agosto 30th, 2010 — Notizie
Questo post è stato pubblicato sul blog “aspoitalia” nel 2008. Lo ripropongo qui (con alcune piccole modifiche) perchè non era stato visto su “NuoveTecnologieEnergetiche” e mi sembra sempre più attuale in vista del post che avevo pubblicato la settimana scorsa a proposito dell “autoconsumo” di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili. Cucinare a induzione offre la possibilità di mettere subito in uso l’energia prodotta localmente dalle rinnovabili e di ridurre la necessità per la rete elettrica di adattarsi alle variazioni di produzione che sono tipiche di fonti intermittenti come il fotovoltaico o l’eolico.
C’è un concetto che è ben assodato nell’armamentario delle idee ambientaliste: quello che usare l’energia elettrica per il riscaldamento è – come dicono gli americani – un “no-no”; uno spreco che dovrebbe essere evitato a tutti i costi. Questa idea deriva da un ragionamento corretto nel contesto di una certa ipotesi. Ovvero, se dobbiamo usare il gas per generare energia elettrica, poi questa energia la dobbiamo trasportare a lunga distanza, e poi ritrasformare in energia elettrica per scaldare la resistenza di una stufetta, beh, ovviamente questo non ha senso. E’ questa catena di inefficienze che ha generato il termine molto efficace di “strage termodinamica” per chi usa stufe elettriche per il riscaldamento. Molto meglio, in questo contesto, usare direttamente il gas per il riscaldamento, soprattutto se in caldaie efficienti o, meglio ancora, in cogenerazione.
Anch’io ero convinto di questa idea, tanto è vero che quando abbiamo cambiato la cucina in casa, qualche anno fa, mi ero sbattezzato per trovare un forno a gas che non si esisteva in vendita quasi da nessuna parte. Una volta trovato e montato, mi sono sentito molto “ecologico” ma, ripensandoci oggi, dopo che ho montato un impianto fotovoltaico a casa mia, sono proprio sicuro di aver fatto la cosa giusta? Non è invece che un forno elettrico alimentato da energia solare fotovoltaica sarebbe stato meno inquinante e meno costoso?
Il concetto del riscaldamento elettrico fotovoltaico mi ha incuriosito. Da quando ho l’impianto FV sono diventato molto cosciente dell’energia che consumo nelle varie attività di casa e mi sento molto stimolato a essere efficiente al massimo. Perciò, mi sono messo a fare qualche esperimento per vedere quali sono i metodi migliori per scaldare le cose in cucina.
Ovviamente, le antidiluviane piastre riscaldanti a resistenza non sono una buona idea. Tuttavia, l’ultimo sviluppo tecnologico in cucina è la piastra riscaldante a induzione; molto più efficiente. La piastra funziona secondo il principio, appunto, dell’induzione, ovvero scaldando oggetti metallici per mezzo del campo elettromagnetico generato da un solenoide. Ha il vantaggio che scalda unicamente il metallo. Se non c’è la pentola da scaldare, non funziona; ergo: nessuno spreco di energia. Se le comprate da incasso, le piastre a induzione sono molto care, ma quella che vedete in figura costa poco più di 50 Euro comprata su ebay.it. Messa alla prova, sembra funzionare una meraviglia, ma non basta la prima impressione, bisogna quantificare.
La piastra non permette una misura dell’energia utilizzata e per questo scopo mi sono procurato un misuratore di energia per elettrodomestici comprato su D-mail a una trentina di euro (vedete anche quello nella figura, in basso a destra). Non è che l’oggetto mi entusiasmi molto, il minimo che può misurare sono 10 Wh, che è un po’ poco come sensibilità. Ma per queste misure in cucina dovrebbe andar bene anche questo.
Attrezzato con questi aggeggi, ho fatto un po’ di misure comparative anche con i fornelli a gas e con il forno a microonde, scegliendo 500 cc di acqua come sostanza da riscaldare. Ho usato un pentolino d’acciaio da circa 600 cc, oppure una pentola più grande, oppure, per i test nel microonde, la stessa quantità di acqua l’ho messa in un’insalatiera di vetro. Per quanto riguarda i fornelli a gas, ovviamente l’energimetro di D-Mail mi serviva a poco, ma ho trovato su internet una taratura dei fornelli AEG in kW (che, purtroppo, da allora non esiste più su internet, ma mi sono segnato i dati ). Non so se sono esattamente uguali ai miei fornelli, ma credo che siano misure standard per tutte le cucine.
Ecco i risultati. Non sono misure super-sofisticate, ma servono per dare un’idea.

Adesso vi dico che cosa deduco da queste misure.
1. La piastra a induzione è, effettivamente, molto efficiente. Molto di più del gas, ed è anche più rapida. Possiamo fare un piccolo calcolo di efficienza ragionando che la capacità termica dell’acqua è di 4.2J/k/g, per scaldare 500 cc ci vogliono 168 kJ, ovvero 46e-3 kWh. Notate che la lettura di “50 Wh” sullo strumento che ho usato va letta come un valore compreso fra 50 e 60 per cui se ne conclude che riscaldare a induzione ha un’efficienza dell’ordine dell’80%. Niente male!
2. Notate che c’è una differenza nei risultati a seconda della forma e dimensioni della pentola. Sia l’induzione sia il gas fanno più fatica a scaldare una pentola più grande. Questo è abbastanza ovvio, dato che entrambi devono scaldare una massa di metallo maggiore.
3. C’è una notevole perdita di efficienza a scaldare una pentola piccola su un fornello a gas troppo grande. Molto del calore si disperde nell’aria.
4. Il forno a microonde è la cosa meno efficiente e più lenta di tutte per portare l’acqua all’ebollizione. In realtà, ho il dubbio che questo sia dovuto in parte al fatto che ho usato un recipiente non specifico per le microonde. Può darsi che molta energia sia finita per scaldare il recipiente. Ma è una questione accademica, dato che nessuno usa il forno a microonde per fare la pastasciutta.
5. In termini di costi (senza fotovoltaico), non c’è molta differenza fra gas e induzione. Prendiamo la tariffa attuale per l’energia elettrica di .12 euro per kW. Scaldare 500 cc con l’induzione, richiede .05 kWh, ovvero 0.006 euro (0.6 centesimi) in condizioni favorevoli. Con il gas piccolo, secondo i dati AEG, abbiamo una portata di 0.095 m3/h. Per 9 minuti, fanno 0.014 m3. Al prezzo attuale di 0.320 euro/m3 fanno 0.0045 euro (0.45 centesimi), leggermente meno dell’induzione. Ma se si scalda con la tariffa notturna (0.08 Eur/kWh) allora vince l’induzione. Se poi c’è il FV, ovviamente, non c’è confronto, l’induzione stravince.
6. In termini di emissione di gas serra, se c’è il FV, ovviamente, l’induzione stravince sul gas. In assenza di FV o usando la piastra di sera, è difficile dire. La piastra è molto più efficiente localmente (circa un fattore 3) del gas, ma bisogna considerare tutta la catena di produzione dell’energia elettrica. Quanti gas serra si emettono dipende dalla fonte primaria. Se è idroelettrica, per esempio, le emissioni sono zero. Se è a carbone, al contrario, le emissioni sono alte. Normalmente, l’energia elettrica che utilizziamo arriva da un mix del quale non possiamo conoscere la composizione. Bisogna un po’ vedere dove e quando, ma la piastra a induzione potrebbe essere spesso migliore del gas anche per quanto riguarda l’emissione dei gas serra.
Questa serie di dati, credo, è già sufficiente per rivoltare il concetto che vuole che il metano sia sempre più “ecologico” dell’energia elettrica per applicazioni termiche (non sempre il metano ti da una mano). Se usata con la tecnologia giusta, e soprattutto se generata dal sole, l’energia elettrica in cucina sembrerebbe spesso meno costosa, più rapida e più sicura del gas.
Ora, si tratta di vedere quanto queste considerazioni possono essere estese oltre la cucina dove, tutto sommato, di energia se ne usa abbastanza poca. Possiamo dire che se uno ha il fotovoltaico gli conviene tornare allo scaldabagno elettrico o, addirittura, alle stufette elettriche? Beh, qui non è detto. Un problema è che gli impianti elettrici delle case attuali non sarebbero in grado di reggere il carico di una casa “tutta elettrica”. Allo stesso modo, un impianto fotovoltaico che sta su un tetto non sarebbe probabilmente in grado di reggere il consumo di una casa che usasse solo stufe elettriche a resistenza per il riscaldamento. D’altra parte, è anche vero che esistono dei sistemi di riscaldamento casalingo molto più efficienti delle resistenze elettriche. Mi sembra probabile che un sistema di riscaldamento basato su fotovoltaico e pompe di calore possa essere meno inquinante e meno costoso di un sistema tradizionale a caldaia e, forse, anche di un sistema a cogenerazione. Quest’ultimo, per quanto efficiente possa essere, dipende pur sempre dai combustibili fossili.
Tutte queste cose vanno studiate ulteriormente. Nel frattempo, teniamo conto che la faccenda “mai usare l’elettricità per il riscaldamento” si potrebbe rivelare una leggenda in molti casi.
(ringrazio Emilio Martines per i suoi suggerimenti a proposito della piastra a induzione e Corrado Petri per i suoi commenti a proposito di questa nota)
agosto 25th, 2010 — Notizie

Esce in questi giorni su “Il Sole a 360 gradi” un interessante articolo di Palmisano e altri, dove si riassumono le caratteristiche e le prestazioni delle celle solari a film sottile basate sul tellururo di cadmio. Gli autori sono particolarmente interessati sulla questione del possibile rilascio di cadmio nell’ambiente e descrivono in dettaglio come questo rilascio sia infinitesimale anche nelle ipotesi peggiori. Manca nell’articolo una discussione della resa energetica (EROEI) delle celle al CdTe che è alla fine dei conti il parametro fondamentale (come discusso in questo articolo). E’ comunque un articolo molto interessante. Lo potete trovare a questo link
agosto 20th, 2010 — Notizie

La rivista “Photon International” del Marzo 2010 riporta un interessante iniziativa legislativa in Germania. Come sapete, la Germania è stato il paese dove il concetto di “conto energia” è stato introdotto e dove per ora ha dato i migliori risultati. La Germania è all’avanguardia nel mondo sia come installazioni sia come industria fotovoltaica con circa 8 GW installati al momento.
Ora, uno dei problemi con la rapida espansione dell’energia rinnovabile è quello di inserirlo nella rete elettrica che deve tener conto delle fluttuazioni della produzione di impianti come il fotovoltaico o l’eolico. E’ necessaria una certa “intelligenza” da parte della rete per questo scopo ma le reti attuali potrebbero essere messe in difficoltà dalle fluttuazioni di sorgenti in rapida crescita. Una soluzione potrebbe essere quella di accumulare l’energia nei luoghi di produzione, ma questa è ancora costosa. Invece, in Germania si sta proponendo un’alternativa intelligente che potrebbe ridurre nettamente il problema: incoraggiare il consumo locale.
La nuova legge proposta in Germania pagherebbe un piccolo sussidio extra (8 centesimi) per ogni kWh che è consumato direttamente dagli operatori dell’impianto, ovvero che non viene immessa in rete. In altre parole, se io uso il mio impianto fotovoltaico per mandare la lavatrice in un giorno di sole, guadagno qualcosina in più rispetto a tenerla spenta. Il vantaggio per la rete è evidente: gli operatori tenderanno a consumare l’energia elettrica prodotta e si eviteranno i “picchi” di immissione incontrollati. Questo – in effetti – è un altro passo verso la rete intelligente.
“Photon International” è molto critico verso questa idea. Dice, fra le altre cose, che se la gente setta il timer per far andare le lavatrici a mezzogiorno allora tutte le lavatrici si accenderanno a mezzogiorno anche in un giorno di pioggia e questo porterà comunque dei problemi alla rete. Ma niente ci vieta di pensare a un “timer intelligente” che riceve segnali dal servizio meteorologico e programma la partenza della lavatrice in un orario in cui si prevede una buona insolazione. Stiamo parlando di rete intelligente, e allora la rete può e deve essere veramente intelligente – mentre invece l’articolo di Photon sembra decisamente stupidello. Probabilmente è ispirato dalla lobby del PV che non vuole complicazioni ma soltanto buttare in rete l’energia ed essere pagata.
Non sono riuscito a trovare sul web se l’idea di questo sussidio extra è stata poi messa in pratica dal ministro tedesco per l’ambiente, Norbert Roettgen. Comunque, mi sembra un’idea molto interessante sulla quale lavorare. Fra le tante cose, pensate al vantaggio che avrebbe per i veicoli elettrici: darebbe ai proprietari un ulteriore incentivo per caricarli a casa loro, sfruttando i loro impianti fotovoltaici. Insomma, da pensarci sopra e se qualcuno ha notizie di questa idea dalla Germania, ce lo faccia sapere nei commenti.
agosto 10th, 2010 — Notizie

Una tabella da pagina 5 di un rapporto al DOE del 2002. Per vederla in dimensioni leggibili, cliccate qui.
Agosto è un periodo in cui si può girellare in santa pace sul web. Cercando qua è la, ho trovato un bel rapporto fatto al Department of Energy degli Stati Uniti (DOE) (via il blog di Lou). E’ un documento interessante per il generale ottimismo. Se guardate la tavola che apre il rapporto, vedrete che secondo loro ci dovevano essere già macchine a idrogeno in vendita almeno da un anno; e forse anche da tre anni. Per usare le parole di Manzoni a proposido di Don Ferrante “il che si può ben vedere come sia avvenuto”
Non faccio ulteriori commenti a un rapporto che – a una lettura non approfondita – mi è parso piuttosto pieno di bufale. Mi preme soltanto notare come quando si parla di energia, le leggende abbondano. La leggenda dell’idrogeno ha fatto evidentemente dei danni anche a persone che avrebbero dovuto saperne di più.
luglio 26th, 2010 — Solare fotovoltaico, Tecnologie
Di Ugo Bardi

Domenico Coiante ha recentemente pubblicato sul sito di aspoitalia due articoli che esaminano lo status attuale del fotovoltaico di prima generazione e di seconda generazione. E’ una disamina molto dettagliata della situazione che ha l’obbiettivo di valutare le condizioni necessarie per arrivare alla tanto anelata “grid parity,” ovvero a dei costi concorrenziali con quelli delle sorgenti tradizionali.
La “prima generazione” del fotovoltaico è quella ormai tradizionale del silicio mono-cristallino o policristallino. In quest’area, sembra che siamo arrivati a una saturazione delle prestazioni: le efficienze non aumentano più da almeno una decina di anni. La tecnologia è matura; i prezzi continuano a scendere per via dell’ottimizzazione dei sottosistemi ma non ci possiamo aspettare grandi rivoluzioni. Il costo del kWh, calcolato con i metodi tradizionali, si aggira intorno ai 25 Eurocents; quindi ancora abbastanza più alto di quello del kWh tradizionale, al momento intorno ai 6-8 Eurocents.
Per quanto riguarda la “seconda generazione” ovvero il fotovoltaico a film sottile, siamo di fronte a una tecnologia in rapido sviluppo, i cui costi si stanno abbassando. Al momento, il costo di un impianto a film sottile non è molto diverso da quello di un impianto tradizionale; molto probabilmente per via della necessità di ammortare i costi di ricerca e sviluppo. Tuttavia, quella del film sottile è una tecnologia superiore a quella tradizionale in termini di resa sia monetaria che energetica. Ci vorrà ancora tempo, tuttavia, per arrivare alla grid parity. Fa notare Coiante che anche se i pannelli costassero zero euro al metro quadro, il costo del bilancio del sistema (BOS) rende ancora il fotovoltaico leggermente meno competitivo del tradizionale. Per arrivare alla parità, non basta soltanto ridurre i costi, occorre aumentare le efficienze per ridurre di conseguenza l’impatto del BOS.
Insomma, arrivare alla parità monetaria non è cosa per quest’anno, e nemmeno per il prossimo. Questo, tuttavia, è vero finché si ragiona unicamente in termini di costi monetari immediati, quei costi che i calcoli cosiddetti “attuariali” permettono di quantificare. I costi dovuti all’inquinamento e all’esaurimento sono difficilmente quantificabili e sono molto alti. In sostanza, non ci possiamo permettere di fare a meno del fotovoltaico.
Link ai due articoli:
http://www.aspoitalia.it/attachments/280_Coiante_PV_1stgen_09jun10.pdf
http://www.aspoitalia.it/attachments/283_coiante_secondagenerazione.pdf
luglio 16th, 2010 — Notizie

Mentre tutto sembra ridursi a una questione di costo immediato (e al diavolo le generazioni future) si può ancora sognare un mondo diverso. Un mondo di abbondanza in cui potremo rinverdire i grandi deserti del pianeta e ottenerne energia.
Qui sopra, vedete un immagine presa da un recente rapporto dell’IEA. Vedete l’idea: altenare campi agricoli e campi fotovoltaici. Questi ultimi forniscono energia per l’irrigazione e per tutti i lavori agricoli. Il resto dell’energia prodotta viene esportato. Fantascienza? Forse si, ma la realtà ha spesso superato la fantascienza di una volta. Magari è un sogno, ma è un bel sogno. E i sogni alle volte si avverano.
http://www.iea-pvps.org/products/download/Energy%20from%20the%20Desert%20Summary09.pdf
luglio 12th, 2010 — Notizie
Di Ugo Bardi
Ecco il comunicato stampa del Ministero per lo Sviluppo Economico. Bisognerà esaminare in dettaglio il nuovo decreto, ma a una prima occhiata sembra una cosa abbastanza bilanciata che consente un’ulteriore sviluppo del fotovoltaico italiano (fino a 8 GW).
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Energia: Approvati Conto energia e Linee Guida. Saglia: “Passo in avanti strategia energetica da rinnovabili”
Approvati dalla Conferenza Stato–Regioni–Enti Locali il Conto Energia e le Linee Guida amministrative per le fonti rinnovabili. Entrambi i provvedimenti sono stati predisposti dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente.
«Il Conto Energia e le Linee Guida, attesi da tempo dagli operatori del settore, danno una spinta decisiva alla strategia di sviluppo delle fonti rinnovabili delineata dal Governo. Favoriscono l’innovazione in un settore fondamentale per la ripresa e la competitività del Paese e consentono, inoltre, l’armonizzazione e la semplificazione delle procedure nazionali e regionali», ha commentato l’on. Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, in merito all’approvazione dei provvedimenti.
Il nuovo Conto energia per l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici a partire dal 2011 opera una riduzione degli incentivi che si traduce in un vantaggio per il consumatore.Infatti grazie al contenimento degli oneri di sistema, questi non andranno a gravare più sul conto finale della bolletta elettrica.
Il decreto riconosce sull’energia prodotta una tariffa incentivante fissa e garantita per 20 anni a partire da quando l’impianto entra in esercizio a cui può accedere chiunque (persone fisiche, giuridiche, soggetti pubblici, condomini).
Per gli impianti che entrano in esercizio nel 2012 e nel 2013 le tariffe saranno decurtate del 6% ogni anno. Per gli anni successivi si provvederà con un nuovo decreto.
La riduzione, inoltre, è contenuta per i piccoli impianti e più marcata per i grandi impianti. Questo è possibile grazie ai progressi della tecnologia e alla riduzione dei costi dei pannelli.
Il provvedimento offre largo spazio all’innovazione tecnologica, con particolare attenzione al fotovoltaico a concentrazione, alle installazioni con sistemi di accumulo e a quelle ad alta integrazione architettonica. L’obiettivo è orientare verso una maggiore efficienza complessiva.
Con il sostegno al fotovoltaico si attende di raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2020 in sede comunitaria (potenza fotovoltaica dagli attuali 1350 MW fino a 8.000 MW).
Le Linee Guida nazionali riguardano l’Autorizzazione Unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è definire modalità e criteri unitari sul territorio nazionale per assicurare uno sviluppo ordinato sul territorio delle infrastrutture energetiche. Con le Linee Guida vengono fornite regole certe che favoriscono gli investimenti e consentono di coniugare le esigenze di crescita e il rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Sono state predisposte dal Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’ambiente e con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Le Regioni e gli Enti Locali – a cui oggi è affidata l’istruttoria di autorizzazione – dovranno recepire le Linee guida entro i 90 giorni successivi alla pubblicazione del testo.
Linee Guida fonti rinnovabili: Scheda recante i principali contenuti
Comunicato stampa
luglio 8th, 2010 — Notizie
luglio 5th, 2010 — Notizie
di Ugo Bardi

“Rocket Ship Galileo” (1947) è uno dei primi romanzi di Robert Anson Heinlein (1907-1988). E’ stato anche uno dei primi romanzi di fantascienza che ho letto – forse il primo in assoluto – nell’edizione italiana (La Sorgente) pubblicato nel 1958 con il titolo di “Razzo G2″.
Heinlein è stato uno scrittore immaginativo e questo romanzo illustra le sue qualità. Magari non è un capolavoro, ma certamente è avvincente. E’ la storia di tre ragazzi americani appassionati di razzi – il “club Galileo” che incontrano uno scienziato di fama; il Dr. Cargraves. Lui rimane impressionato dal loro entusiasmo e gli propone di andare sulla Luna insieme a lui. Come? Dandogli una mano a costruire un’astronave atomica che lui sta costruendo nel New Mexico. Ci riusciranno e – sulla Luna – troveranno l’ultimo rifugio dei nazisti tedeschi che stavano progettando il bombardamento della terra – riusciranno anche a sconfiggerli. La storia è semplice, ma i personaggi sono ottimamente caratterizzati e la verosimiglianza dei dettagli è incredibile. Heinlein era un ingegnere e il suo “Galileo” è descritto in modo da farlo sembrare vero, con il suo computer balistico e il suo reattore nucleare a torio che usa zinco fuso come propellente.
Una sezione avvincente della storia è quando i costruttori del razzo si trovano ad essere assediati nella loro base nel New Mexico da “qualcuno” che, evidentemente, non vuole che loro partano. Questi oscuri figuri si riveleranno più tardi degli emissari dei nazisti; quelli che hanno messo su una base sulla Luna. Ma, nella fase iniziale della storia, rimangono nell’ombra, minacciosi e misteriosi. A un certo punto, c’è bisogno di portare all’ospedale uno dei ragazzi, ferito da una bomba piantata dai nazisti. Uno di loro deve rimanere da solo nella base finché gli altri non torneranno. Dice, “salirò sul tetto con una provvista di panini e un fucile. Al vostro ritorno sarò ancora lì’”.
Com’è che mi è venuto in mente di raccontarvi questa cosa? Beh, non so come, questo romanzo mi è tornato in mente quando ho saputo delle ultime vicende del Kitegen. Sapete la storia dei tentativi di fermare il cantiere di Berzano. Beh, indovinate un po’; è di nuovo fermo – ancora un’intervento della forestale a bloccare i lavori. Non ci hanno ancora messo una bomba, ma questa storia comincia a diventare molto simile a qualla dell’astronave Galileo, che i nazisti cercavano disperatamente di non far partire. “Qualcuno”, sembrerebbe, non vuole che il kitegen funzioni. A quando sentiremo di Massimo Ippolito che è salito sopra il “ragno” di Berzano con un fucile e dei panini a difendere il suo generatore eolico di alta quota?
Ecco il testo dell’articolo sul kitegen apparso in questi giorni sul “Corriere di Chieri”
BERZANO La Guardia forestale di Asti scaccia il Kitegen steam e fa tramontare l’idea della creazione di una cittadella dell’energia pulita in paese.
Non se ne farà più nulla. Quello che avrebbe potuto essere la base per un polo mondiale dell’energia all’avanguardia, fallisce miseramente nei labirinti dei permessi e delle autorizzazioni.
L’ispettore Renato Diodà della forestale ha aperto una nuova procedura contro la Sequoia Automation srl di Chieri, l’impresa costruttrice dell’impianto perché, a suo modo di vedere, manca l’autorizzazione di compatibilità ambientale per la struttura. Ma secondo municipio e impresa questo documento non serviva. Il sindaco Sergio Teja, per altro, ha sempre sostenuto il progetto.
Il problema nasce dalla registrazione dei terreni, che sono di proprietà della Sequoia. Secondo il comune si tratta di area destinata a seminato e vigneti, per altro in disuso, mentre per la forestale quel cucuzzolo in località Ochera, non distante dalla chiesa di San Giovanni, è bosco. “E’ sì territorio agricolo, ma boscato – sostiene Diodà – Pertanto va chiesta quest’ulteriore autorizzazione. O almeno, questa è la miglior strada percorribile”.
A poco serve a Massimo Ippolito, presidente della Sequoia di casa a Berzano, segnalare che la struttura è a impatto ambientale nullo e che coprirà 100 metri quadri dove prima c’erano arbusti secchi, cioè un fazzoletto di terra degradato da rilanciare. E’ necessario richiedere un nuovo nulla osta e questo comporterà almeno 90 giorni di tempo.
“E’ una tempistica per noi improponibile, ci dichiariamo falliti fin da ora – dice con rammarico Ippolito – Hanno vinto coloro i quali non ci volevano, perché appoggiati da alcuni poteri. Cercheremo fortuna altrove perché questa battaglia non ha senso e non vale la pena combatterla”.
Il riferimento è verso un gruppo di abitanti della valle che fin da subito ha paventato pericoli per le loro abitazioni.
Il Kitegen è una sorta di carosello d’aquiloni che sfruttano il vento d’alta quota grazie a sensori in grado d’individuarlo. Potenzialmente, un impianto completo potrebbe essere in grado di produrre un quantitativo d’energia elettrica superiore a quella di una centrale nucleare.
Ippolito parla chiaramente di sindrome di Nimby, not in my back yard, non nel mio cortile. “Ragionando così sarebbe impossibile realizzare qualsiasi opera d’interesse pubblico – tuona –Il ridicolo è che abbiamo ottenuto tutti i permessi di costruire, i nulla osta paesaggistici e idrogeologici, e fino a ora abbiamo fatto le cose con una precisione maniacale…”.
Stando ai progetti, il KiteGen avrebbe dovuto avere un’impronta di circa 100 metri quadrati, senza l’utilizzo di cemento. Sarebbe stato smontabile e i luoghi interessati facilmente riportabile allo stato precedente. Anche se si trattava di un prototipo, il primo della storia, a regime, avrebbe potuto produrre energia elettrica senza emissioni clima-alteranti. Naturalmente sarebbe stato un impianto sperimentale, ma in grado di dare comunque risposte alla ricerca.
La struttura era stata pensata in acciaio, appoggiata su colonne di legno. “Da territorio a uso agricolo degradato, abbandonato da molti anni, avrebbe potuto diventare un giardino di pertinenza al generatore, un piacevole parco tematico fruibile da chi è interessato all’innovativo generatore e alla sostenibilità ambientale – prosegue Ippolito – Sono davvero senza parole”.
Ora Ippolito e Sequoia emigreranno. Uno dei siti più plausibili si trova a Carmagnola. “Siamo davvero in ginocchio – considera il presidente della società – Pensate a quanto tempo perso ad aspettare i permessi e a combattere con gli ostacoli, per altro ingiustificati”.
Dal giorno in cui è arrivato il via libera del consiglio comunale, a dicembre dello scorso anno, la costruzione dell’impianto è stata bloccata già due volte, sempre su indicazione della Guardia forestale.
Prima si era sospettata l’ apertura di un sentiero, non previsto. “Un’accusa rivelatasi infondata, ma che ci ha fatto faticare non poco”, dice Ippolito. Poi si è parlato di un errore di posa di sei metri rispetto al progetto e del sospetto di aver aperto una nuova pista di 40 metri e di aver estirpato 20 o 30 alberi.. Infine la mazzata: la necessità di un nuovo nulla osta.
“Questo accanimento verso un progetto di carattere spiccatamente ambientalistico fa sorgere dubbi e viene da chiedersi se non sia messo a repentaglio da prese di posizione ideologiche e profondamente inconsapevoli sull’emergenza energetica e sulla emissione incontrollabile di gas clima-alteranti a cui il KiteGen potrebbe mettere efficace rimedio”, chiude Ippolito.
Riccardo Marchina
giugno 30th, 2010 — Notizie
Di Ugo Bardi

Una bella immagine che arriva dalla Guadalupa Francese, nelle Antille. Viene da Helios-energie, una ditta di persone molto in gamba che fanno un lavoro interessantissimo per quanto riguarda l’integrazione del fotovoltaico con l’agricoltura. Notate come i pannelli fotovoltaici sono piazzati quasi in orizzontale, come è necessario fare in un paese vicino all’equatore. Notate anche come i pannelli non danneggiano minimamente lo strato erboso e come sotto di essi le pecore trovino una frescura apparentemente apprezzata. L’agricoltura vive principalmente di luce diffusa, il fotovoltaico (se installato a una certa altezza) la blocca solo in minima parte, quindi permette alle piante di crescere. Notate anche come i pannelli siano sostenuti da una struttura leggera che non impatta sul terreno: niente fondazioni, niente cemento armato. Mettere dei pannelli così è un buon modo per ricostituire un terreno esaurito e renderlo di nuovo fertile dopo un certo numero di anni. Inoltre, il fotovoltaico fornisce risorse economiche all’azienda agricola; nonché energia necessaria per le lavorazioni, come stiamo esplorando nel progetto del trattore agricolo elettrico RAMSES.
Putroppo, non tutti sembrano aver capito le potenzialità positive dell’interazione fra fotovoltaico e agricoltura. Molta gente rimane bloccata nel paradigma della pura competizione e vede il fotovoltaico come un vampiro che succhia all’agricoltura i vitali fotoni. Certo, gli impianti vanno installati con una certa attenzione in modo da evitare danni. Sarebbe il compito degli enti locali stabilire regole per salvaguardare il terreno e favorire la compatibilità di fotovoltaico e agricoltura. Ma, purtroppo, in nome di una pretesa “difesa dell’ambiente” si sta arrivando invece a dei provvedimenti drastici “vietatutto” le cui conseguenze non sono state valutate bene. Così si finisce per penalizzare tutti quanti, per primi gli agricoltori.
Ecco una notizia apparsa recentemente su ecoblog
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Mentre in Puglia si installano a tutto spiano impianti fotovoltaici a terra, in Piemonte, nel territorio del Comune di Alba sono stati banditi. Infatti, secondo la delibera approvata nei giorni scorsi, è stata esclusa la possibilità di installazione di pannelli fotovoltaici a terra per impianti con potenza superiore a 20 Kilowatt. Vietati a terra nel centro storico, centro urbano, sulle colline, nei pressi della Scuola Enologica, zone agricole, boschi, nei pressi e fino a 150 metri dai fiumi Tanaro, Cherasca, Seno D’Elvio, Talloria, nei pressi del sito archeologico di San Cassiano, nelle terre coltivate a nocciole, su terreni fragili, vicino le cascine e a La Morra e Roddi poiché sono da tutelare le colline candidate a diventare patrimonio dell’Unesco.
Spiega il sindaco Maurizio Marello:
Il fotovoltaico va benissimo sugli edifici, sui capannoni, nelle aree produttive, dove non solo è consentito, sarà consentito e noi spingeremo perché sia praticato. Altro è sui terreni agricoli. Una realtà come Alba deve fare molta attenzione. L’esclusione quasi totale del fotovoltaico a terra non è una presa di posizione contro questa tecnologia ma è il bilanciamento di un interesse per noi fondamentale: la tutela dell’ambiente, del paesaggio, della tipicità agricola. Fonti principali di ricchezza del nostro territorio di attrazione turistica.
Dove si possono allora installare i pannelli fotovoltaici a Alba? Spiega Targato Cn:
L’installazione è possibile solo in pochissime aree classificate 1 e 2. Zone in cui la proprietà è talmente frazionata che difficilmente i proprietari si metteranno d’accordo per rendere disponibili vari ettari necessari a creare distese d’innumerevoli pannelli a terra occupanti 10 metri a Kilowatt atte a produrre quantità elevate di energia, dice l’assessore all’Ambiente ed Agricoltura Massimo Scavino dopo aver incontrato nei giorni scorsi le Associazioni agricole del territorio per un parere sull’argomento. Tuttavia, nelle rare zone possibili l’installazione dovrà rispettare determinate condizioni: migliori tecnologie disponibili, no a fondazioni in cemento armato, no a sostanze chimiche per la pulizia dei pannelli, altezza atta al passaggio della fauna, etc.