000 MW. Non so se rendo l’idea…in giro si parla di crisi solo perché è stata limitata a 500MW l’anno. Noi ancora non ci arriviamo e loro dovrebbero essere in crisi?

#10 andrea on 10.14.09 at 04:09

.. si appunto forse meno in vista. Sulla brennero e’ un bel colpo d’occhio, e ben visibile. Sono 734 kW del comune di Isere confinante ad Ovest; mia vecchia conoscenza. E’ l’unica installazione in Italia del tipo ed e’ rientrata nel sistema di incentivazione CE 2005 dopo discussioni ed interpellanze con GSE.
Ma ti garantisco che nonostante il mio occhio sensibile (ho un impianto FV zona Nordest Milano dal 2006) non e’ niente in confronto a quello che puoi trovare nei paesini bavaresi ed in generale della germania del sud.
Per inciso e’ in via di ultimazione un 53 MW in una ex zona militare riciclata (vd. REW (renewable Energy World)) tanto per mantenere il ritmo.

La Spagna ha avuto una impressionante sviluppo ‘a causa’ dell’accativante incentivo, che ora e’ stato drasticamente e d’urgenza ridotto.

Noi invece facciamo fatica, e lo vediamo in questo post che nonostante le condizioni favorevoli del nostro paese, 1100-1600 kWh/a, rispetto ai 900-1100 kWh dei tedeschi, ed un incentivo superiore,non siamo ancora convinti e d’accordo se l’FV conviene oppure no.

Andrea

#11 mauriziodaniello on 10.16.09 at 18:01

Concordo al 100% con Luigi ruffini@ !!!

Anzi noi diciamo “ma un FV è brutto …”, quando all’estero fanno opere d’arte architettoniche con il FV che per assurdo sarebbero vietate con norme Italiche sulla bruttura.

Siamo INDIETRO di 50anni, pensate che chiamiamo ancora “incentivi” quello che incentivi non sono! Mi spiego meglio:

– I soldi investiti nelle VERE energie rinnovabili non hanno “carburante” dall’estero e sfruttano la manovalanza (non spesso la costruzione) e altro Italiana = I soldi girano “in casa” dunque non è una vera spesa dello Stato, ma permette il ritorno economico.

– Le VERE energie rinnovabili non producono (salvo l’atto di farle) CO2 ma anche pericolosissimi cancerogeni e altre malattie = Risparmio sanitario.

– le VERE energie rinnovabili liberano da monopoli commerciali come le sette sorelle del petrolio e i sette fratelli dell’Uranio (già, è un monopolio!) e tutti i loro accoliti = Un beneficio dell’economia e del commercio per tutti.

Ciao