Il riscaldamento elettrico della casa

di Luigi Ruffini (*)

klimahouse2005Per esporre i sistemi elettrici bisogna che prima venga prima analizzato il sistema classico, onde poter evidenziare i limiti di questo e le potenzialità dei sistemi descritti di seguito.

I sistemi di riscaldamento tradizionali sono realizzati principalmente usando il principio della convezione. Il sistema è composto da una caldaia che brucia generalmente a gas metano ad una temperatura intorno ai 1500 gradi centigradi. L’acqua a questo punto raggiunge una temperatura che, generalmente, si attesta sui 70 gradi. Da qui la pompa della caldaia spinge il liquido caldo verso il collettore (o i collettori nel caso di impianto a più zone), da dove vengono distribuite a stella le tubazioni di andata e ritorno sui vari ambienti.

A questo punto nei locali si possono ottenere due soluzioni classiche: termosifoni (ghisa o acciaio) o termoconvettori. Questi ultimi generalmente vengono adottati in caso di ambienti grandi, quindi difficilmente scaldabili se non con molti termosifoni tradizionali, che però “tappezzerebbero” letteralmente le pareti con risultati estetici non molto graditi.

I termoconvettori sono dotati di ventole che accellerano il ricambo d’aria fredda con quella calda, a prezzo di una temperatura in uscita però maggiore, intorno agli 80 gradi.

In entrambi i casi l’aria a questo punto diventa il veicolo che ci consente di percepire il caldo. Un termosifone non raggiunge quasi mai i 70 gradi. Tra l’uscita della caldaia e il collettore già si ha una forte dispersione (che ricordo è sempre maggiore in relazione diretta con la temperatura, quindi maggiore è la temperatura di un corpo, maggiore è la sua capacità dispersiva), che aumenta con la distribuzione successiva verso i radiatori.

Il termosifone nel migliore dei casi non raggiunge i 60 gradi, per scaldare l’aria che, però, essendo ora più leggera, tenderà a salire verso la parte alta delle stanze.

Insomma si scalda prima il soffitto, poi, man mano che l’aria fredda scande, si scalda a sua volta e risale, creando appunto il movimento convettivo.

Gli ambienti hanno sempre punti più freddi o più caldi, e non sono mai confortevoli in modo uniforme; spesso sono troppo caldi e si ha l’impressione di non riuscire a respirare bene. Anche parzializzando l’accensione dell’impianto non si ha granchè di risparmio.

A parità di temperatura con 15 mc al giorno su 130 mq, scaldandone (chiudendo circuiti per un equivalente del 50% della metratura) il consumo per metro cubo si riduce al 70% del precedente, poco meno di 10mc al giorno. Il perché è semplice: gran parte del consumo si ha semplicemente perché “la caldaia è accesa”, ed il circuito, fino al collettore, disperde parte dell’energia termica.

Su questi sistemi si è detto di tutto e di più: che creano circolazione di polvere, che sono nocivi per chi soffre di asma e allergie, che sono poco efficienti (1500 gradi in combustione per avere si e no 19 gradi ambiente in effetti…), rimane la cruda realtà che tutt’ora sono di gran lunga i più usati. E non certo per motivi di costo.

Occorre anche analizzare la tipologia di installazione e di uso di questi sistemi. Come si sa, programmare l’accensione a singhiozzo durante la giornata e la serata forse può permettere di risparmiare sulla bolletta, ma crea tutta una serie di conseguenze raramente vengono analizzate con cura. Proverò a dare qualche esempio.

Inanzitutto la muratura (principalmente quella perimetrale) di una stanza scarsamente riscaldata essendo composta da laterizio e cemento, tenderà a raffreddarsi. Con l’accensione del riscaldamento inizialmente si comporterà “come una spugna” assorbendo il calore dall’aria, che circolerà fredda. La frase “sento l’aria fredda” dentro le case ormai è un classico. Tutti pensano alle finestre, ma se sono in buone condizioni il problema è derivato dal moto convettivo. Quindi per tempi che vanno dai pochi minuti a qualche ora con il gas si scaldano i muri, ed intanto si battono i denti…Nella case vecchie a pietra questo succede praticamente sempre. Le pietre fanno da ponte termico “assorbendo” il calore ed il contenuto del portafogli del proprietario. In questo caso almeno, si recupera d’estate con la frescura (derivata dall’accumulo enorme di umidità durante il periodo invernale). Per il resto sono solo dolori.

C’è poi il problerma della condensa. Essendo la formazione di questa direttamente legata alla temperatura è ovvio che con un continuo saliscendi di questa si avrà formazione di condensa su muri e finestre. Particolarmente gradita la relativa formazione di muffa sopra gli infissi, che le signore si ostinano ad asportare con la varechina, che a sua volta però rovina la pittura….e la pazienza dei mariti che durante le vacanze devono provvedere…..

Il tutto ovviamente pagando bollette in vertiginoso aumento. E stando al fresco.

Negli ultimi 20 anni, progressivamente, si sono inseriti i sistemi sottopavimento. Qui ci sono altre considerazioni da fare:

In un’abitazione questi sistemi sono di gran lunga i più confortevoli. Abbinati ad una caldaia a condensazione lavorano a bassa temperatura e devono essere tenuti accesi sempre, 24 su 24, dall’autunno alla primavera.

C’è anche chi per risparmiare tende a tenere le serpentine larghe (quindi con meno tubo) ma questo comporta un aumento della temperatura in caldaia con esponenziale aumento dei costi di gestione. Le serpentine devono essere quanto più strette possibile, in modo che la scarsa superficie dei tubi riesca a scaldare più agevolmente il massetto.

Questi sistemi hanno alcuni inconvenienti: costano di più nell’installazione, in gestione (costano meno a pari ore di funzionamento, ma lavorano più ore, e di conseguenza…), tendono a creare depositi calcarei nelle tubazioni, nonostante gli additivi forniti dalle aziende produttrici. In caso di settimana bianca conviene tenere l’impianto acceso, in quanto al ritorno passerebbe una giornata intera prima che la casa si sia riscaldata e l’energia dispersa per questa operazione sarebbe quasi equivamente a quella risparmiata

nella settimana di spegnimento. Questi sistemi generalmente non creano una convezione tale da impensierire per polveri, pollini ed acari.

Economicamente sia i sistemi di riscaldamento a pavimento che a termosifone vengono quantificati in € a mq, però in questo costo non sono mai inclusi atri costi di installazione che però sono pesanti, e precisamente:

Caldaia, canne fumarie, impianto gas, impianto scarico per caldaia, impianto elettrico per allacciamento, punti termostato, punti elettrovalvole.

Questi costi finiscono per far raddoppiare il preventivo. Ci sono poi bollettini annuali della provincia, abbonamento per il controlo fumi, e, dulcis in fundo, se si rovina una guarnizione della caldaia (€0,1) si ferma tutto.

Generalmente succede il Sabato pomeriggio…..

Il tutto sperando che Russia ed Ucraina si accordino (poi tra 20 anni amen, ma quest’ultimo concetto lo conosciamo bene, l’abbiamo sempre fatto!).

Tra le varie opportunità che ci offrono le nuove tecnologie a parere dello scrivente quella più promettente è certamente derivata dallo sviluppo dei sistemi elettrici.

C’è prima però da fare un distinzione tra i vari modi di riscaldare elettricamente, altrimenti si rischia di fare una certa confusione.

E’ opportuno non prendere neppure in considerazione le classiche stufette, quelle di varia forma e colore, che consumano energia a più non posso. Per scaldare un’ ambiente di 15 mq con 2000Watts si fa fatica. E neppure la gran parte delle Pompe di Calore (di seguito PDC), le quali, pur essendo concettualmente validissime, hanno evidenti limiti, che esporrò brevemente.

Inanzitutto lo scambio di calore è efficace sino ad una certa temperatura esterna, e precisamente intorno ai 5 – 7 gradi centigradi, ustata come riferimento per riportare i consumi elettrici. Sotto questa temperatura,  (parliamo sempre di riscaldamento) nell’unità interna si attiva una banalissima resistenza elettrica (camuffata con il nome di “integrazione”) che consuma come le comuni stufette citate in precedenza, con costi di gestione superiori ai sistemi a GPL.

In assenza di questa resistenza gli ambienti sono sempre freddi.

Con le PDC con serpentina interrata o in un serbatoio di acqua la resa migliora drasticamente, in quanto il calore è facilmente recuperabile con pochissima energia. Le limitazioni di questa soluzione sono però dovute all’impossibilità di realizzazione nel caso di assenza di aree prediposte all’alloggiamento della serpentina.

Ma i nuovi (si fa per dire, girano da 10 anni…) sistemi sono decisamente più performanti: si tratta di pannelli o membrane con elementi conduttori che, all’attraversare della corrente, per effetto Joule, si scaldano in modo uniforme e, senza l’uso di ventilatori, irradiano il calore in modo diretto sotto forma di raggi infrarossi (ricordo che tutti i corpi caldi emettono infrarosso).

L’irraggiamento avviene in modo lineare, quindi non devono esserci ostacoli davanti ai pannelli (per le guaine è diverso perché scaldano il massetto, e solo indirettamente l’ambiente). Questi hanno misure di varia grandezza per consentuire un’alloggiamento praticamente ovunque.

L’emissione in IR consente di avere un consistente effetto deumidificatore. Nei bagni e cucine anche dopo aver fatto la doccia o scolato la pasta l’umidità sui vetri sparisce in poco tempo (generalmente un’ora) e non si hanno più fenomeni di condensa e muffa.

Ovvio che l’aerazione serve sempre, ma si può fare nelle ore centrali della giornata, quando la temperatura esterna è maggiore.

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Nell’immagine è mostrato un pannello da 500W di potenza, di dimensioni 33 x 180 cm.

Grazie alla larghezza contenuta questo modello può essere installato su un pilastro, quindi in posizione centrale di ambienti grandi. Con questo modello è possibile riscaldare tranquillamente un’ambiente di 8 -10mq.

L’irraggiamento di questo modello si percepisce chiaramente da 4 metri di distanza.

I pannelli emettono raggi infrarossi in tutte le direzioni, “saturando” l’ambiente che assume una temperatura uniforme anche in altezza. I termostati possono essere installati a 50 cm come a 2 metri ma leggono la medesima temperatura. Per ambienti alti sono eccellenti.

Le signore gradiscono la sensazione di calore alle gambe, che spesso nel gentil sesso sono fredde, proprio grazie alla “saturazione” degli ambienti.

Questa tecnologia non scalda l’aria. L’effetto è quello del Sole in una giornata invernale. L’aria è fredda ma al Sole si sta bene. Il nostro corpo con l’aria calda ha malessere (vedi l’estate); è del calore da irraggiamento che abbiamo bisogno, non dell’aria calda.

Sono due cose diverse.

Senza scaldare l’aria la dispersione degli ambienti crolla drasticamente. Stanze mal coibentate possono arrivare a ridurre i consumi oltre il 50%. Qualcuno dice anche più (basti pensare ai capannoni industriali, negozi ed uffici con grosse vetrate, Chiese).

Esistono anche versioni più rifinite. Ad esempio quello mostrato nella figura sotto è uno scaldasalviette che uso regolarmente nel mio bagno. Potenza 300W, con termostato incluso. Mi asciuga l’ambiente e riscalda efficacemente fino a 6 mq.

Un’ulteriore funzione di questi scaldasalviette è data dalla possibilità di programmare lo spegnimento in 30,60,90 e 120 minuti, così che, in caso di necessità, è possibile asciugare (anche biancheria, specie l’intimo) e spegnersi successivamente senza sprechi di energia elettrica.

Sono eccellenti come integrazione ai sistemi sottopavimento, che spesso sono sottodimensionati nei bagni a causa dell’impronta di vasche e docce che diminuiscono la superficie radiante, proprio nel locale che più necessita di calore.

Quando nevica ho notato che questo modello mi permette di evitare l’apertura della finestra a seguito di più docce consecutive, riuscendo a deumidificare l’ambiente completamente in poco più di due ore.

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In aggiunta ai modelli esterni ci sono le membrane sottopavimento. Queste sono veramente un prodotto eccellente. Robustissime, pratiche e sottili. Il modello esposto è riferito al mio campionario portabile. La guaina è lunga 10 metri e copre circa il 50% della superficie. Una volta alimentata (tensioni tra 5 e 20V) riesce a riscaldare facilmente 5 mq di ambiente. In realtà questo inverno l’ho disposta sopra il pavimento del mio ufficio per farla vedere ad alcuni clienti. Risultato: con il riscaldamento spento ha scaldato fino a Dicembre 2008 ben 10 mq. Il consumo è di 250W/h, verificato con una pinza amperometrica (1,05 Ampere). La potenza, per tutti i modelli, è relazionata alla tensione di rete.

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Un altro grande punto a favore di questi sistemi: lo spessore. Occorre contare 2 cm di isolante sotto (polistirene), la guaina (pochi millimetri, diciamo 5), il massetto (anche solo 1,5 cm), ed il pavimento (con la colla 1 cm). Totale 5cm, massimo 5,5.

E’ possibile rifare ex novo l’impianto di riscaldamento esistente semplicemente aggiungendo quello nuovo al vecchio, senza demolizioni. Una cosa impensabile fino a poco tempo fa. La guaina si può anche bucare, torcere, tirare, calpestare. Continua a funzionare anche se si taglia, ma per non più del 75% della sua larghezza.

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Il sistema è alimentato da un trasformatore toroidale, reperibile praticamente ovunque, alloggiato all’interno di una cassetta metallica dotata di un robusto coperchio.

La parte elettronica è ridotta all’essenziale e quindi gestisce solo il termostato ed eventuali guaine aggiuntive necessarie solo per ambienti sopra i 20 mq. Il sistema è assolutamente silenzioso.

Personamente preferisco realizzare l’impianto elettrico con linee dirette dal quadro elettrico (che assume a questo punto un’importanza vitale e viene realizzato in metallo con dimensioni anche di 72 moduli DIN) stanza per stanza, sezionate da magnetotermici differenziali per ogni ambiente. Consiglio anche l’uso di cavi schermati, in quanto guaine e pannelli hanno emissioni elettromagnetiche ampiamente sotto i limiti di legge, ed altrettanto è opportuno fare per le linee di alimentazione.

Coin questa soluzione spariscono caldaie, collettori, valvole di zona, canne fumarie, impianti a gas con le relative incombenze annuali quali bollettini alla Provicia ed abbonamenti per la verifica dei fumi. Per non parlare dei rischi (ormai purtroppo metabolizzati) derivati dall’avere in casa un gas esplosivo. Gli incidenti relativi sono ormai all’ordine del giorno.

Il dimensionamento si effettua in base all’ambiente di installazione. Sovradimensionamenti o sottodimensionamenti portano agli stessi effetti dei sistemi tradizionali.

Nel caso dei sottodimensionamenti il sistema, non riuscendo a raggiungere la temperatura impostata sui termostati, tende a rimanere sempre acceso. Il risultato è un costo di impianto inferiore ma consumi più alti uniti ad ambienti freddi.

Nel caso l’impianto venga sovradimensionato il costo di installazione ovviamente aumenta, ma, per contro, i tempi di risposta per il riscaldamento degli ambienti sono molto contenuti.

Ovviamente le tabelle utilizzate per i calcoli termici della legge 10/91 sono solo di riferimento per questi impianti. Occorre procedere con una base di 50W/mq con temperatura di progetto + 1°, e sovradimensionare in base alle condizioni ambientali.

Nel caso dei sottopavimento lo spessore dei massetti gioca un ruolo cruciale: massetti più spessi comportano un tempo di risposta maggiore, bilanciato da un’inerzia termica a circuito spento più lunga (effetto simile ai radiatori in ghisa).

Un massetto più sottile comporta le condizioni opposte: pronta risposta e riscaldamento più veloce, e raffreddamento altrettanto veloce (ma sempre in relazione alla coibentazione degli ambienti).

A parere dello scrivente la seconda ipotesi è da preferirsi, unita a cappotti esterni e vetri multicamera (minimo 3 vetri con Argon), in quanto il peso del massetto incide nel calcolo statico pesantemente, oltre a complicare la vita per l’altezza dei locali ai fini dell’abitabilità.

Contrariamente ai sistemi a gas è possibile prevedere i costi anticipatamente. I kw non sono eleatori come i mc di gas. Se un’abitazione richiede 5 kw/h per il riscaldamento, in una città con temperatura di progetto+1 avrà un consumo annuo intorno ai 6.000 – 6.500kWh annui. Se il kWh costa €0,22 iva inclusa il costo annuo di riscaldamento non supererà i 1400€, notte e giorno per 5 mesi abbondanti.

Questi dati sono stati ricavati dallo scrivente, sulla base delle installazioni effettuate e sono assolutamente affidabili. Essendo impiantista preferisco ragionare con il metodo di S. Tommaso, quindi mi affido poco (anche perché non di mia competenza) a calcoli generici su rendimenti, C.O.P. ecc, e più alla reale resa di ogni componente che installo.

Per questo posso confermare che la potenza di riferimento è 50W/mq, e che un soggiorno male isolato di 36 mq con vetrate con forte dispersione lo scorso inverno si scaldava agevolmente con 2.000W. con temperatura esterna di – 2° e 10 -12 ore di funzionamento giornaliere effettive nei due mesi più freddi e 4 – 5 ore giornaliere negli altri mesi. Il tutto con accensione impianto su tutta la giornata.

Una nota è relativa alla grande versatilità del prodotto: Nel Gennaio 2007 è stato riscaldato l’intero campo di calcio di un notissima squadra TOP di seria A. In rete è disponibile la lettera di apprezzamento della dirigenza della squadra.

Considerazioni:

Inutile dire che usando i sistemi di riscaldamento elettrico i consumi si sposterebbero dal gas all’elettricità. Tuttavia questa si può generare, mentre il gas no. Inoltre i pericoli derivanti dall’elettricità sono enormemente inferiori al gas. Nel periodo di maggior utilizzo vi è una parziale compensazione con l’aumento di produttività dell’idroelettrico (che ormai è attestato oltre il 20% della fabbisogno elettrico nazionale), che ha ancora ampi margini di potenziamento mediante la tecnologia degli impianti ad acqua fluente. Nelle annate nere (come nell’inverno 2006 – 2007, denominato l’anno senza inverno), la produzione idroelettrica ha comunque mantenuto un rispettabile 12% dovuto allo stop anticipato degli impianti, ma quell’anno il fabbisogno per riscaldamento è è stato notevolmente inferiore per lo stesso motivo. Nel mini idro, che lo scrivente ha avuto modo di seguire, il potenziale di sviluppo è largamente superiore alle aspettative.

Nel periodo estivo chi dispone di un impianto fotovoltaico può contribuire a compensare il calo idroelettrico per soddisfare le esigenze di condizionamento, garantendo una continuità della disponibilità elettrica ed accumilando gran parte dei kw necessari nel periodo invernale per riscaldare casa.

L’energia necessaria ad un’abitazione di 100mq medi per una stagione si attesta tra i 6.000 ed i 6.500 kw annui, per coprire i quali occorre un impianto fotovoltaico ben orientato di 4,5 kWp.

La generazione di energia elettrica a livello nazionale o mondiale rimane comunque l’unico obbiettivo imperativo se non si vuol rischiare tra 20 anni una corsa indiscriminata verso pallet o legna (in prossimità del picco del metano) che creereebbe un inquinamento da CO2 consistente, cosa che sta già avvenendo (immaginarsi 60 milioni di italiani che si scaldano a pallet o legna….).

E’ inutile discriminare il carbone e poi scaldarsi con pallet e stufe….

Le soluzioni sono ampie e variegate ma non sono argomento di questa relazione; quotidianamente vengono studiati sistemi per poter mantenere e potenziare la produzione elettrica con dibattiti anche accesi.

Concludo solo sottolineando che i sistemi riscaldanti a basso consumo hanno un potenziale di sviluppo che è enorme, mentre i sistemi a Gas sono ormai giunti al termine, come una macchina da formula 1 vecchia di 4 anni. Inutile spendere ancora tempo per sistemi obsoleti e dal futuro assai limitato. Meglio investire in sistemi più efficaci, sicuri e con un ampio margine di sviluppo.


(*) Luigi Ruffini, residente nel Comune di Bolognano, Via Cona 5, Pescara. Email: luigiruf@tiscalinet.it – Nato a Varese nel 1969, ha vissuto tra Varese, Pesaro, l’Emilia Romagna in generale. Sposato, dal 1997 si è trasferito in provincia di Pescara aprendo l’attività in proprio. Impiantista elettrico dal 1988. Settore civile, operante in Abruzzo, prevalentemente provincie di Pescara e Chieti. Ambito di specializzazione: oltre all’impiantistica tradizionale, sistemi energetici integrati (fotovoltaico – Riscaldamento elettrico). Micro-eolico.

35 comments ↓

#1 Alessandro on 04.05.09 at 12:42

Vorrei solo far presente ke il futuro abitativo dovrà necessariamente passare x le case passive dove in talune situazioni ottimali nn c’è bisogno di sistemi di riscaldamento/raffrescamento xkè il sistema passivo è autosufficiente. Il sistema elettrico rappresentato è poi la metà del problema climatizzazione degli abitati mancando della parte raffrescante estiva dove solo le pompe di calore geotermike sono una valida soluzione e lo sono poi x tutto l’anno specie se abbinata a una produzione elettrica da FV.
Il futuro italiano abitativo è necessariamente fatto di Casa Passiva, Pompa di Calore (geo o nn geo) e FV.

Alex

#2 Mauro on 04.05.09 at 13:32

Quoto Alessandro ed aggiungo:

Paragonare pellet e legna (fonte rinnovabile) al carbone (fonte fossile) è assurdo.
Il CO2 prodotto dalla combustione del legno è compensanto da quello assorbito dall’albero.

Il riscaldamento ad infrarosso rimano una valida soluzione per gli ambienti dispersivi o come integrazione ad altri sistemi.
(Mi piace molto l’idea dello scaldasalviette)

#3 Ugo Bardi on 04.05.09 at 16:04

In teoria la legna è “neutrale” rispetto alle emissioni di gas climalteranti. Tuttavia, se si esagera si può far danno anche con la legna. A proposito dei pellet, credo che Ruffini volesse dire che se tutti cominciassimo a utilizzare pellet di legna per scaldarci, il risultato sarebbe una deforestazione disastrosa che produrrebbe molta CO2.

#4 Luigi Ruffini on 04.05.09 at 19:01

Sicuramente nulla togliere ai sistemi passivi, come del resto ho fatto anche per casa mia.
Pensare di scaldare le abitazioni con pallet e legna è francamente ottimistico.
Le abitazioni allo stato attuale non sono in grado di essere riscaldate con questi sistemi a combustione; basta pensare ai condomini delle grandi città, dove risiede il 60% della popolazione. Residui di combustione lì creerebbero problemi insormontabili, come pure realizzare camini e smaltire la Co2 che si concentrerebbe proprio nelle zone più densamente popolate.
Ed ancora: problemi per l’approvvigionamento e lo smaltimento della cenere, per non parlare del fatto che sia legna che pallet necessitano di gasolio e benzina per taglio, lavorazione e trasporto. Questi prodotti sono inevitabilmente destinati ad avere prezzi in consistente aumento.

#5 Greciudd on 04.05.09 at 21:24

Per proseguire verso la casa ”elettrica” penso che sarebbe opportuno diffondere in Italia le cucine ad induzione.Comunque il negozio di mio padre è riscaldato con questi sistemi CADIF e si trova benissimo.
Di seguito un video che ho postato su youtube sulle cucine ad induzione:

http://www.youtube.com/watch?eurl=http%3A%2F%2Flucaniaelettrica.blogspot.com%2F2008%2F11%2Fcucina-ad-induzione-il-video.html&feature=player_embedded&v=sIjf04prckk&gl=IT

#6 Cristiano Bottone on 04.06.09 at 12:04

Credo sia importante non stare lì a cercare la panacea di tutti i mali. Il nostro futuro è necessariamente fatto di un grande mix di soluzioni utili a risolvere tanti diversi problemi specifici.

Mi pare che questa tecnologia possa trovare un’applicazione interessante là dove altri sistemi non siano facilmente applicabili. Credo che si candidi a diventare uno dei tanti strumenti presenti nella cassetta degli attrezzi di chi si impegna in questa fase.

Io opero in una Città di Transizione di 5.000 abitanti, ora che cominciamo ad affrontare le tematiche energetiche è subito chiaro che esistono moltissime tipologie di edifici differenti e di condizioni oggettive circostanti agli interventi che vanno valutate. Più strumenti abbiamo a disposizione più aumentano le possibilità di trovare strade percorribili per ogni caso che si presenta.

La domanda più frequente è: “Si ma nel mio caso che si può fare?”.

Quello che ci è davvero utile è una ricognizione di tutto quello che c’è e delle caratteristiche tipiche di ogni soluzione, pro e contro, limiti e punti di forza.

Quindi Grazie Luigi.

#7 roberto on 04.06.09 at 14:36

guarda che 6000 kw di elettricita’ per scaldarsi non sono uno scherzo. mi sembra un po’ ottimistica la sua analisi sul riscaldamento elettrico.

#8 Luigi Ruffini on 04.06.09 at 18:14

x Cristiano.

in effetti non c’é la soluzione unica. Ad esempio conosco allevamenti di bovini con una grossa produzione di letame. In quel caso con i digestori anaerobici si protrebbero produrre una gran quantità di calorie utilizzabili nelle frazioni adiacenti come riscaldamento (oltre a produrre elettricità).
Ma ci sono anche tanti casi dove si può usare il geotermico, oppure PDC con scambiatori di calore interrati o immersi in acqua. Questi però sono casi limitati perché richiedono spazio o condizioni ambientali particolari.
Purtroppo non c’é la soluzione unica, va valutata caso per caso.
Ad esempio quì in Abruzzo in queste ore le fughe di gas stanno preoccupando non poco. Non è più condizione né di sicurezza né di capacità nell’approvvigionamento affidarsi ad un unico sistema, perdipiù rischioso come questo ed in via di esaurimento. La soluzione proposta da me serve per ampliare le possibilità e non per essere la soluzione unica.
Poi sulle modalità e sui dettagli tecnici si può e si deve discutere per ottimizzare le risorse.

#9 Attila on 04.06.09 at 19:04

Nell’articolo ci sono errori di battitura per quanto riguarda le unita’ di misura:

- 250 W/h , probabilmente questi sono W (potenza)
- 6000 – 6500 kw , qui probabilmente sono kWh (energia)

Saluti

#10 david c on 04.07.09 at 10:31

Non dispongo di dati, ma so che l’energia elettrica che arriva dalla francia di notte, in italia si pagta molto poco.Per cui potrebbe essere usata di notte per riscaldare le case con una resistenza.
Il fatto è che pero’ chi la distribuisce ci vuole lucrare sopra per cui di notte te la vende allo stesso prezzo che di giorno.Con i contattori elettronici che ci sono dappertutto, non ci dovrebbero essere delle difficoltà a conteggiare l’energia.
Tra l’altro si otterrebbe quello che vuole Berlusconi: utilizzare l’energia atomica in italia, al costo bassissimo, senza avere problemi di scorie e smantellamento, e in pochissimo tempo (il tempo di emanare una norma commerciale, facendo pagare al prezzo “vero” l’energia di notte).
Aspetto smentite.

#11 Corrado Truffi on 04.07.09 at 16:02

Interessante. Ma ho una domanda. In un condominio di città, dove non si può usare il fotovoltaico autoprodotto, per scaldarsi con l’elettrico occorre cambiare contratto elettrico da 3 a 6 (personalmente, mi salta spesso il contatore per la sola presenza di un forno elettrico e di un piccolo termosifone elettrico in un bagno…). Un bel costo, credo

#12 Luigi Ruffini on 04.07.09 at 17:35

Beh, riguardo le forniture di energia elettrica non credo di dire nulla di nuovo sul fatto che con i contratti prima casa si spende meno di quota fissa, ma oltre i 1440 kw annui il costo dell’energia è praticamente uguale alle forniture maggiori. Se si superano i 3400 kw annui il costo dell’energia elettrica addirittura è superiore, arrivando a eguagliare le forniture a 6 kw con i relativi costi fissi.
Insomma più usi corrente e più la paghi maggiorata.
Chi ha necessità di 4 – 5000 kw annui è preferibile che usi contratti da 6 kw o più, almeno non rischia di rimanere al buio…
Poi Enel in molte aree sta cominciando a fornire corrente monofase 230V anche a 10 o 12Kw, più che sufficienti per riscaldare la casa e per gli usi tradizionali.

Riguardo le note sulle unità di misura, io preferisco usare i termini che la gente capisce. Chiunque non del settore abbia letto l’articolo ha capito benissimo quello a cui mi riferisco, ed era questo il mio intento, non quello di fare il professore, visto che sono un elettricista.

#13 Carlo on 04.08.09 at 14:23

Continuo a trovare un po’ incongruo utilizzare una forma “nobile” di energia quale quella elettrica per il riscaldamento, in particolare se sfrutta il solo effetto Joule. L’articolo poi mostra un aspetto che definirei aberrante: la necessità di mantenere sempre acceso il riscaldamento, anche in lunghi periodi di assenza, con l’ovvia conseguenza di sprecare energia, semplicemente per superare un problema di potenza insufficiente. Mi sembra una soluzione utile solo in particolari contesti.

#14 mauriziodaniello on 04.11.09 at 15:27

Ad:
“L’energia necessaria ad un’abitazione di 100mq medi per una stagione si attesta tra i 6.000 ed i 6.500 kw annui, per coprire i quali occorre un impianto fotovoltaico ben orientato di 4,5 kWp.”

Sarebbe utile aggiungere “per un abitazione di classe energetica D”

Tenito conto che la maggioranza abitativa Italiana e G (fonte politecnico milano) bisogna obbligare i costruttori e “aggiornare” le case esistenti prima.

Ciao

#15 Luigi Ruffini on 04.12.09 at 12:11

La classificazione energetica su vasta scala è sicuramente una via fondamentale per ridurre i consumi degli immobili.
La coibentazione che permette la classificazione “A” tuttavia non avrà tempi di realizzazione brevi, e nemmeno lunghi, ma, purtroppo, lunghissimi. E’ da fare assolutamente, ma non credo sia argomento di questo blog.

Riguardo la necessità di lasciare acceso il sistema di riscaldamento purtroppo quasi tutti i sistemi sottopavimento hanno questo handicap in assenza di coibentazioni appunto da classe A.

L’energia elettrica non è una fonte nobile di energia.
E’ l’unica fonte di energia sfruttabile attualmente…
Che l’uomo necessiti di gas, carbone, legna, olio ecc in combustione per generare calorie è la dimostrazione che tecnologicamente stiamo indietro di brutto.
Ogni combustione genera particelle, di dimensioni inversamente proporzionali (quindi più dannose) alla temperatura.
L’inquinamento quindi c’é sempre.
E noi siamo quasi 7 miliardi di persone…

#16 Marco B. on 04.13.09 at 21:40

Articolo molto interessante. Lo prenderò come spunto per approfondire il tema in vista di una futura ristrutturazione. Però non capisco come potrei eliminare la caldaia a gas ed ottenere comunque sempre tutta l’acqua calda necessaria per uso sanitario.

#17 andrea on 04.14.09 at 07:28

Vale la pena ricordare che, a proposito di neutralita della legna, attualmente esistono almeno 16 milioni di metri cubi di legname sfruttabile in eccesso ogni anno *fonte Corpo Forestale. Quindi lo sfruttamento della risorsa legno e- ancora ben lontano da una neutralita ed attualmente per piccolo abitazioni, decentrate rispetto a grossi agglomerati urbani mi sembra la soluzione piu semplice ed economica da implementare. Pompe di calore, geotermia et al. con supporto FV a seguire raggiunta la neutralita.

Andrea

#18 tahiri abdelhakim on 04.14.09 at 21:45

Io sono uno di nazionalità marocchina marocchino mia casa ho una rete elettrica di dieci anni di esperienza che si ha l’opportunità di lavorare Vhada è il mio indirizzo e-mail.tahirisimo@hotmial.com

#19 giotisi on 04.19.09 at 14:57

@ruffini

Se non confondere una potenza con un energia è argomento ‘da professori’, scrivere di usare l’EE per riscaldare abitazioni mal fatte senza specificare nemmeno per sbaglio chi come e dove debba produrre questa EE dovrebbe essere riservato a premi Nobel.

#20 halnovemila on 10.12.09 at 23:27

A me pare che nell’articolo sia più sottointesa che esplicita la presenza di quella che poi, fatti i conti, risulta essere una condizione indispensabile affinchè il riscaldamento elettrico risulti economicamente conveniente (sul breve/medio periodo) rispetto a quello tradizionale; parlo della necessità di disporre un impianto di generazione fotovoltaico di adeguate dimensioni.
Nondimeno, tenuto conto di quella condizione, l’opzione rappresentata dal riscaldamento elettrico diventa di sicuro interesse soprattutto per coloro che, acquistando un immobile da costruire o “al grezzo”, possono compensare immediatamente buona parte dell’investimento necessario per la realizzazione dell’impianto FV, con il minor costo di realizzazione dell’impianto di riscaldamento elettrico e con l’assenza di successivi costi di manutenzione.
L’articolo mi ha lasciato comunque con un grosso interrogativo:
Dato un consumo di 5KW (la cui corrispondenza ad una abitazione da 100mq è ovviamente tutta in funzione del grado di isolamento termico e delle temperature medie invernali), per 24h al giorno, per 5 mesi (150 giorni)… a me risulta un totale di 18.000KWh a stagione.
Come si arriva ai 6000-6500KWh di consumo annuo riportati indicativamente nell’articolo?

Saluti.
Alessio

#21 halnovemila on 10.30.09 at 12:50

Per completezza aggiungo il risultato di una valutazione meramente matematico/economica sulla convenienza del riscaldamento elettrico a confronto con quello tradizionale prescindendo dai costi di realizzazione dei relativi impianti e dai costi di manutenzione.
Dato un costo del gas metano pari a 0,9E e di un KWh elettrico di 0,22E;
Data l’energia potenziale media di un m3 di gas metano è pari a circa 10,6KWh;
Risulta che il costo di 1KWh di EE è circa 2,6 volte quello di 1KWh sviluppato alla fiamma del gas metano.
Se, però, consideriamo il rendimento del riscaldamento elettrico pari al 100% (1KWh assorbito = 1KWh rilasciato nell’ambiente da riscaldare), mentre consideriamo variabile quello del riscaldamento tradizionale con caldaia a gas e radiatori, possiamo immaginare una condizione in cui la differenza di rendimenti dei due tipi di impianti compensa la differenza di costo unitario del KWh.
Se X è il rendimento percentuale COMPLESSIVO (Caldaia +collettori+tubazioni+radiatori) dell’impianto tradizionale, abbiamo che:
Costo_KWh_elettrico = Costo_KWh_gas * X%

X% = Costo_KWh_elettrico/Costo_KWh_gas

Ne consegue che, dati i costi unitari e l’energia potenziale del m3 di Gas, X% è pari a circa 38%.

In altre parole, se un impianto tradizionale a Gas ESISTENTE rende PIU’ del 38% allora la sostituzione con un impianto elettrico risulta economicamente NON conveniente (considerando solo il costo del consumo).
Se, invece, l’impianto a Gas ESISTENTE rende MENO del 38%, la sostituzione con un impianto elettrico può essere conveniente.

E’ lecito però porsi la domanda se, nel caso l’impiato ESISTENTE a Gas renda meno del 38%, non sia più conveniente intervenire sull’impianto per aumentarne il rendimento piuttosto che sostituirlo con uno elettrico.

Ovviamente un impianto di riscaldamento elettrico ha l’indubbio vantaggio di poter essere alimentato da energia autoprodotta; in tal caso però, il costo unitario del KWh deriva direttamente dal costo dell’impianto fotovoltaico e dalla durata dell’investimento.

#22 Heat-Ing on 11.03.09 at 22:54

Ma partire dall’isolamento della casa no?

A parte il fatto che un bello strato di 120mm di materiale isolante sui muri esterni (NB: standard in praticamente metà degli stati europei) aiuta a tenere freschi in estate e caldi in inverno.

Poi buone vetrocamere (non necessariamente multicamera, anche se le consiglio per l’isolamento acustico che può essere anche di -3dB = ovvero doppio! se confrontato con una normale vetrocamera).

Infine una buona manutenzione della caldaia. Adottando pannelli solari per la sola acqua ad uso sanitario.

Lo so, è un costo mica da ridere. D’altra parte o si compra una casa di categoria C o B già dall’inizio, oppure ci si accontenta di risanare una G e fare in modo di portarla ad un livello E o D.

Per me partire dall’impianto di riscaldamento è economico nel breve (5 – 10 anni), ma fuorviante sul lungo periodo (10+ anni).

La vita di una casa nuova si può stimare intorno ai 100/120 anni.
La vita media rimanente delle case in cui abitiamo la valuterei intorno ai 50/60 anni. Ditemi se fate parte o meno del secondo gruppo.

Saluti.

PS: ho calcoli disponibili (ovviamente tutti riferiti a casi reali), persino con foto all’infrarosso delle case… cmq cercate su siti tedeschi (o altoatesini) e buon divertimento!

#23 Piero Re on 11.23.09 at 04:49

Salve signor Ruffini , complimenti per queste osservazioni.
E’ brutto vedere come in Italia si sia così indietro
lei ed altri pochi siete una sorta di pionieri visti quasi con eretici ai tempi medioevali.
Ad esempio negli Stati Uniti ad esempio i radiatori di calore ( che utilizzano solo elettricità ed acqua) vengono usati da oltre 10 anni e proprio 1 mese fà vidi su Discovery Channel , durante il programma Com’è fatto, un interessante servizio che mostrava come questi straordinari prodotti tecnologici vengono prodotti.

mi interesserebbe molto sapere cosa pensa di questi prodotti:

http://www.topsales.it/prodotti.htm

e delle valutazione di codesto articolo:

http://www.climatizzando.it/paintpanel/html/come.html

io personalmente sono seriamente interessato ai pannelli radianti a muro,
vorrei evitare quelli a pavimento sia in quanto non voglio/posso toccare gli attuali pavimenti della mia villa a 3 piani di circa 700 mq

sia in quanto ho letto su varii siti che necessitano di essere accesi tutto il giorno e lo trovo un grande spreco allucinante

però anche io credo al bisogno di eliminare il gas per riscaldare sia dal punto di vista ecologico, che della pericolosità.
Inoltre l’aria con i sistemi ad uso esclusivamente di energia elettrica, non viene “aggredita” come nei sistemi tradizionali con termosifoni a muro o sotto pavimento;
il risultato è un riscaldamento che non danneggia l’aria che respiriamo e di conseguenza vi è una qualità migliore dal punto di vista della salute.

#24 Emilio Uggeri on 12.13.09 at 16:17

Non sono in grado di fare commenti ma avrei la necessità di conoscere e capire se nel mio appartamentino nell’alta Valsesia (70 mq circa, comperato nel 1980) mi converrebbe montare (veramente sostituire gli attuali) dei pannelli elettrici anzichè dei termoconvettori a gas.
Attualmente ho infatti dei pannelli elettrici che però risalgono appunto al 1980 per cui può essere che oggi le tecnologie impiegate in tal senso permettano più caldo con meno consumo energetico…..o, quanto meno razionali e ottimizzati nel rapporto Caldo-consumo (e costi)
Ringraziando per l’attenzione, saluto cordialmente inviando anche gli auguri per le prossime festività. Emilio Uggeri
Tel/fax 02 66504647

#25 Alessandro on 12.17.09 at 15:56

In realtà il consumo per produrre energia termica e scaldare una casa è in rapporto 1:1.
Se una casa è di 100mq, e servono 50Watt mq, allora sono 5 kw/h che significa che sono 96Kw al giorno !!!
Poichè dal 1/1/2009 l’autority ha modificato il tariffario, ed io sono una vittima, dai 0.20 €/Kw si è passati ai 0.32€/kw…
Per cui scaldare una casa di 100 mq costa 96Kw x 0,32=30 Euro al giorno !!! Per cui il totale dei 5 mesi è 5400 Euro !!! (contro le 3000 del vecchio tariffario).
Da tener presente che se il sistema è il Mec2000 la resa è del 50% .. lo sto testando da 1 anno.. in questo caso si spende tentno e non si risolve niente.
Solo se l’eneriga elettrica passa a 0,10 € allora conviene…
Comunque sia, il sistema MIGLIORE sono le POMPE DI CALORE (ovvero aria condizionata con Inveter) che ora hanno il rendimento (COP) di 3.2 per cui con 1Kw scaldano la casa di 3 KW EFFETTIVI….
Le stufe alogene, economicissime 19€ cadauna da 1200 Watt , hanno un rendimento 1:1 ma un fattore di convenienza maggiore, perchè si accendono sono quando si è in casa… in 5 minuti si scalda una stanza di 20 mq da 10°C a 18°C !!! Costo : 5 centesimi!!!! Altri sistemi non riescono meglio (a meno che non date fuoco alla casa)…

#26 giancarlo on 12.30.09 at 20:08

ragazzi, io sto costruendo una casa in legno di circa 240 mq. ,classe A, e ho tutta l’intenzione di realizzare un impianto di riscaldamento elettrico. Sto valutando vari sistemi, perchè efettivamente c’è l’imbarazzo della scelta, sia per modelli che di case costrutrici… il futuro sono convinto che sarà sempre più elettrico. L’indecisione è tra il modello a pavimento o il pannello esterno a parete, o sto anche valutando una integrazione di entrambi. Purtroppo non ho nessun parametro di impianti di riscaldamento realizzato su abitazioni come quella che sto costruendo. Nel leggere gran parte dei dati riportati su i vari interventi, mi sembra che ci sia parecchia…confusione…

#27 antonella on 01.20.10 at 05:58

Gentile Sig. Ruffini,
sono interessata ai pannelli a muro e allo scaldasalviette, vorrei conoscere il prezzo di questi prodotti e modi e costi dell’installazione, la ringrazio anticipatamente ,
antonella

#28 tassone walter on 01.24.10 at 18:23

Gentile Sig. Ruffini,
Sono interessato ai pannelli a muro,vorrei conoscere,
i prezzi e icosumi. Laringrazio e tanti. saluti
Walter

#29 tassone walter on 01.26.10 at 21:54

Gentile Sig.ruffini.
Come accordi, telefonici invio, le varie misure della,
mia abitazione.
N.1 sala da mq.31 Con, Portoncino di entrata, e unbalco
ne.
N.1 cucina da mq.22 con,bacone
N.1 corridoio da mq.06
N.1 bagno da mq.06 con finestra
N.1 camera da mq.17 con balcone
N.1 camera da mq.14 con finestra
N 1 camera da mq.18 con balcone
Le altezze sono m.280. come finstre e balconi sono in alluminio e con vetrocamera.Sottostante si trova,unmagazeno.fabrizia.Sitrova a m.980 a livello mare. ringraziandola,anticipatamente. Walter Tassone

#30 NTE compie un anno. — Nuove Tecnologie Energetiche on 02.07.10 at 12:00

[...] i post più citati, la parte del leone la fa Luigi Ruffini con il suo post sul riscaldamento elettrico della casa. E’ un post che va controcorrente e che è stato anche molto criticato. Ma, evidentemente, [...]

#31 alfonso on 02.11.10 at 20:20

gentile sig. ruffini, vorrei scaldare un bungalow di 40m mi potrebbe dare dei consigli e dove posso trovare i suoi prodotti

#32 Francesco on 03.11.10 at 12:37

Salve Ruffini, sto costruendo una casa singola a Campobasso,di circa 100mq piano terra e 70 mq di attico, ovviamente ben coibentata, penso al fotovoltaico che, a quanto pare conviene per i privati se si sfrutta tanto l’enegia elettrica eliminando totalmente il metano e quindi un’altra bolletta!. Pertanto pensando anche al riscaldamento elettrico a pavimento gradirei sapere quanto si spenderebbe per la realizzazione e quanto per il fotovoltaico necessario a gestire la casa ( avevo pensato al pannello solare per l’acqua sanitaria che comunque d’inverno si dovrebbe abbinare a quanche altra fonte). Ringrazio ed attendo una email, buon lavoro

#33 tiziano on 04.08.10 at 14:39

Riguardo al riscaldamento elettrico sotto pavimento ad irraggiamento ho trovato molto interessante un prodotto finissimo, 1,2 mm di spessore con materiale nanotecnologia funzinante a 24 volt, cioè in sicurezza perche a bassa tensione, e se allacciato a dei pannelli fotovltaici ci si può riscaldare anche gratis. Verificare su http://www.gte-elettrica.it

#34 Luigi ruffini on 04.08.10 at 17:18

L’ impianto fotovoltaico e quello di riscaldamento elettrico sono due cose distinte. Se il primo non viene allacciato direttamente alla linea Enel non beneficia dell’incentivo Conto Energia.
L’impianto di riscaldamento non può essere gestito in bassissima tensione direttamente dai pannelli.

#35 iuri e noemi on 04.16.10 at 07:53

Stiamo ristrutturando una casa degli anni ’60 di circa 70 mq.: come prima cosa abbiamo isolato le pareti esterne con pannelli da 8cm di stirodur ed ora ci accingiamo ad isolare il tetto ed il pavimento. Abitiamo in montagna (1250 m.s.l.m.)e fin’ora abbiamo riscaldato la casa solo con una stufa a legna, ma pensavamo di installare una termocucina (a legna) per scaldare anche l’acqua e mettere così anche dei termosifoni nelle camere. Questo sito ci ha incuriositi e vorremmo maggiori informazioni, anche in considerazione del fatto che abbiamo già deciso di dotarci di impianto fotovoltaico. Perché dovrebbe convenirci installare un sistema di risc. elettrico piuttosto che a legna? Grazie anticipatamente.