C’è abbastanza posto per il fotovoltaico?

Questo post è un’espansione di un post pubblicato l’anno scorso sul blog di ASPO-Italia

fotovoltaico

In questa figura il quadratino tratteggiato corrisponde all’area necessaria per produrre per via fotovoltaica una quantità di energia elettrica pari a tutta quella che si estrapola che sarà consumata al mondo nel 2020.

Di Ugo Bardi

Mesi fa, mi trovavo a parlare nell’aula magna di una prestigiosa università italiana. Nella discussione, si è alzato un giovane che mi ha tirato fuori una domanda suonava come “si dice che non ci sarebbe abbastanza posto per i pannelli fotovoltaici se dovessimo usarli per ottenere abbastanza energia per rimpiazzare le fonti fossili”.

Per un attimo, mi si è spalancato davanti l’abisso. Certo, quella del “non c’è abbastanza posto per il fotovoltaico” è una leggenda abbastanza diffusa. Qualche giorno fa, mi è arrivato un messaggio in cui mi si chiedeva se era vero quello che qualcuno  diceva, ovvero che in televisione avevano detto che bisognerebbe ricoprire tutto il Sahara di pannelli fotovoltaici per avere la stessa energia prodotta da una singola centrale nucleare. Potenza della televisione! Non solo qualsiasi fesseria detta in TV trova sempre qualche imbecille che ci crede, ma anche c’è gente che giustifica le fesserie che gli vengono in mente inventandosi di averle sentite in TV.

La cosa abissale, tuttavia, era che quel ragazzo che mi aveva fatto la domanda non era un pensionato che passa le giornate a guardarsi l’Isola dei Famosi. Era (come mi ha detto poi) uno studente del terzo anno di ingegneria. Ovvero, uno che aveva tutti gli strumenti, culturali e materiali, per accendere il computer e trovarsi la risposta da se. Evidentemente, in qualche modo, sapeva che la risposta non gli sarebbe piaciuta e non la voleva veramente trovare. Per molti di noi, abbandonare i fossili è l’equivalente psicologico di essere abbandonati di notte in un bosco infestato di lupi mannari.

Quindi, certe cose vanno dette, e vanno anche ripetute. Sembra che smentire le leggende sia come fare il pane, lo devi rifare tutti i giorni. Ecco allora una nuova smentita di quella che dice “ci vorrebbe troppo posto per il fotovoltaico”

La figura all’inizio di questo testo è tratta da un articolo di Muneer e altri*. Il quadrato tratteggiato che vedete nel mezzo dell’Arabia Saudita, se tappezzato di pannelli fotovoltaici al 20% di efficienza, basterebbe per fornire energia in quantità pari a quelle estrapolate per la produzione mondiale totale di energia elettrica nel 2020. Il quadratino nero è 1/12 del quadrato tratteggiato. Dodici di quei quadratini, sparpagliati per il deserto del Sahara, genererebbero la stessa energia del quadrato tratteggiato.

Il calcolo di Muneer è una dimostrazione di fattibilità. Per il momento, non esistono ancora impianti fotovoltaici in commercio con il 20% di efficienza all’uscita. Siamo, realisticamente, intorno al 15%. In più, dobbiamo considerare le perdite di trasmissione che deriverebbero dal trasporto dell’energia dai deserti all’Europa. Ma l’efficienza dei pannelli aumenta gradualmente e un valore del 20% è perfettamente possibile in un futuro non lontano. Ccomunque vada, anche con le efficienze attuali, le cose cambiano poco in termini di spazio necessario: c’è posto in abbondanza. Se poi volessimo usare il fotovoltaico per generare l’equivalente di tutta l’energia primaria mondiale, dovremmo pensare a circa 4 di quei quadratoni tratteggiati. Questo richiederebbe un bel pezzo di Sahara ma, ancora, rimarrebbe un bel po’ di posto.

Queste sono ipotesi estreme che servono unicamente per dimostrare che c’è abbondanza di spazio per l’energia solare in zone al momento improduttive. Nella pratica, le fonti energetiche rinnovabili saranno sparse per tutto il mondo e non saranno unicamente basate sulla tecnologia fotovoltaica (o del solare a concentrazione). Saranno un mix di eolico, solare, geotermico e idroelettrico, con la probabile aggiunta dell’eolico di alta quota – il kitegen. Per arrivare a un mondo del genere ci vorrà tempo, ma una cosa è certa: di posto per il fotovoltaico (o altri tipi di collettori solari) ce n’è in abbondanza.

* Muneer, T, Asif, M., Kubie, J, 2003. « Generation and transmission prospects for solar electricity: UK and global markets“ Energy Conversion and Management vol. 44 pp. 35–52

12 comments ↓

#1 mauriziodaniello on 05.27.09 at 12:18

dimentichi

http://www.desertec.org/

ciao

#2 Debora on 05.27.09 at 12:24

Cosa? Volete mettere i pannelli che forniscono energia al mondo nuovamente in ARABIA SAUDITA?
Ma allora siete MASOCHISTI!

😀

#3 Luigi Ruffini on 05.27.09 at 19:28

Credo che i sauditi, zitti zitti, ci stiano già facendo un pensierino…..
Cmq ottimo articolo. Sono d’accordo al 100%.

#4 vac on 05.27.09 at 20:16

Quante scuse…

Attualmente ci sono un infinità di tetti e di parcheggi che potrebbero essere ricoperti di pannelli.
Perché non cominciare?
Se non dovessero bastare sarà comunque (molto) meglio di nulla!

Altri prendono la scusa della discontinuità delle sole….
Di fatto il solare genera proprio nelle ore in cui la richiesta è maggiore.
Non siamo neppure all’1% di energia elettrica prodotta dal sole e già c’è chi si pone i problemi che potremmo avere se ne producessimo oltre l’80%…

#5 Luigi Ruffini on 05.28.09 at 11:38

@ vac Said:

potere della disinformazione.
Quanti “interessati” a gas, petrolio e nucleare abbiamo imboscati nel web sotto pseudonimi…..
Non fanno altro che disinformare, falsificando palesemente dati chiari.
L’articolo è esemplare per quella che deve essere la linea da seguire a livello energetico.
Gli ostacoli ci sono, soprattutto culturali.
Quì in Abruzzo si dice “a sciacquare la coccia all’asino ci si rimette solo acqua e sapone”….

#6 ex italiano on 05.28.09 at 12:03

perché invece prendete la gente per i fondelli? Lo sapete che il bilancio energetico globale di un prodotto deve tenere conto di cosa serve per costruirlo, quanto ci si mette e quanto costa, quanto rende, quanto produce, che ciclo di vita operativo ha, quanto costa ripararlo e mantenerlo, etc…
Secondo voi com’é che la tecnologia fotovoltaica, che ha DECENNI di vita, continua a costare tanto, non prende piede e, nonostante enormi investimenti ha migliorato i rendimenti del 5% in trent’anni?

Capirei se si parlasse di qualcosa di completamente diverso, tipo Progetto Archimede di Rubbia, ma altrimenti sono tutte vane speranze

#7 Ugo Bardi on 05.28.09 at 13:05

Allora, 1) non si accettano in questo blog messaggi contenenti insulti. e 2) non siamo qui per fare il tifo per una tecnologia invece di un altra.

Ho messo il blog in moderazione. Ulteriori commenti su questo tono non saranno accettati. Lascio però il commento precedente come esempio di come NON fare commenti. Un minimo di serietà, per favore. Credete di essere a una partita di calcio?

#8 Attilone on 05.28.09 at 13:59

@ex italiano:
Nel post e’ infatti specificato fotovoltaico e altri tipi di collettori solari, tra questi immagino che l’autore si riferisse al solare termodinamico.

Comunque ottimo post, volevo fare una aggiunta per la situzione italiana, abbiamo un fabbisogno di 320 TWh l’anno, togliendo un 15% di produzione da rinnovabili arriviamo a 272 TWh.

Se consideriamo un irraggiamento di 1800 kWh/mq*anno (Sicilia) e un rendimento (scarso) del 10% troviamo che per soddisfare il fabbisogno italiano “basterebbero” 1510 km quadrati ovverosia un quadrato di lato 38 km.
Per darvi un’idea delle dimensioni la Sicilia e’ 25000 kmq.

Anche se sembra un numero enorme non lo e’ se consideriamo che negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato 27000 kmq di territorio e che la superficie occupata dai 32 milioni di veicoli privati e’ grossomodo di 250 kmq.

Morale della favola, meno auto e meno cemento (dovremmo smettere di costruire che ne sara’ del nostro paese?) piu’ impianti solari.

#9 Luigi Ruffini on 05.29.09 at 14:57

Ehm…,
questo post si collega molto bene a quello sulle “reti intelligenti”.
In quell’occasione avevo chiesto se qualcuno aveva qualche dato in più riguardo a linee di collegamento elettriche internazionali per “distribuire” l’energia su lunghe distanze, in modo che i paesi con suplus diurno possano cedere energia ad altri dove ancora è notte o c’é maltempo.

Qualcuno sa se ci sono studi approfonditi al riguardo, indipendentemente dai pareri?

#10 Frank on 05.30.09 at 15:46

ex italiano

vieni QUI a spiegare che bisogna fare i conti globali? QUI, dove si parla quotidinamente di EROEI, cosa che l’ENI nelle sue conferenze non fa?

Insegnare ai gatti ad arrampicare è un’attività a basso ritorno; dopodichè sei libero di fare ciò che vuoi

#11 azimut72 on 06.05.09 at 15:28

Bellissimo post.
Spero molto nell’energia solare ed è mia opinione che sia solo questione di tempo prima che prenda veramente piede.

Mi sia però consentita un’osservazione.
Quanto scritto è tutto vero se lo si interpreta solo in termini energetici.
Ma non dimentichiamoci che il Petrolio è una sostanza (meravigliosa) non solo energetica ma anche chimica. Con il petrolio è stato possibile fare un’innumerevole quantità di manufatti che hanno aumentato il nostro tenore di vita (lascio da parte ogni considerazione etica che meriterebbe tempi e spazi più grandi per essere affrontata).
Quindi, secondo me, il futuro è sì eolico, fotovoltaico, idroelettrico ma anche e ancora petrolio (per lo meno finchè non si vorrà cambiare stile vita).

Grazie per lo spazio.
ciao

#12 Benito Azzoni on 10.31.09 at 00:52

Noi stiamo qui tranquilli a discutere quanta energia produce il Fotovoltaico e quanto conviene continuare a dissanguarci economicamente,consumando il petrolio, il cui inquinamento compresso nelle città e nei nostri polmoni ci farà morire piano piano di tumore.
Il Sahara potrebbe anche essere il Sito ideale per una produzione di energia fotovoltaica, ma la Storia insegna che l’insalata per mangiarla fresca va coltivata nel proprio orto.
Per orto intendo dire i nostri tetti e le Valli della Sardegna. A mio parere il vento di quell’isola in certi giorni e certe notti potrebbe produrre l’Energia per tutta la Nazione. Voglio spingermi oltre; se fossero utilizzati vento e sole, la Sardegna potrebbe diventare un “Emirato” italiano, mantenendo oltre al mare anche l’aria PULITA. Ma questo non avverrà, finché una goccia di petrolio uscirà dal sottosuolo. Mai prevedere in anticipo! L’emergenza eccita. Cassandra, forse non è mai stata figlia del Re Priamo, ma la propensione a vedere in anticipo gli avvenimenti, raramente è stata una virtù degli uomini del passato e tanto meno del presente. In periodi altamente tecnologici come il nostro urge programmare il futuro. Non è più il tempo dei provvedimenti tampone o dei piccoli passi. I nostri nipoti portati a spasso con lussuosi SUV, si sentano protetti e sicuri di un loro radioso futuro. Non deludiamoli.

Benito Azzoni