Ricevo dal dr. Francesco degli Innocenti, della Novamont, una serie di considerazioni sul mio articolo sui sacchetti “biodegradabili”. Sulla base di questi nuovi dati, sono più che contento di poter rettificare alcune mie considerazioni. Va detto che avevo scritto chiaramente che il mio articolo non era diretto contro la Novamont, che mi era parsa fornire informazioni sempre corrette, ma piuttosto contro un uso assai ‘allegro’ dei termini come “ecologico” e “biodegradabile”, per esempio, ma non solo, sui sacchetti del supermercato. Non avevo nessun dubbio, come ho scritto, che il MaterBi fosse stato testato in modo corretto e completo dalla Novamont.
Qui, il Dr. Degli Innocenti mi dice che, in effetti, i sacchetti in MaterBi sono stati testati per la biodegradabilità e non solo per la compostabilità; cosa che non era chiara dai dati disponibili sul sito. Ovviamente, quasi qualunque polimero organico è biodegradabile su tempi lunghi. Il problema è il tempo necessario. Anche il polietilene è biodegradabile al 100% se si aspetta un tempo sufficientemente lungo. Quindi, scrivere sui sacchetti “biodegradabile al 100%” se non del tutto scorretto, è quantomeno fuorviante.
Mi dice anche Degli Innocenti che in alcuni mesi, i sacchetti compostano anche nelle compostiere domestiche; cosa che sembra essere confermata da alcuni commenti che avevo ricevuto dai lettori. Mi conferma che il MaterBi non è completamente a base di materiali biologici, ma mi dice anche che stanno lavorando a eliminarli completamente.
In sostanza, sembra che ci sia più che altro un problema di informazione corretta nei riguardi del consumatore che si trova davanti a termini e sigle che non sono spiegate in nessun posto. Capisco che non tutti si interessano dei dettagli di queste cose, ma se uno volesse approfondirle si trova poi davanti a una totale mancanza di informazione su cosa si intende per “biodegradabile”; qual’è la differenza con “compostabile”; il significato dei vari test, eccetera. Il MaterBi è un materiale molto interessante; è il risultato di molto lavoro e molto studio e può rappresentare un miglioramento notevole nella gestione dei rifiuti domestici. Però va usato correttamente e per questo ci vuole un’informazione corretta.
Quindi, ringrazio il dr. Degli Innocenti per questo suo messaggio che spero possa fare chiarezza sulle reali caratteristiche del polimero MaterBi. Vi passo i suoi commenti. Dice che si iscriverà al blog ed è pronto a rispondere a domande e commenti che i lettori gli vorranno fare.
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Gent.mo Professore,
torno ai discorsi fatti ieri al telefono, entrando nel merito di alcune sua affermazioni.
Uso del termine “sacchi ecologici”
Non credo che sia corretto parlare dei sacchi biodegradabili e compostabili come “sacchi ecologici”. Non mi pare che Novamont lo faccia mai. E’ un’espressione vaga e fuorviante. Ossia non vuol dire niente ma allude a molto.
I sacchi sono biodegradabili e compostabili, secondo uno standard internazionale.
“Biodegradabile al 100%, affermazione probabilmente falsa.”
Il termine “biodegradabile” non vuol dire anch’esso niente, perché anche il polietilene è biodegradabile, solo se si ha la sufficiente pazienza di allestire prove di biodegradazione lunghe e, magari, se è possibile usare del polietilene marcato con 14C per aumentare la sensibilità.
A livello accademico questo è stato fatto, specie da A.C. Albertson, una ricercatrice svedese, negli anni ’90. Risultato: il tasso di biodegradazione è dell’1% annuo…
Quindi, evidentemente, si tratta di una biodegradazione del tutto inutile. Infatti, per poter sfruttare la biodegradabilità per scopi pratici, questa deve avere tassi comparabili ai tassi di produzione dei rifiuti. Ossia, tanti rifiuti si producono, tanto velocemente l’opzione di trattamento prescelta (in questo caso la biodegradazione) deve operare. Altrimenti si ha un accumulo.
Quindi la biodegradazione deve essere veloce per avere un valore sociale, altrimenti è puro esercizio accademico.
A livello europeo lo standard di riferimento che indica le caratteristiche che deve avere un imballaggio per poter essere definito come biodegradabile e compostabile è l’EN 13432. A tal proposito, ricordo che il sacchetto per asporto merci è considerato imballaggio, secondo la normativa europea.
Tra le caratteristiche indicate c’è anche la biodegradazione che, come giustamente dice lei, è misurata con il metodo di laboratorio descritto nello standard ISO 14855 (attenzione la ISO 14855 è solo un metodo, non è una “specification”. I limiti sono indicati nella EN 13432).
Secondo la EN 13432 la biodegradabilità da raggiungere è del 90% in sei mesi. Si misura mediante la determinazione dell’evoluzione del carbonio organico, che poi viene rapportato al valore teorico raggiungibile in caso di totale conversione.
Quindi 90% vuol dire che il 90% del carbonio si è mineralizzato, ossia si è convertito in CO2. Il restante 10% è biomassa più un eventuale errore della misurazione.
Tutti i materiali Mater-Bi sono certificati, ossia sono stati testati da un laboratorio terzo, accreditato, ed i risultati validati da un ente di certificazione terzo.
In genere i nostri materiali sono certificati da Vinçotte (marchio”OK Compost”) e/o da DINCertco (Marchio: “seedling”). Si sta ora affermando in Italia il marchio CIC, rilasciato dal Consorzio Italiano Compostatori.
Tutti questi marchi sono rilasciati ai prodotti conformi allo standard EN 13432.
Quindi, i materiali certificati sono biodegradabili nelle condizioni e nei termini indicati dallo standard EN 13432.
Tutto questo per dirle che il termine “biodegradabile al 100%” è vero, perché utilizzato per indicare che il materiale è totalmente biodegradabile, ossia totalmente convertibile in CO2 .
“adatto per la raccolta dell’umido”. Affermazione probabilmente false.
I sacchi biodegradabili per la raccolta differenziata del rifiuto umido sono usati da molti anni sia in Italia, che in Europa. E’ la maggiore applicazione delle plastiche biodegradabili e compostabili. Le posso fare avere numerosissimi studi, fatti da operatori del settore che testimoniano riguardo alla utilità dei sacchetti compostabili, non appena il collega che si occupa di waste management torna da una trasferta. Quindi la affermazione è vera e può essere circostanziata.
Il Mater-Bi non è sostenibile
Il poliestere usato nel Mater-Bi non è polietilentereftalato, ma un prodotto di policondensazione basato su monomeri derivati da oli vegetali. Il poliestere non è ancora totalmente rinnovabile, perché alcuni monomeri indispensabili alla sua produzione non possono ancora essere prodotti da Novamont a partire da fonte rinnovabile. La Novamont è impegnata nello sviluppo ulteriore della sua bioraffineria in Italia che potrà dare le alternative “bio” nei prossimi anni. In ogni caso, già oggi la sostenibilità ambientale del prodotto è elevata. Studi di Life Cycle Assessment (LCA) hanno dimostrato che l’impatto ambientale del Mater-Bi è migliorativo rispetto a quello del polimero di riferimento, il polietilene. Tuttavia al di là del semplice confronto tra prodotti, il vero “significato” del materiale Mater-Bi si rileva nel momento in cui è possibile “far valere” e sfruttare pienamente la biodegradabilità e le conseguenze di questa caratteristica in una logica di sistema e non solo di prodotto nel contesto della raccolta differenziata. Infatti, laddove il prodotto diventa “strumento” di raccolta differenziata, ossia rende possibile, oppure facilita, il riciclaggio, ebbene in quel caso la sostenibilità del sistema nel suo complesso risulta evidente. Quando parlo di riciclaggio mi riferisco al riciclaggio organico ossia al compostaggio e alla digestione anaerobica seguita da compostaggio. A questo proposito le allego uno studio in cui si evidenzia come la biodegradabilità di stoviglie monouso migliora le performance ambientali del sistema complessivo, permettendo di passare da uno smaltimento convenzionale al riciclaggio organico. L’analisi evidenzia come il salto da smaltimento (ossia discarica e incenerimento), a riciclaggio (ossia compostaggio) permette un miglioramento della sostenibilità complessiva.
Compostaggio industriale e compostaggio domestico
Lo scopo dichiarato dello standard EN 13432 è la compostabilità in impianti di compostaggio industriale. Quindi i materiali conformi alla EN 13432, posseggono caratteristiche di biodegradabilità e disintegrabilità adeguate per un impianto industriale, ma non necessariamente sono compostabili anche in un impianto domestico.
La compostabilità domestica si differenzia dalla compostabilità industriale per due principali ragioni: 1) le temperature raggiunte dal cumulo dei rifiuti nella compostiera domestica sono solitamente poco più alte della temperatura ambiente; nel compostaggio industriale le temperature raggiungono i 50°C – con picchi di 60-70°C – per alcuni mesi); 2) le compostiere domestiche non sono generalmente controllate e le relative condizioni possono non essere sempre ottimali (gli impianti di compostaggio industriale, invece, sono gestiti da personale qualificato e mantenuti in condizioni ottimali di lavorazione).
Non abbiamo esperienza riguardo al comportamento del Mater-bi nel tipo di compostatore che lei cita nell’articolo. Lo stiamo per ordinare per conoscerne le proprietà e le potenzialità. Le prove da noi fatte di home composting sono state fatte nei compostatori da “giardino”, dove il materiale permane per mesi. In quelle condizioni i gradi Mater-Bi certificati come “home compostable”, in quanto biodegradano a temperatura ambiente, sono in effetti spariti. Si trattava però di un periodo di mesi e non di una settimana. Conto di ritornare su questo punto non appena abbiamo fatto una sperimentazione con queste compostiere elettriche.
Detto questo, la raccolta differenziata dell’umido si basa sul conferimento del rifiuto ad impianti industriali dove il Mater-Bi è ben accettato, si composta senza problemi, e non crea quindi problematiche.
Cordiali saluti,
Francesco Degli Innocenti
63 comments ↓
Grazie per aver pubblicato celermente le precisazioni. In effetti una cosa che i blog sono capaci di fare e quella di porre i problemi in modo forte e di imporre, di conseguenza, una discesa nell’”arena” del dialogo. Quindi ho rotto gli indugi e mi sono iscritto al sito perchè è chiaro che, per un tema tutto sommato così nuovo e complesso come la biodegradazione delle plastiche, è necessario uno sforzo di comunicazione meno “formale” rispetto a quello dei depliant e anche dei siti web. Soprattutto è necessaria una comunicazione a “due vie”, per capire se ci capiamo. Sono quindi disponibile a portare il mio contributo al sito e a dialogare con tutte le persone interessate all’argomento… compatibilmente con le altre mie attività lavorative. Saluti. Francesco Degli Innocenti
[...] « Eppure, le cose cambiano: le rinnovabili crescono più di tutte le altre forme di energia Sacchetti “ecologici”: la risposta della Novamont [...]
Caro dottor Degli Innocenti, grazie delle precisazioni che ha inserito nel blog del dott. Bardi http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/06/17/sacchetti-ecologici-la-risposta-della-novamont/
Non le nascondo che da ieri, come vede anche dal mio post sopra, prendendo per buono quello che diceva Bardi mi sentivo un po preso in giro da Novamont e da tutti quelli che promuovono il Mater bi.
Ho sempre saputo che il Mater Bi non è la soluzione finale e non si può certo pensare ad una sostituzione della plastica 1 a 1… Però vedo che in moltissime applicazioni il vostro prodotto può essere la soluzione migliore: dal packaging alimentare, al catering, ai sacchetti per l’umido… forse domani arriveranno altre soluzioni – magari proprio da Novamont – però oggi continuerò ad usare il mater bi.
Un’ultima cosa magari insignificante ma che è quella che ha accentuato il mio interesse questo prodotto: è un prodotto italiano, nato da ricercatori italiani, da una donna italiana che – Catia Bastioli – che mi sembra sia stata premiata come inventore dell’anno dall’Unione Europea e dall’Ufficio Europeo dei Brevetti…. per una volta che abbiamo una vera eccellenza italiana perchè non esserne anche fieri?….
Posto questo mio intervento anche nell’altro blog
[...] blog Nuove Tecnologie Energetiche di Aspo il 14/6 è stato pubblicato un post dove veniva messa in dubbio la biodegradabilità al [...]
Anch’io cominciavo a nutrire dubbi sul MaterBi e sicuramente la precisazione ha avuto il suo peso.
Parlo di questo scambio dal punto di vista del WEB 2.0 e della comunicazione sul mio Blog
http://www.up-comunicazione.com/pensierilaterali/2009/06/17/web-20-limportanza-della-presenza-in-rete/
La questione “biodegradabilità della plastica” è complessa. Non è possibile esaurirla con pochi commenti. Per coloro i quali sono interessati ad approfondire l’argomento posso segnalare la mia disponibilità, come addetto ai lavori, a fornire ( su richiesta )un paio di documenti: il primo che riassume i significati e le “dietrologie” dei vari test utilizzati e un secondo che esprime il mio personale parere ( negativo ) sull’utilizzo dell’amido di mais per realizzare biopolimeri o biocombustibile ( il mais va lasciato per le tortillas ! ). Per quelli che amano “la parola detta” segnalo una mia ( un po’ pallosa ) conferenza su You Tube (www.youtube.com/watch?v=b6Pv5IF-lXY).
Io li leggerei con attenzione i tuoi documenti; come si fa per averli?
Vorrei affrontare il discorso dell’uso dell’amido per scopi non alimentari, sollevato da paolobro. Lo scorso anno c’è stato un grosso sommovimento dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari. La causa è stata individuata nella produzione crescente di biocombustibili. Non sono un economista ma credo che sia ora chiaro che la cosa è stata fondamentalmente dovuta ad un processo speculativo…ora i costi delle materie prime si sono riabbassate. Eppure sia il bioetanolo che il biodiesel sono ancora prodotti…quindi la correlazione biocombustibili –> aumento prezzi non sembra giustificata. Con questo non voglio dire che l’effetto del crescente uso di materie prime agricole per scopi non-food non debba essere attentamente monitorato. E’ necessario però distinguere problematiche di natura differente e non fare un fascio unico. Comunque mi sembra corretto ricordare che non sono solo le plastiche biodegradabili ad utilizzare l’amido nel mondo industriale. E’ solo il settore industriale più recente e quello più famoso (perchè più innovativo) ma sicuramente non il più “vorace”. L’amido è, infatti, impiegato anche nei seguenti settori industriali: adesivi (produzione di adesivi); agrochimica (pesticidi, concia del seme); cosmetici (cipria e talco); detergenza (tensioattivi, sequestranti, ecc.); medicali (sostituti del plasma); trivellazione per l’estrazione di petrolio (modificatore di viscosità); carta e cartone (legami, copertura); purificazione (flocculanti); tessile (imbozzimatura, finitura e stampa, ecc). Un po’ di dati. Nel 1996 il mercato industriale dell’amido in Europa ammontava a 2,6 milioni di tonnellate (quando ancora il Mater-Bi era in fasce…). L’uso industriale nel Regno Unito contava 222.000 tonnellate, ovvero il 25% degli amidi totali impiegati nel Regno Unito (questi dati sono ricavati da R.P. Ellis, M P Cochrane, M FB Dale, C M Duffus, A Lynn, I M Morrison, R D M Prentice, J Stuart Swanston, S A Tiller (1998) Starch Production and industrial us. J. Sci Food Agric 77:289-311). Il mercato dell’amido totale europeo al momento sembra aver superato gli 8 milioni di tonnellate. http://www.flex-news-food.com/pages/13882/Starch/starch-%E2%80%93-indispensable-food-ingredient-faced-market-challanges.html
Detto questo, la preoccupazione espressa da paolobro è condivisibile: per avere uno sviluppo del settore dei bio-based sempre più “sostenibile” è necessario studiare ed indirizzarsi verso colture adatte agli scopi prefissati, ossia non-food, e con esigenze (idriche, di fertilizzanti, di lavorazione ecc.) basse. Credo che questo obiettivo sia ora perseguito da molti. Un saluto per ora.
A cosa serve produrre shopper in Mater-Bi se poi posso soltanto essere compostati in impianti di compostaggio ad alta temperatura (+58°)?
Vorrei dal dottor Degli Innocenti un chiarimento sulla biodegradabilità del Mater-Bi indicata. Lei afferma che il 90% del carbonio viene mineralizzato in CO2 e per il 10% va in biomassa, presumo degli organismi decompositori in azione nel processo di biodegradazione.
Una delle problematiche della evoluzione delle plastiche abbandonate in natura, ad esempio in mare, è la sua frantumazione e trasformazione in particelle sempre più minute che possono essere incorporate negli organismi marini e risalire la catena alimentare.
Questo restante 10% proveniente dal Mater-Bi risulta metabolizzato o solo fisicamente incorporato?
Grazie.
Per Vittorio Luisi. Il compostaggio è un trattamento accelerato dei rifiuti organici (scarti di cucina, sfalci erbosi, ecc.) che viene attuato in impianti specifici. I rifiuti raccolti dalle utenze domestiche, dai ristoranti, mense, giardini ecc. vengono conferiti a questi impianti. I rifiuti organici, mantenuti nelle opportune condizioni di areazione e di umidità, vanno naturalmente incontro alla biodegradazione, con produzione di calore e innalzamento della temperatura (anche i batteri, come noi, producono calore, poco. Ma molti batteri producono molto calore…). In queste condizioni i rifiuti si trasformano, in un periodo di tempo pari, mediante, a 3 mesi, in compost, un terriccio molto utile per la fertilità dei suoli. Il compostaggio (talora preceduto da uno stadio di digestione anaerobica) è il trattamento biologico di eccellenza per i rifiuti organici (“l’umido”) che non sono adatti all’incenerimento (troppa acqua) e sono vietati in discarica (per il problema effetto serra). Il compost però deve essere di buona qualità, pulito, privo di plastica ed altri contaminanti. Per ottenere questo risultato è necessario raccogliere i rifiuti organici mediante la raccolta differenziata per escludere materiali non idonei al compostaggio. Il normale sacco di plastica non è adatto, perché la plastica non è biodegradabile e non può essere compostata. L’utente deve scegliere tra raccogliere i rifiuti in un bidone “nudo” (senza uso di sacchi) oppure se preferisce usare un contenitore, deve usare dei sacchi compostabili. Purtroppo una frequente fonte di contaminazione dei rifiuti organici è rappresentata dai sacchi di plastica distribuiti nei supermercati che, dopo aver assolto al compito di trasportare la spesa, vengono usati per la raccolta dei rifiuti, anche quelli umidi. Se però i sacchi sono compostabili, dopo la spesa, possono essere utilizzati per la raccolta dei rifiuti organici e questo rappresenta un servizio per il consumatore (che si trova tra le mani un sacco che può anche essere usato per l’”umido”) e un servizio per il compostatore, che riceve rifiuti “puliti”, contenuti in sacchi del tutto compatibili col compostaggio.
Tutto questo discorso vale per il circuito “raccolta differenziata”-”compostaggio industriale”.
Oltre alla raccolta differenziata ci sono anche cittadini che usano le compostiere domestiche per farsi il compost in giardino, partendo dagli sfalci erbosi e dagli scarti di cucina.
In realtà, il Mater-Bi è compostabile anche in impianti “domestici”. Anche in questo caso esistono esperienze pratiche e una certificazione specifica (“OK Compost Home” della Vincotte) che ha come riferimento un tipico processo di “compostaggio domestico” della durata di qualche mese. Questo è, in effetti, la durata tipica nelle compostiere domestiche, dove si lascia il compost per un lungo tempo a maturare. Il Prof. Bardi ha usato un compostatore elettrico da cucina, un elettrodomestico non ancora molto diffuso, per quanto ne so. La macchina sembra interessante però ho il sospetto che una settimana sia insufficiente per arrivare ad un compost maturo e ho paura che il consumo di elettricità per il riscaldamento renda la cosa poco sostenibile sia in termini economici che ambientali. Ci stiamo attivando comunque per capire meglio le potenzialità di questa tecnologia, e tornerò sull’argomento nel momento in cui avremo fatto una valutazione. Saluti.
per Carlo. I documenti li potrai avere inviandomi una mail. La mail la devi chiedere agli amministratori del sito che hanno tutti i miei dati. Saluti
Gent.mo Dr. Degli Innocenti a questo punto mi pare che non sia del tutto corretto indicare con il termine Compostabile gli shoppers realizzati in mater-bi; ma bisognerebbe indicare che lo sono esclusivamente alle alte temperature (+58°), in quanto da verifiche sul vostro sito pare che abbiate superato esclusivamente test per compostaggio ad alte temperature (EN 13432).
Inoltre le chiedo qual è il costo/beneficio per l’utilizzo dei sacchetti in mater-bi?
Grazie della sua disponibilità.
Per Pino. Approfitto della domanda per rispondere in modo più articolato di quanto sarebbe necessario (per Pino intendo, che ha fatto una domanda puntuale).
Ogni organismo, compresi i batteri, usano gli alimenti per due scopi: (1) produrre energia, necessaria per il funzionamento della “macchina biologica” (2) fare massa, anzi “bio”-massa.
Il primo obiettivo viene raggiunto mediante la respirazione che, in pratica, è una combustione controllata. La sostanza nutritiva viene ossidata completamente con consumo di ossigeno e produzione di anidride carbonica. L’energia emessa in questa “combustione biologica” viene sfruttata per le necessità dell’organismo.
Il secondo obiettivo consiste nella riduzione della sostanza di partenza nelle sue componenti di base, che vengono poi “riassemblate”, secondo le esigenze del momento, in muscoli, zuccheri, grassi ecc.
Dunque, i microorganismi usano le plastiche biodegradabili come alimento, quindi in parte lo trasformano in CO2 e in parte lo assimilano. Per capire se una plastica è biodegradabile, si misura generalmente la produzione di CO2 emessa da una popolazione microbica messa a contatto con la plastica di interesse. Facendo così, però, si segue solo una via della biodegradazione, quella della respirazione. La via della produzione di biomassa (detta via anabolica) non è monitorata, perché metodi precisi da un punto di vista quantitativo non sono ancora disponibili. Quando quindi si dice che una sostanza è “biodegradabile al 90%” si intende dire che la sostanza è stata convertita a CO2 mediante respirazione per il 90%. Questo non implica che il restante 10% è ancora indigesto. E’ estremamente verosimile anzi che il 10% sia stato bioassimilato, ossia biodegradato in molecole più semplici incorporate poi in strutture cellulari.
Comunque, per fugare ogni dubbio, il laboratorio di biodegradazione fa una analisi extra, non richiesta dalla EN 13432. Applichiamo un approccio analitico al compost residuo per arrivare ad un migliore bilancio di massa. In altre parole, il compost finale viene sottoposto ad analisi chimica per evidenziare tracce di polimero indigesto. Il risultato è negativo. Quindi per rispondere alla domanda di Pino: il Mater-Bi viene completamente biodegradato, non lasciando residui polimerici non digeriti.
Saluti.
Gentile dr. Degli Innocenti a detta di Novamont e confermato dalle sue precedenti risposte su questo blog il prodotto Mater-Bi contiene, usualmente, una percentuale del 10 % di polietilene ( per dare struttura, resistenza, etc )che verrà, in futuro, sostituito con altra molecola più biodegradabile.
Considerando che, come lei ha giustamente sottolineato,il polietilene si biodegrada in ragione dell’1% per anno come è mai possibile che possa raggiungere ( anche come bilancio di massa )una biodegradabilità pressochè totale ( 100% o giù di lì ) nei tempi indicati dalla EN13432 ( sei mesi )? Ovvero com’è possibile che questo 10 % ( più o meno ) “sia stato bioassimilato” o ” mineralizzato ” a CO2 ?
In sintesi un prodotto che degrada “velocemente” ( in 180 giorni ) del 90 % e poi presenta un “residuo duro ” che rimarrà nell’ambiente per altri 90 anni ( minimo ) è da considerarsi ecocompatibile/veramente biodegradabile/ecologicamente corretto ? Oppure è un po’ una presa in giro ?
Dr. Degli Innocenti vorrei sapere se il Mater-Bi si Biodegrada in discarica?
Per Vittorio Luisi.
In realtà il compostaggio è un processo che si svolge ad alte temperature. Anzi esiste una polemica sul termine “compostaggio domestico”. C’è chi dice che il compostaggio domestico (che è “freddo”) non è compostaggio e chiamarlo così è fuorviante. Per molti il compostaggio domestico non dovrebbe essere favorito perchè non garantirebbe le fasi di sanitizzazione (possibili solo, appunto, grazie alle alte temperature), non garantirebbe il mantenimento delle condizioni aerobiche, ecc.
Quindi il termine compostabile è del tutto appropriato per il sacco in Mater-Bi, perchè la EN 13432 è appunto: “Imballaggi – Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi”.
Riporto sotto una nota che descrive, in sintesi, quale è lo schema di prova della EN 13432.
La saluto per ora.
Secondo la EN 13432, le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere sono le seguenti:
• Biodegradabilità, ossia la tendenza del materiale ad essere convertito in CO2 grazie ai microrganismi. Questa proprietà è misurata col metodo standard EN 14046 (uguale a ISO 14855: biodegradabilità in condizioni di compostaggio). Il livello di biodegradazione minimo è pari al 90% da raggiungere in meno di 6 mesi. (Nota: fattori sperimentali quali l’errore nella misura e la formazione di biomassa, rendono difficile il preciso raggiungimento del 100%; per questo motivo la soglia di accettabilità è stata fissata al 90% e non al 100%).
• Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (EN 14045). Campioni del materiale di prova sono compostati insieme con rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un vaglio di 2 mm. La massa dei residui del materiale di prova con dimensioni > 2 mm deve essere inferiore al 10% della massa iniziale. (Nota: anche in questo caso una tolleranza del 10% è permessa tenendo conto del tipico erroredi misura nelle analisi biologiche).
• Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Verificata con una prova di compostaggio su scala pilota.
• Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) e altre prove analitiche sono eseguite su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma, da solo, non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D’altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.
La norma UNI EN 13432 è una norma armonizzata, ossia è stata riportata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee, è stata recepita in Europa a livello nazionale e fornisce presunzione di conformità alla Direttiva Europea 94/62 EC, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.
Scusate, ma c’è una cosa che va precisata. Sento parlare di EN 13432 come di una “norma”, quasi che che essa abbia valore giuridico. Non è così e per di più la 13432 (stranamente modificata dal testo originario e capovolta nel suo significato reale) serve solo a far presumere che siano rispettati gli standards descritti dalla CEE nelle sue direttive aventi – quelle sì! – vvalore di norma giuridica.
Dr.degli Innocenti
Quindi il Mater-Bi non di Biodegrada in impianti di Compotaggio Domestici!!!
Per Paolobro.
No, c’è un equivoco. Non c’è polietilene nel Mater-Bi. Ho parlato di poliesteri biodegradabili. Totalmente biodegradabili.
Per Giuseppe Chiave.
Le condizioni che si trovano nelle discariche (discariche non attive, sigillate) non favoriscono il processo di biodegradazione del Mater-Bi ed in genere dei materiali solidi. Questo era stato già verificato nel “Garbage Project” in USA negli anni ’70. Di conseguenza, il Mater-Bi non partecipa in modo significativo alla formazione del biogas nella discarica. Ciò è stato dimostrato sperimentalmente in uno studio condotto da un laboratorio belga (Organic Waste Systems) che ha applicato lo standard ASTM D 5526 “Standard Test Method for Determining Anaerobic Biodegradation of Plastic Materials Under Accelerated Landfill Conditions”.
Saluti per oggi.
Per Alted.
La EN 13432 è una norma tecnica armonizzata.
Quindi, è vero, non è una “norma cogente”, non è una legge. Forse per evitare confusione è meglio parlare di “standard” che è comunque sinonimo di “norma tecnica”.
Dato che è armonizzata rientra nel cosiddetto “nuovo approccio” delle direttive europee.
Mi scusi, ma non capisco il senso della frase “stranamente modificata dal testo originario e capovolta nel suo significato reale”.
Saluti.
Per Vittorio Luisi.
La pregherei di tornare un momento alla risposta numero 9 (nella parte finale), perchè ho lì affrontato il tema della compostabilità in compostatore domestico.
Grazie.
Dr.Degli Innocenti vi vorrei chiedervi:
Ma il Mater-Bi è riciclabile con le altre materie plastiche?
Le caratteristiche meccaniche sono le stesse di uno shopper normale?
Ma allora tutti questi sacchetti in Mater-Bi che vendono “a caro prezzo”
nella GDO (Esselunga, Coop, Iper, Despar, ecc..) che indicano Biodegradabile 100%
e Compostabile E’ DEL TUTTO INGANNEVOLE!!!!!!!
Ecco perchè il sacchetto nel mio compost domestico NON si Biodegrada!!!!
Qualcuno deve PAGARE per questo!!!
Dr. Degli Innocenti,
Quanto Mater-Bi produce oggi Novamont?
Quante risorse agricole sfrutta per la sua produzione?
Dove avvengono queste produzioni?
Mi associo a Carlo Comuniello.Qui Ci state tutti ingannando.
Egregio Dr. degli Innocenti ci dia delle risposte concrete e cercate di non speculare su Noi Consumatori!!!!!
faccio un ringranziamento al Prof. Bardi a cui chiedi di esprimere un giudizio in merito a tutta questa torpida situazione
Aiuto… ragazzi! Non vi ci arrabbiate; la situazione non mi sembra “torbida”, mi sembra però effettivamente complicata.
Comunque, per riassumere, non ci sono soluzioni “perfette” al problema del sacchetto compostabile che, a mio modesto parere, rimane un po’ una chimera. Il MaterBi non è certamente perfetto, però è sicuramente molto migliore del polietilene. Quindi è un passo avanti. Poi, siccome è una cosa nuova, dovremo verificare come si comporta in pratica. Io ho visto che nel mio compostatore non funziona molto bene ma, mi fa giustamente notare Degli Innocenti, il mio è un compostatore molto particolare. Probabilmente composta bene in un compostatore domestico se gli si da abbastanza tempo. Invece, se qualcuno lo butta in discarica o nel fiume, ci vorrà parecchio tempo perché sparisca. Questo potrebbe causare problemi, insomma… si va avanti. Però io continuo a credere che la vecchia sporta della spesa sia la cosa migliore!
Comunque, è stato sollevato un punto abbastanza fondamentale, quello dell’impatto della produzione di biopolimeri sulla produzione alimentare. Su questo punto mi scuserà il Dr. Degli Innocenti se lo contraddico sulla sua affermazione che l’incremento dei prezzi delle sostanze alimentari era dovuto alla speculazione. Purtroppo non è così. Siamo in grosse difficoltà per mantenere la produzione di cereali a livelli soddisfacenti e i nuovi rincari delle materie prime si stanno facendo sentire pesantemente. Quindi si tratterebbe di capire che impatto sulla produzione totale ha la produzione di sacchetti in MaterBi. A naso, direi che è abbastanza piccola, ma ci sono dei dati quantitativi?
Un’altra domanda per il Dr. Degli Innocenti. Non sarebbe possibile fare dei sacchetti “commestibili”, come i coni dei gelati?
@ 22 e 24
Non capisco davvero perchè questi toni… mi sembra che Degli Innocenti (nomen omen) abbia dato delle spiegazioni più che esaurienti ed è addirittura sorprendente che un dirigente di una azienda si presti in questo modo a dialogare con gli utilizzatori del suo prodotto. Queste accuse di inganno davvero non le capisco. Suggerirei di rileggere i post precedenti…
Si, mi associo con Carlo, Degli Innocenti sta facendo un eccellente lavoro informativo, non c’è ragione di usare questi toni nella discussione
Ah…. poi vedrò di riassumere quello che è stato detto qui in un altro post
Egr. Dr. Degli Innocenti,
Gent. Dr. Bardi,
ho seguito con molta attenzione tutti i commenti e vorrei evidenziare 3 punti fondamentali:
1) Bisogna dare atto e riconoscimento a Novamont prima nella persona di Raul Gardini e poi della Dr.ssa Catia Bastioli di aver dato un importante contributo alla scienza ed alla chimica mondiale sulla ricerca di nuove tecnologie produttive alternative alle risorse petrolchimiche o comunque nuovi input per la ricerca e la sperimentazione.
2) Attualmente in base alle dichiarazioni e dai dati certi e confermati da test pubblicati da Novamont già eseguiti e riconosciuti possiamo affermare che il Mater-Bi :
a) E’ Biodegradabile in impianti di compostaggio industriale ad alte temperature cioè almeno a (+58°) (ISO 14855; EN 14046)
b) Non è Biodegradabile in impianti di compostaggio domestico o comunque in
impianti che lavorano a temperatura ambiente.
c) Non è Biodegradabile in discarica.
d) Non è Biodegradabile se viene interrato
e) Non è Riciclabile con la plastica tradizionale.
f) Non è Riutilizzabile N volte come la plastica tradizionale.
g) Non ha le stesse caratteristiche meccaniche della plastica tradizionale
3) Per produrre il Mater-Bi bisogna:
a) Utilizzare molta acqua
b) Utilizzare molti terreni per la coltivazione del mais
c) Grosso dispendio energetico per la produzione
d) Utilizzare poliesteri di natura petrolchimica
e) Ingenti costi per la produzione
f) Etc…….
Considerazioni :
A questo punto mi chiedo a cosa serve l’utilizzo di questo Mater-Bi se non esclusivamente per farlo finire in impianti di Compostaggio Industriali?
Viceversa ci aiuta
- Ad aumentare i prezzi delle derrate alimentari.
- A consumare molta acqua
- A bruciare i terreni
- A utilizzare comunque prodotti petroliferi
- A pagarlo il triplo o più rispetto al sacchetto tradizionale
- Ad accelerare a distruggere l’eco sistema
Vi siete mai chiesti quanti Milioni di Euro ci sono voluti e ci vogliono per mantenere questa BARCA?
Chi paga?
I fondi economici che utilizzano per questo scherzo da dove provengono?
Per quanto riguarda il messaggio che viene indicato sui sacchetti in Mater-Bi da parte della Grande Distribuzione (Esselunga, Coop, Iper, Despar, ecc..) Biodegradabile e Compostabile, a mio modesto parere è ingannevole perché come dimostrato e confermato anche dal Dr. Degli Innocenti, ad oggi Novamont Certifica Esclusivamente il Compostaggio Industriale (EN 14046, ISO 14855).
Signori miei secondo me la cosa peggiore è che su quei sacchetti c’è anche il simbolo di Legambiente!!!
Secondo voi i signori della Grande Distribuzione e Legambiente utilizzando questa tecnologia a cosa contribuiscono???
Salvaguardia ambientale?
Ecologia?
…………….grazie!
[...] Presentazione « Sacchetti “ecologici”: la risposta della Novamont [...]
Comunque grazie al dr. Degli Innocenti per le sue delucidazioni. In effetti è stato gentilissimo e si è prestato ad essere “un po maltrattato ” dalla comunità virtuale. Tuttavia, pur capendo la sua posizione “istituzionale”, concordo con la sostanza del discorso fin qui sedimentata :
- il Mater-Bi se viene utilizzato solo per fare sacchetti per la spazzatura non serve a niente;
- le sue peculiarità dovrebbero vederlo impiegato in altri settori ( es. farmaceutico );
- produrlo è un assurdo economico ( e quindi ecologico !);
- i messaggi di marketing relativi al Mater-Bi sono equivoci e si prestano ad antipatiche interpretazioni;
- il fatto che sia spesso associato al logo di Legambiente è abbastanza scandaloso ;
- le norme di riferimento sono, come minimo,approssimative e suscettibili di miglioramento.
In attesa di ulteriori passi tecnologici verso una plastica “biodegradabile, compostabile,robusta quando serve, non facilmente disgregabile in casa da un po’ di rifiuti ma biodegradabile in impianti domestici, industriali e in discarica,poco costosa, riciclabile, riutilizzabile “, USIAMO LA BORSA DELLA SPESA IN PAGLIA ( naturalissima ma non biodegradabile ne compostabile per via della cera che la ricopre ma di lunga durata)o in PLASTICA VERA SEMINDISTRUTTIBILE! Saluti a tutti e grazie della bella discussione.
Suggerisco di vedere questo filmanto tratto da REPORT http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-Report%5E22689,00.html#
Di solito la Gabbanelli è piuttosto informata no?
Buongiorno. E’ lunedì, e come temevo la lista di domande è cresciuta… Come anticipato nel post n.1, le risposte arriveranno, ma con una velocità variabile, sulla base del tempo disponibile, seguendo l’ordine delle domande.
Riguardo al riciclaggio (domanda di pascal casalnuovo). Il Mater-Bi è riciclabile (nel senso che può essere rilavorato per produrre nuovi pellet plastici di Mater-Bi) in modo analogo agli altri materiali plastici tradizionali, non biodegradabili. In realtà però il miglior modo di riciclare il Mater-Bi è tramite il “riciclaggio organico”, ossia mediante compostaggio aerobico (eventualmente preceduto da digestione anaerobica). In questo modo si origina un nuovo prodotto, ossia il compost, che è un prezioso ammendante del suolo. Credo che i benefici del compost sulla fertilità del suolo e sull’ambiente in generale, siano sottovalutati e forse non molto conosciuti. La conoscenza di tutti gli aspetti positivi legati all’uso del compost renderebbe chiaro che la raccolta differenziata dell’organico,la sua biotrasformazione in humus e la sua applicazione nei terreni è veramente un processo virtuoso, sia dal punto di vista agronomico che ambientale. Per informazioni sul compost e sul compostaggio: http://www.compost.it/
Saluti.
Signor Carlo Comuniello:
Come ho già spiegato, i sacchi sono conformi alla Direttiva Europea sugli Imballaggi e rifiuti di Imballaggio (94/62/EC) in particolare perchè soddisfano i requisiti dello standard armonizzato UNI EN 13432.
Questa affermazione è comprovata da fatti inconfutabili ed è certificata da terzi. Può essere provata in qualsiasi contesto. La sua affermazione, in stampatello, viceversa non è basata su fatti. Rimango comunque a disposizione per eventuali ulteriori spiegazioni, se ne ha bisogno, salvo che si rimanga ben piantati sui fatti, sia di scienza che di legge, senza alzare il tono della discussione in modo inutile, anche se siamo in un blog, ossia in un contesto informale.
Cordiali saluti
Gentile dr. Degli Innocenti
non riesco a trovare il lavoro, anni 90, di A.C. Albertson circa la velocità di biodegradazione del polietilene ( 1% l’anno ? )come da sua citazione. Vorrebbe essere così gentile da fornirmi indicazioni più precise ? Le normali banche dati non riportano nulla ma forse è da ricercarsi in letteratura specializzata. Ho trovato solo un lavoro del 98 presentato ad un convegno in Austria. Grazie della cortese collaborazione.
A margine di tutte queste belle discussioni su tempi e metodi della biodegradabilita di un polimero termoplastico prodotto con Mater Bi o altri polimeri derivati da amidi e similari ,che mi pare di capire abbiano molte contraddizioni , mi pare che esistano anche altri sistemi per produrre materiali biodegradabili partendo pero’ da normali polimeir tipo polietilene, ovvero per garantire una biodegradabilita che ,se non nell’arco di pochi mesi, garantisce comunque la conversione della plastica in acqua,anidrichde carbonica e biomassa in tempi piu’ che ragionevoli
Grazie anche da parte mia: è bello poter approfondire con degli esperti!
Buonasera. Vedo che Roberto (post numero 38) è fan dei polimeri tradizionali che si degradano “in tempi più che ragionevoli” grazie ad altri sistemi (immagino alluda agli additivi di degradazione). “Paolobro” (post 4, 10, 13, 33, 37) è il dottor Paolo Broglio, un collega biologo, che non ho avuto il piacere di conoscere ma che vedo, dalla sua conferenza in Youtube (www.youtube.com/watch?v=b6Pv5IF-lXY), essere un sostenitore dell’ additivo ECM Masterbatch Pellets, ossia un additivo per rendere degradabili le plastiche tradizionali (per Paolo Broglio: lo studio sulla biodegradazione del PE è A-C. Albertsson and S. Karlsson, Journal of Applied Polymer Science, 1988, 35, 5, 1289. In realtà, a riguardarlo, è 0.1% anno, per essere precisi..).
Spero che tutti quelli che hanno interessi commerciali, diretti o indiretti, nel campo delle plastiche degradabili e che intervengono in questo blog lo dicano in modo chiaro, facciano “coming-out”. In questo modo credo che la discussione diventi più chiara e più trasparente. Da ora in poi, per quanto mi riguarda, mi concentrerò sulle domande che pongono questioni serie, poste in modo chiaro. Saluti per ora.
Gentile dr. Degli Innocenti
grazie del riferimento bibliografico.
Nel caso il suggerimento di “caming-out” fosse dedicato al sottoscritto vorrei farle notare che :
- paolobro è il nick name non molto velato di paolo broglio,utilizzato di solito nei blog a cui partecipo;
- in R4 ho specificato di essere un addetto ai lavori e ho indicato un sito You Tube dove sono addirittura dichiarato e visibilissimo ( sembra che anche lei lo abbia visto );
- non sono un “sostenitore di ECM” ( addittivo ). La sua affermazione è molto inesatta e scorretta; evidentemente non ha ascoltato bene la conferenza in cui la mia posizione è ben più articolata. Sono un ricercatore che, essendo indipendente,ragiona con la propria testa e non ha “plastica da vendere”. Le mie posizioni sono pubbliche e disponibili in memorie scientifiche.
- non credo sia buona politica essere sospettosi ed offendere le persone.
Saluti
Gent.mo Dr. degli Innocenti, quello che vedo dai post precedenti, nella maggiorparte delle domande viene chiesto di dare delucidazioni e chiarimenti in merito al Mater-Bi. Mentre le sue risposte sono evasive e confusionali che obiettivamente non mi spiego.Non mi sembra che negli utenti di questo blog ci sia un interesse commerciale,anzi ,noto, una forte preoccupazione a riguardo delle proprietà cosi tanto acclamate del Mater-Bi, e smentite da parte di alcuni utenti e soprattutto dal Prof. Bardi.Egregio dottore , penso, che ognuno di noi,prima di rivestire una carica sia essa scientifica o commerciale, è un cittadino comune e pertanto ha tutto il diritto di esigere dei chiarimenti e delle spiegazioni su situazione torbide come queste.Mi aspetto, come penso tutti gli altri utenti, che lei quale persona qualificata ci dia tutte le risposte con chiarezza e senza indugi.
Saluti
mi associo all’ opinione di Vittorio Luisi e vorrei aggiungere prof. Degli Innocenti,il motivo che lei partecipa a questo blog è quello di dare, come penso, chiarimenti in merito alle caratteristiche del Materbi e giustificare le dichiarazioni e sperimentazioni fatte dal Prof. Bardi, pertanto anche io le chiedo di non scivolare su questioni futili ma di tener fede all’ impegno professionale che ricopre.Mi auguro soltanto che non pensi di parlare con degli stupidi.
cordiali saluti
a me tanto futili non sembrano! Se è vero che si hanno degli interessi diretti, la correttezza obbligherebbe a dichiararla! Il tipo di Novamont ha detto chiaramente chi è e a quali interesse era legato… non mi sembra che paolobro sia stato altrettanto corretto…non credo che tutti siano tenuti a sapere chi sia
sono perfettamente d’accordo con Vittorio Luisi
per produrre il mater-bi si usa mais (geneticamente modificato) tipo OGM ?
capisco la difesa accalorata del Mater Bi da parte del Dr.Degli Inoccenti, ma se si fa una discussione seria, perche’ non parlare anche delle altre opportunita’ che possono esserci sul mercato ? A fronte di un panorama completo si possono trarre conclusioni, se ci si sofferma solo sul Mater Bi diventa un monologo e uno scambio di vedute accusa-difesa
Io inizio a non capire più niente…
1) anche io ritengo che chi ha interessi di parte debba metterli sul tavolo in modo che si conoscano a priori!
2)Se Degli Innocenti si rende conto di avere un interlocutore professionale, credo faccia benissimo a chiedere il “coming-out” altrimenti è guerra impari.
3) Sono state mosse delle obiezioni al mater bi, e invece di riconoscere che le risposte sono state date, si è continuamente allargato il discorso… mi aspetto da un momento all’altro che gli scontri in Iran siano stati causati dal Mater bi
4) nell’ultimo post sembra quasi che si attacchi il tipo di Novamont perchè parla solo di Mater Bi… e di cosa dovrebbe parlare????
Mi sono anche stancato della parte di difensore d’ufficio del Mater Bi che non mi appartiene…
Mi auguro che chi modera questo blog dica qualcosa perchè così davvero tra poco si parlerà della febbre suina e dell’epidemia di AIDS in Su Africa!!!!
O si dicute seriamente o io, francamente… passo!
PS
gli iteressi di parte possono essere assolutamente legittimi, ma devono conoscersi
Forse il mio sarà il 50esimo commento.
Viene da pensare che se una semplice busta per la spesa, sebbene estrusa in un nuovo materiale che è biodegradabile, ma solo a certe speciali condizioni, suscita tante discussioni, allora la sete di conoscenza del cosidetto consumatore è veramente grande.
Meno male.
Non si scoraggi il signor Carlo #48 e #49, che inizia a non capirci più niente. La natura è sottile ma non maliziosa, credo dicesse Albert Einstein.Personalmente credo che la scoperta del “mater-bi” sia importante in sè, al di là della sua applicazione alle buste o alle stoviglie usa e getta.
Anzi,proprio sul concetto di usa e getta credo sia necessario riflettere, per capire dove sia applicabile con pieno vantaggio e minimo inconveniente, e dove invece non sia una abitudine assolutamente idiota.
Anzi ancora, credo proprio che di indegradabile, vi siano sopratutto molte abitudini contratte in quest’ultimo mezzo secolo d’ebbrezza petrolifera.
Per concludere, ridimensionata l’abitudine perniciosa all’usa e getta indiscriminato, il mater-bi potrà svolgere il suo meritato compito
di plastica biodegradabile.
Le cosi’ dette plastiche biodegradabili sono sicuramente un passo avanti nel miglioramento della gestione dei rifiuti che sta progressivamente peggiorando. Considerando il fatto che il consumatore acquista beni pagando molte volte’ piu’ il costo dell’imballaggio che del prodotto in esso contenuto
abbiamo un gigantesco consumo di imballaggi e quindi di rifiuti.
Questa montagna composta in maggior parte da materia plastica degrada in 100 anche 200 anni.
Il fatto di accorciare questa catena portando la degradazione in soli 3-5 anni e’ un passo veramente importante , e’ qui che il consumatore (e anche il legislatore)accorto deve valutare la questione non se il prodotto degrada in 60 o 90 o 120 gg al 90%. Stiamo giocando su virgole!ripetto alle centinaia di anni di decomposizione naturale.
Poi il fatto che alcuni produttori cerchino di imporre norme che vanno a loro vantaggio solo perche’il loro prodotto degrada un mese o due prima rispetto ad altri al 90% a discapito di altri che hanno prodotti che degradano qualche mese dopo ma al 100% questo e’ scorretto e bisogna nella maniera piu’ totale cercare di combattere questo sistema lobbystico facendo delle norme serie a livello europeo.
Parlando poi’ del mater-bi o altre bioplastiche possiamo dire che hanno si una degradazione ma lasciano sempre un residuo di matrice plastica e sono compostabili solo a temperatura sup. a 50°C
cosa che non avviene sempre in natura! ma solo in discariche di compostaggio.
Il discorso e’ che se rimane un sacchetto in bioplastica sul terreno perche’ qualche incivile lo getta, che fine fa il prodotto? Non degrada, rimane sul terreno per moltissimi anni!
Con le bioplastiche che fine fanno i grandi progetti di ecosostenibilita’ se per produrre bioplastiche si sottraggono grandi quantitativi di cereali(probabilmente per le bioplastiche sono prodotti OGM) creando squilibri nella distribuzione delle risorse alimentari facendo crescere a dismisura i prezzi a discapito delle popolazioni povere come nel caso dei biodiesel.
Altro problema importante e’ che molte materie plastiche vengono riciclate come in Italia, la presenza delle bioplastiche crea un problema serio, inquinano i prodotti e non sono piu’ riutilizzabili. Il mercato dei prodotti riciclati e’ importante ed le bioplastiche non sono riciclabili
se non separando perfettamente i vari prodotti ed escludendo le stesse cosa impossibile.
Speriamo tutti quindi una legislazione importante che tenga conto delle varie possibilita’ sul mercato enon favorando come sempre sitemi lobbystici, prima di tutto per la salvaguardia dell’ambiente e non per il portafoglio di grossi gruppi industriali.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2006/10/rb131006_bioraffineria.shtml?uuid=8d451432-5abe-11db-b796-00000e25108c&DocRul
http://www.ecquologia.it/sito/pag858.map?action=single&field.joined.id=48773&field.joined.singleid=63493
Parlare di OGM e Mater bi a me sembra un controsenso. Ho conosciuto il materbi grazie ad un mio amico coltivatore che mi parlava dell’accordo Novamont Coldiretti che dava respiro ad una categoria in forte crisi, che non usava ogm, e che sviluppava una economia locale di filiera.
Tornando a Google ho trovato due articoli che mi sembrano interessanti.
PS Anche io ho sentito molto dire che le bioplastiche sono OGM; per quello che ho potuto appurare, il PLA o INGEO a seconda di come lo si vuole chiamare sarebbe derivato dall’amido di mais ogm. Questa cosa non l’ho mai sentita parlando del Mater bi e non mi dispiacerebbe se qualcuno riuscisse a chiarirmi questa cosa
[...] da lavorare per rendere davvero biodegradabili in tempi non geologici gli shopper. Trovate QUI la [...]
[...] molto bene nel mio compostatore domestico. Tuttavia, è intervenuto un rappresentante Novamont che ha rettificato alcune mie interpretazioni non del tutto corrette. Ne è seguito un dibattito molto acceso dove certe posizioni mi sono parse [...]
Ho appena cominciato a leggere questo blog ed essendo della partita, opero nella vendita di materiali termoplastici per produrre i famigerati shoppers, vorrei un chiarimento dal Prof. Degli Innocenti circa una comunicazione ENIMONT del 23.12.2009 circa il MATER BI di Seconda Generazione. Si afferma che detto prodotto contiene 56 kg. di ingredienti naturali su 100 kg. – Gli altri 44 kg. sono formati da ?
Nel Mater Bi mi risulta che per dare un certo corpo ed una certa resistenza, c’è già un 20% di polietilene, in
quello di seconda generazione inseriranno il 44 % ?
In tal caso, biodegradato il 56% di Mais per l’altro 44%
dovremo aspettare 100 anni?.
Altra domanda e cioè: il mercato dei film in plastica per imballaggio vario ammonta a circa 7.000.000 di tonnellate annue, la produzione dei materiali bioplastici
tipo MATER BI / PLA ed altro, mi sembra che ammonti a circa 350.000 tonn. annue, come farete a coprire questo enorme divario, aumentando la percentuale di polietilene nel vostro prodotto o coltivando su tutte le terre agricole mais per usi insustriali ?
La ringrazio se mi darà delle soddisfacenti risposte onde
poter a mia volta affrontare questo tipo di quesiti.
Caro Pietro, questa discussione è un po’ anziana, non credo che Degli Innocenti la guardi ulteriormente. Non so se posso dare la mail di dgli innocenti pubblicamente ma se mi scrivi a ugo.bardi AT unifi.it posso passargli le domande
ho notato di essermi messo in ritardo nel blog, ma vorrei veramente sapere cosa mi si risponde, in quanto, all’atto pratico tra noi, che alla fine della fiera siamo gli addetti ai lavori, c’è un’enorme confusione tra prodotti bio plastici, additivi biodegradanti, direttive CE, metodi per la determinazione della biodegradabilità e sotto requisiti per determinate applicazioni; come al solito non c’è nulla di chiaro a cui fare riferimento.
In guisa di quanto sopra, approfitterò della sua disponibilità per rivolgerLe alcune domande alle quali mi auguro voglia dare chiarimenti il Prof. Degli Innocenti
La saluto.
Buongiorno, sono stato sollecitato dal Prof. Bardi a dare una risposta a Pietro. Due piccole precisazioni preliminari: non sono professore, ed ENIMONT è stata chiusa venti anni fa…La società che produce il Mater-Bi e per cui lavoro si chiama Novamont e nasce originariamente dal gruppo Montedison.
Come ho già detto, nel Mater-Bi (indipendentemente dalla “generazione”) non c’è polietilene o altro polimero non biodegradabile. Trova la risposta nella lettera che avevo mandato al Prof. Bardi, in alto in questo blog. Il poliestere biodegradabile usato nel Mater-Bi di seconda generazione non è ancora totalmente rinnovabile, come comunicato in modo molto trasparente con la multietichetta AssoSCAI, perché alcuni monomeri indispensabili alla sua produzione non possono ancora essere prodotti da Novamont a partire da fonte rinnovabile. L’innovazione procede, ma passo dopo passo…
Sempre nella parte introduttiva di questo blog si spiega l’impianto normativo su cui si basa la dichiarazione di “biodegradabilità e compostabilità”. Non mi ripeto qui, ma voglio solo ribadire che questo campo è normato sia a livello nazionale che internazionale (UNI EN 13432, ISO 17088, Direttiva Imballaggi e rifiuti da Imballaggio). Ossia non siamo più negli anni ’80 quando mancavano standard e test di laboratorio. La storia dello sviluppo degli standard è stata pubblicata dal “Chimico Italiano 3/4: 23-26, 2005″.
Per quanto riguarda la sostituzione totale degli imballaggi con Mater-Bi. La sostituzione di una plastica non-biodegradabile con una biodegradabile è consigliabile laddove quest’ultima porta del valore aggiunto. Mi spiego meglio. La biodegradabilità e compostabilità sono delle caratteristiche che in alcuni casi permettono il riciclaggio (organico) che altrimenti sarebbe precluso, in pratica. Faccio l’esempio delle posate monouso in plastica. Mischiate con i rifiuti dei pasti (cibo avanzato, scarti di cucina, tovagliolini di carta, ecc.) danno origine ad un rifiuto che non è né “plastica” né “umido”. La plastica è sporca di rifiuto umido e il rifiuto umido è contaminato con plastica…Cosa ne possiamo fare di questo rifiuto eterogeneo? In discarica o all’inceneritore. Però, questa frazione può essere “trasformata” in rifiuto riciclabile nel momento in cui uso posate biodegradabili e compostabili…infatti il tutto diventa omogeneo, ossia diventa un rifiuto che può essere recuperato mediante riciclo organico. Questo è un esempio dove l’uso di una plastica biodegradabile dà un valore aggiunto, dimostrato anche con uno studio di LCA (Waste Management 29:1424–1433, 2009). In moltissimi altri casi l’uso della plastica biodegradabile non è necessaria. Quindi non credo che esista, da parte dei produttori di bioplastiche, un atteggiamento sciovinista, anche perché sarebbe controproducente. Quindi tenendo conto dell’attuale mercato e dei possibili sviluppi futuri, basati sull’approccio sopra descritto, la produzione di materiali biodegradabili non viene a rappresentare una pressione economica per le produzioni agricole. Da non confondere con i biocarburanti, in cui i volumi in gioco sono di ordini di grandezza superiori. Spero di aver chiarito le questioni poste in modo soddisfacente.
Saluti e buona Pasqua.
Egr. Dr. Degli Innocenti mi scuso se sono incorso in qualche errore circa i nomi delle aziende, ma la sostanza era altra. La ringrazio per la precisazione e, se lo spirito dei biopolimeri è quello da Lei descritto e cioè dare la possibilità di smaltire buste che contengono l’umido, prodotti monouso che vengono contaminati dagli scarti alimentari e, quindi non più riciclabili, mi auguro che il Mater Bi diventi l’unico veicolo per lo scopo. Il dubbio sorge nel caso in cui si volesse trasformare tutta la massa di imballaggi plastici in materiali bioplastici. Per quanto attiene alle norme, ai metodi di certificazione ed ai requisiti pregnanti, purtroppo non c’è molta chiarezza. A mio avviso gli organi di categoria dovrebbero compilare un qualche depliant esplicativo scritto in maniera pedestre, onde impartire le notizie agli addetti ai lavori ed eliminare le tante verità che ognuno afferma pro domo sua. In sintesi la ringrazio di avermi specificato che la percentuale del 44% non è formata da plastica
e la ringrazio del suo chiarimento.
La saluto e Le porgo gli auguri per una Pasqua rilassante.
L’UNI, l’ente di normazione italiano, sta preparando una guida agli standard associati alla Direttiva Imballaggi e Rifiuti da Imballaggio. Non so quando verrà pubblicata (credo presto). L’intento è proprio quello di diffondere le caratteristiche degli imballaggi per quanto riguarda il riuso, riciclaggio, recupero energetico e il compostaggio. Questo libriccino dovrebbe aiutare a chiarire gli equivoci. Saluti e grazie per gli auguri che contraccambio, in ritardo.