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Benvenuto in ASPO Italia

 

Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio

Sezione Italiana di ASPO International

 

Cos'è ASPO-Italia?

ASPO-Italia è la sezione italiana dell'associazione scientifica ASPO (Association for the Study of Peak Oil) il cui scopo principale è lo studio del Picco del Petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. Si occupa inoltre dell'esaurimento delle risorse non rinnovabili, dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici, e più in generale dei limiti alla crescita economica. ASPO-Italia è formata principalmente, ma non solo, da studiosi ed esperti nei campi dell'energia, delle risorse, dell'economia e dell'ambiente.

 

Cos'è il Picco del Petrolio?

Il Picco del Petrolio (Peak Oil, in inglese) è il momento in cui la produzione petrolifera di una regione, di una nazione o del mondo raggiunge il suo massimo. Dopo questo punto, essa declina inesorabilmente, con pesanti conseguenze sulla disponibilità di energia. Una fondamentale prova della correttezza di questa teoria fu data da M. King Hubbert quando, nel 1956, predisse correttamente che il picco della produzione petrolifera degli Stati Uniti sarebbe avvenuto intorno al 1970.

 

Clicca per una presentazione grafica sul Picco del Petrolio.

Il vero limite dello sviluppo

Il vero “Limite dello Sviluppo”

Di Dario Faccini, 5/9/2014

Un nuovo studio ci mette di fronte alla realtà dei fatti. Quella realtà che non è stata capita dagli analisti, da molti ricercatori e men che meno dai politici. L'attuale crisi non ha origine dal sistema finanziario, questi ne è solo la causa contingente. Il problema vien da molto più lontano ed è ben più pervasivo. Di certo non si può risolvere cambiando qualche regola finanziaria qua e là.

Un articolo di divulgazione sullo studio condotto dal prof. Graham Turner, “Is global collapse imminent?” (E' imminente un collasso globale?)

Parole chiave: picco, petrolio, limiti allo sviluppo, limits to growth, world3, turner, aggiornamento, crisi, modello, previsione, effetto seneca.

In allegato l'articolo completo da scaricare.

 

Allegati:
Scarica questo file (Il vero limite dello sviluppo.pdf)Il vero limite dello sviluppo.pdf[ ]346 kB

Esportazioni di petrolio USA

Esportazioni di petrolio USA

(Comunicato ASPO-Italia, 11 luglio 2014)

Recentemente la stampa ha riportato la notizia che il governo USA ha autorizzato l’esportazione di petrolio. Tale notizia, anche a causa della cattiva titolazione degli articoli di giornale, è diventata, nell’opinione pubblica la prova che gli Stati Uniti sono diventati esportatori di petrolio e di gas, grazie alle nuove tecniche di estrazione che vanno sotto il nome di fracking (fatturazione idraulica). Questa affermazione è priva di fondamento in quanto l’esportazione riguarda una quantità di petrolio nettamente inferiore a quella che viene costantemente importata per soddisfare il fabbisogno nazionale. Gli Stati Uniti NON SONO ESPORTATORI NETTI DI IDROCARBURI e probabilmente non lo saranno mai. Nel 2013 i consumi di petrolio negli USA ammontavano in media a più di 19 milioni di barili al giorno mentre la produzione si attestava sugli 11-12 milioni di barili al giorno. Una differenza di 7-8 milioni di barili che non potrà essere facilmente colmata.


Articolo sul Blog di ASPO Italia: "Import-Export di...propaganda".

 

 

 

Fracking: la lusinga dei derrick

 

 Fracking: la lusinga dei derrick.

 Miti e realtà dei nuovi idrocarburi non convenzionali.

 13 maggio 2014

E' in atto una campagna di pressione sull'opinione pubblica, finalizzata a spingere i governi europei a seguire la strada intrapresa dagli Stati Uniti nel campo dell'estrazione degli idrocarburi non convenzionali, in particolare shale gas e tight oil (gas e petrolio da scisti), usando la tecnica della fratturazione idraulica (fracking).

Tale campagna si avvale di due risultati ottenuti in USA grazie al fracking:

1) la forte crescita della produzione di gas e petrolio da scisti

2) il crollo del prezzo del gas.

Tali indiscutibili risultati vengono presentati come duraturi, considerando pressoché permanente l’attuale produzione di idrocarburi non convenzionali in USA e ipotizzando che il più grande consumatore-importatore di petrolio e gas stia per trasformarsi in esportatore. Mentre l’opinione pubblica europea viene lusingata dalla possibilità di ripetere quel miracolo anche nel nostro continente, liberando l’Europa dalla schiavitù delle forniture di gas russo.

I dati disponibili indicano che:

  1. la produzione di idrocarburi da scisti non ha il carattere di permanenza dichiarato, ma si esaurirà nel corso di circa un decennio.

  2. La profittabilità economica dello sfruttamento dello shale gas è ancora tutta da dimostrare e tutta l'avventura potrebbe rivelarsi una nuova bolla finanziaria.

  3. Il rendimento energetico, misurato dall'ERoEI, è sicuramente inferiore a quello delle risorse convenzionali e probabilmente molto inferiore.

  4. La possibilità di estendere il modello statunitense all'Europa e al resto del mondo è resa difficile, e forse impraticabile, da diversi fattori di ordine economico, giuridico, sociale e geologico.

Lo sforzo pubblicitario dell'industria legata alle fonti fossili non dovrebbe distogliere i governi europei dallo sforzo di sviluppare una infrastruttura energetica sostenibile, mitigare gli effetti ambientali, sociale ed economici dell'uso delle fonti fossili di energia, favorire il processo di transizione alla sostenibilità attraverso un rapido processo di risparmio e sviluppo dell'uso delle risorse rinnovabili in tutte le attività economiche.


In allegato il documento completo.

Comunicato Aspo Italia su Shale Gas del 23 maggio 2013

La sollecitazione allo sfruttamento sostenibile delle risorse di gas non convenzionale locale in Europa è un appello ecologicamente irresponsabile, di valore economico dubbio e con un peso energetico discutibile. Meglio perseguire la via delle rinnovabili, dell’efficienza e della riduzione delle emissioni. Anche quest’ultima strategia garantisce investimenti e occupazione ed ha il valore ulteriore di essere ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile.

Comunicato ASPO-Italia sul varo della Strategia Energetica Nazionale

GOVERNO MONTI: GRAVE COLPO DI CODA SULLA SEN

È legittima una Strategia Energetica Nazionale che avvia le nuove trivellazioni petrolifere varata da un governo appena prima di andarsene?

L'8 Marzo scorso, il governo Monti, in carica per l'ordinaria amministrazione, ha emanato con decreto interministeriale firmato dal ministro per lo Sviluppo Economico Passera e quello all'Ambiente Clini, la versione finale del documento sulla Strategia Energetica Nazionale. Ad una prima lettura nessuna delle osservazioni più significative, incluse quelle di ASPO-Italia, raccolte durante la consultazione con i cittadini è stata accolta. Resta, in particolare, la cosiddetta produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, un ossimoro che, tradotto, significa approvazione delle nuove trivellazioni in mare, realizzabili grazie all'allentamento dei vincoli ambientali, e in Basilicata, Sicilia, Abruzzo. Una decisione di fine mandato che sarà accolta con molto piacere dalle compagnie petrolifere. La vicenda ricorda sinistramente il famoso decreto CIP6 del 1992 confezionato in regime di ordinaria amministrazione dal governo Andreotti VII, un regalino costato agli italiani l'equivalente di diverse di quelle manovre finanziarie d'emergenza a cui siamo tristemente abituati, nonché un grave ritardo nello sviluppo delle Nuove Fonti di Energia Rinnovabile (si veda la pubblicazione di Leonardo Libero sul sito di ASPO-Italia:). Non volendo credere che vi sia un possibile profilo di illegittimità nel varo del decreto (fatto comunque da appurare al più presto da parte del nuovo parlamento eletto), resta il giudizio negativo sull'opportunità politica che un provvedimento così importante possa essere preso da parte di un governo a fine mandato.

Luca Pardi

Presidente di ASPO-ITALIA

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